Tra i tanti personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere, non posso fare a meno di ricordare, nella mia allegra galleria, Cicciu Corrituri, al secolo Francesco Giacalone, che abitava in un cortile in via Porta Palermo al civico 45. Era geneticamente corredato di una verve comica che metteva in atto in tutte le occasioni possibili della sua vita, riuscendo a creare un'atmosfera di spensieratezza che lo rendeva molto "ricercato" nelle feste degli amici e dei conoscenti. Spesso si univa al suo gruppo Antonio Marino, Vito calandrino, e un certo Nino Zibibbo (di cui non ho immagini). Indimenticabile clown, che non aveva nulla da invidiare ai professionisti di questa nobile arte, riusciva ogni anno a vivacizzare il Carnevale cittadino con le sue macchiette che di volta in volta allestiva. Realizzava sia i bellissimi costumi, che non erano mai ripetitivi e che uscivano dalla sua fervida fantasia, sia la sceneggiatura ideata sempre da lui, che rivelava la sua grande predisposizione alla comicità spontanea, briosa, fresca, esuberante. Ricordi che uno dei cavalli di battaglia del gruppo era la parodia da loro realizzata della canzone "Carina" (1960) che loro recitavano in un modo accattivante e che suscitava tanta ilarità. Se avesse avuto il coraggio di lasciare il suo lavoro di artigiano per dedicarsi al professionismo artistico, credo, avrebbe avuto molte possibilità di affermarsi su palcoscenici più consoni alla sua potenzialità.


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