09 agosto 2011

Intervista

Il perché di questo blog!




Nasce quasi per caso. Un giorno sfogliando un album di vecchie foto notai che molte di esse avevano cominciato a subire l'inesorabile insulto del tempo. Rimasi turbato e un po' infastidito ma, dopo una intensa riflessione, mi balenò l'idea di cercare un metodo che potesse ovviare a questo lento ma inevitabile degrado. Tra i vari sistemi presi in considerazione privilegiai, alla fine, quello di pubblicarle sul web. Realizzai, così, un blog tematico e iniziai l'inserimento delle prime fotografie che, inizialmente, riguardavano le immagini dei miei trascorsi sportivi nel mondo del Calcio. Esse mi ritraevano prima come calciatore dilettante e poi come medico sociale, inserito nelle varie formazioni dell'U.S. Mazara, di cui ero stato, per quindici anni, a titolo gratuito, il responsabile del settore sanitario, ritenendo che potessero suscitare una certa curiosità tra i molti amanti di questo sport. L'interesse dimostrato dagli appassionati, andò oltre le mie previsioni. Cominciò un passaparola che in pochissimo tempo fece decollare il numero dei visitatori. Venivo fermato per strada da amici e conoscenti ricevendo pacche sulle spalle e complimenti per l'idea avuta e venivo da essi incoraggiato ad andare avanti con questa, a loro dire, indovinata iniziativa. Spinto, anche, dalla entità di questo imprevisto interesse, a poco a poco, ho cominciato a creare altre Sezioni ed esaurita l'immissione delle foto in mio possesso, mi sono posto un interrogativo: perché non pubblicare le immagini di altre persone, privilegiando, però, un tema: Mazara del Vallo e i suoi cittadini? Così le foto si sono moltiplicate in modo esponenziale. Iniziai una certosina ricerca d'immagini tra gli amici e conoscenti, trovando molte collaborazioni e alcuni inspiegabili dinieghi. Quello che maggiormente mi ha spinto a perseverare sono stati gli innumerevoli attestati di stima da parte dei molti emigrati mazaresi sparsi nel mondo che, dagli angoli più sperduti del pianeta, mi hanno inviato e continuano ad inviarmi messaggi il cui contenuto è davvero commovente. Le email e i commenti rilasciati sul blog sono una variopinta pennellata di sentimenti, di nostalgici ricordi, e talvolta affiora qualche rimpianto.  Non mancano mai, bontà loro, parole di apprezzamento per la mia iniziativa, in quanto sono riuscito a far rivivere loro emozioni irripetibili e questa rassegna fotografica contribuisce in modo determinante, così mi si dice, ad alimentare il legame affettivo con la città, che nessuno di loro ha mai dimenticato. Molti mi hanno inviato foto che io ho pubblicato con immenso piacere. Inoltre la stragrande maggioranza delle fotografie di famiglia da me inserite esistono in copia unica, e molti visitatori interessati non posseggono quelle immagini, pertanto la sorpresa nel vederle genera in loro una esplosione di gioia, dato che è possibile non sono visionarle ma anche stamparle! La qualcosa mi fa enorme piacere ma sarebbe auspicabile, opportuno, anzi determinante, citare la fonte, (purtroppo molti editori, scrittori, giornalisti, blogger, "imitatori" che, per le loro esigenze di reperire immagini, attingono a piene mani, non lo fanno. Molti addirittura su Facebook, scimmiottando alcune mie iniziative, ripropongono le foto spacciandole come loro e come inedite, coprendosi immancabilmente di ridicolo perché tutti i nodi prima o poi vengono al pettine). Dico questo non perché io cerchi falsi riconoscimenti, ma perché ritengo giusto rendere noto e popolare il sito che è diventato patrimonio comune. Il continuo depauperamento di questo considerevole patrimonio iconografico è una grave perdita generazionale, in fondo esso è la nostra storia per immagini e ritengo un delitto abbandonarlo e consentirne un triste oblio, le foto sono, oltre che testimonianza per i posteri, anche, dei piccoli ma inestimabili tesori emotivi. Essendo oggetti privatissimi, qualcuno potrebbe obiettare, perché allora farle vedere a tutti? Perché d'un tratto, esse escono prepotentemente dai dimenticati e polverosi albums sepolti in anonimi cassetti e balzano su una vetrina universale come Internet? La curiosità per il "come eravamo" non spiega la malìa di queste immagini. Per i titubanti e dubbiosi vi preciso ch'esse non ci coinvolgono più come protagonisti ma come normali spettatori. Attestano l'esistenza di un luogo che ci attira e ci turba: il passato, là dove i nostri genitori sono nostri coetanei o coetanei dei nostri figli. Il ritorno del trapassato ora ci attira e ora ci spaventa, perché è considerato contro natura, è il perturbante per eccellenza. Non ci siamo più abituati e qualcuno rimane tal volta, erroneamente, perplesso. Le attuali foto digitali, i fotofonini, oggi non ci regalano altro che un presente duplicato e ripiegato su se stesso, e queste antiche foto di momenti felici trascorsi ci ghermiscono, ci tirano indietro, fascinose ed inquietanti. Ci raccontano la storia della nostra comunità, ci tramandano, per immagini, gli usi e i costumi di una civiltà in continuo divenire e quindi mutevole e pertanto destinata a svanire come neve al sole. Ci mostrano le sembianze di persone che si vanno dileguando nelle nebbie della nostra memoria, ma che ci fa piacere rivedere e ricordare. Ritroviamo i volti di persone o amici che da anni non vediamo, perché emigrati o passati a miglior vita, ma che rimangono scolpiti nell'immaginario personale di ciascuno di noi. In qualche circostanza ci fanno conoscere persone di cui avevamo sentito parlare ma che mai avremmo potuto vedere altrimenti. Il fascino delle vecchie foto va al di là del soggetto rappresentato, coinvolge il nostro io, risveglia emozioni sopite e ci dona un'atmosfera irripetibile che fa volare la nostra fantasia e mette a dura prova i nostri labili ricordi. Altre foto, invece, non devono mostrare, e neppure comunicare: devono semplicemente essere. L'astronauta Charlie Duke della missione Apollo 16, ad esempio, lasciò sulla Luna una polaroid di se stesso con moglie e figli, offerta allo sguardo di nessuno e insieme di tutto l'universo. Un popolo che ignora il proprio passato, non saprà mai nulla del proprio presente.
(se volete potete leggere i commenti, sotto! )


Per chi non vuol leggere, ho realizzato, anche,  il video