Questa foto scattata durante i festeggiamenti del festino di San Vito, oltre alla valenza documentale per l'evento folcloristico, racchiude in se una documentazione non meno importante. Se notate in fondo, dopo la statua del nostro patrono campeggiano due caseggiati: il primo maestoso molto più grande che era la "Fabbrica di Bottiglie" (per alcuni la machina di li buttigghi). Una grande realtà industriale (non so chi erano i veri proprietari) gestita dalle notizie ottenute da due cittadini benestanti e precisamente da Stefano Bonacasa e Angelo Villani che riuscirono ad ottenere dal Ministero della Regia Marina, la concessione per il prelevamento e relativo sfruttamento della finissima sabbia silicea del lungomare San Vito, indispensabile per la lavorazione del vetro e delle relative bottiglie. La sabbia veniva trasportata dalla sede di prelievo, grazie a barconi che venivano in dialetto denominate "schifazzi" sino al sito dove era ubicata la fabbrica. La grande produzione dei recipienti di vetro (allora la plastica non ci aveva ancora aggrediti) erano i soli contenitori, per liquidi, esistenti. Si vendevano localmente e in tutta la provincia per le fabbriche di gassose, per gli stabilimenti di vino, per gli oleifici che usavano, anche, le damigiane di vetro ecc.
L'attività della fabbrica durò per diversi anni. Era necessario monitorare costantemente le condizioni idrogeologiche delle aree di escavazione, evitando eccessive asportazioni che potevano compromettere i fragili equilibri naturali. Ma prelievi sciagurati e volti al mero profitto, senza curarsi delle eventuali conseguenze, fu uno i prodromi della sua fine. Il depauperamento dell'imprescindibile patrimonio sabbioso del litorale e gli scompensi ecologici generati fu segnalato dalla Capitaneria di Porto (e da alti Enti interessati), al Ministero competente e il Governo rimosse, senza appello, la vecchia concessione, pertanto la fabbrica, senza la materia prima, non potè più operare e dovette chiudere i battenti.
La seconda costruzione, molto più piccola, adiacente alla prima era la Fabbrica dell'Olio ricavato dal pesce azzurro. In quella struttura si estraeva l'olio naturale del pesce azzurro che era molto utilizzato in edilizia per impermeabilizzare i prospetti realizzati in tufo. La più classica che io ricordo, come se fosse avvenuta oggi, era la passata di quell'olio sulla facciata del Banco di Sicilia (oggi casa Giubilato), che proteggeva il tufo dalle intemperie e dalla "marascata". Aveva un inconveniente quella industiretta che la lavorazione dei pesci, in particolare le sarde, creava nell'aria un odore nauseabondo, che si spargeva per kilometri, per cui a causa delle lamentele dei cittadini, un bel giono, per ordinaza del sindaco protempore, dovette chiudere i battenti per sempre.
La seconda costruzione, molto più piccola, adiacente alla prima era la Fabbrica dell'Olio ricavato dal pesce azzurro. In quella struttura si estraeva l'olio naturale del pesce azzurro che era molto utilizzato in edilizia per impermeabilizzare i prospetti realizzati in tufo. La più classica che io ricordo, come se fosse avvenuta oggi, era la passata di quell'olio sulla facciata del Banco di Sicilia (oggi casa Giubilato), che proteggeva il tufo dalle intemperie e dalla "marascata". Aveva un inconveniente quella industiretta che la lavorazione dei pesci, in particolare le sarde, creava nell'aria un odore nauseabondo, che si spargeva per kilometri, per cui a causa delle lamentele dei cittadini, un bel giono, per ordinaza del sindaco protempore, dovette chiudere i battenti per sempre.
Dobbiamo anche riferire che al depauperamento del patrimonio della sabbia silicea raccolta dal lungomare sino alla foce del fiume Delia, contribuirono parecchio i costruttori edili del napoletano che apprezzavano molto la qualità pregiata della nostra sabbia bianca e la utilizzavano per la realizzazione dei loro edifici. Treni, con carrozze merci pieni rena partivano periodicamente per la Campania. La sabbia veniva prelevata con i carretti e trasportata nella zona detta la "Piccola" della Stazione ferroviaria e conteiner venivano colmati del prezioso materiale. Nei tempi più recenti utilizzarono gli autotreni che venivano riempiti direttamente sull'arenile.
Il governo oltre ritirare la concessione alla fabbrima mazarese, nel decreto legge inserì il divieto di prelievo della sabbia da chiunque e per nessun motivo.
Il governo oltre ritirare la concessione alla fabbrima mazarese, nel decreto legge inserì il divieto di prelievo della sabbia da chiunque e per nessun motivo.
La fabbrica dell'Olio. Si vede il fumo uscire dalla ciminiera ma sembra quella della Fabbrica delle Bottiglie
A margine di questa storia voglio segnalare, date le striminzite notizie attinte per via orale in itinere, ho appreso che, nel dopo guerra giunse in città un personaggio a tutti noi noto, tale Tommaso Lipari, che dai più era noto come l'Uomo cane. Appena arrivato in città, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, chiese ed ottenne un posto di lavoro (che durò pochi mesi) in quel posto. Si trattava di sgobbare in modo manuale e faticoso, doveva mandare avanti, facendo girare con la manovella una ruota, la quale a sua volta consentiva ad un meccanismo per la lavorazione del vetro (non so più di tanto) di svolgere quanto richiesto. Inoltre non avendo un alloggio gli consentirono di dormire sul posto di lavoro. Stanco di fare "l'asino" per tutta la giornata (mia illazione) credo abbia preferito fare il barbone.



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