11 dicembre 2015

Chiesa: Frati Minori


Santino

Padre (o fra) Pietro La Rocca da Mazara, (1475-1550) appartenente alla nobile famiglia mazarese La Rocca - Emmanuelli (Diversi La Rocca si riscontrano come giurati della città nei secoli XVI e XVII. Conduce una giovinezza scellerata che culminò con l'uccisione di una donna e del suo amante. Riuscì ad evitare il patibolo solo perché riesce a comprare il giudice, con l'esborso di una forte somma di denaro. Ma queste vicende delittuose non furono sufficienti a condurlo sulla retta via. Uccise, infatti, successivamente, un fanciullo, figlio del governatore di Mazara e riparò nelle campagne della periferia prima, capeggiando una banda di malviventi, e nei boschi di Gibilmanna, dopo Un giorno, però, Dio scuote profondamente la sua vita, come San Paolo fu toccato dalla Grazia sulla strada di Damasco, Pietro La Rocca fu preso dall'effluvio dello Spirito Santo nei latifondi della malvivenza.  La tenebrosa caligine della giovinezza fu demolita dalla luce della Grazia, l'istintivo impeto a delinquere fu sostituito dalla volontà ad effondere bene e sorrisi, speranza e pace. Il sangue versato, la violenza elargita, le lacrime dei trafitti, gli agguati ai convogli ai passi di S. Elia e S. Vito rimorso eterno, notti senza alba, supplica di perdono senza responso, cicatrici perenni dell'anima, voci ininterrotte di dolore e di pietà, incancellati nelle orecchie, il pensiero incessante agli oltraggiati e al Dio del perdono. Il perdono da ricercare nella Croce che portò sempre con se, sulla persona e nell'animo e con la quale è sempre raffigurato. Abbandonò le campagne e fu accolto nell'ordine dei Francescani. Novizio a Gubbio, nel convento dei frati minori osservanti, due anni dopo nel nel 1535, scelse di entrare nei Cappuccini per abbracciare una vita di penitenza e di espiazione e, precisamente nel Convento dei Cappuccini delle Carcerelle, nei pressi di Assisi. Fu nominato primo vicario provinciale dei Cappuccini in Sicilia, dove il suo primo pensiero fu la richiesta di perdono alle persone da lui colpite nella vita del buio, di assenza del Cristo Crocifisso. Nel 1550 seguì l'esercito dell'imperatore CarloV nell'impresa della conquista della Tunisia, sperando nel martirio e nella cessazione dei rimorsi. Per primo mise piede nelle trinceee nemiche e vi affisse la Croce. Nella nave, durante il viaggio di ritorno , non si risparmiò nell'assistere gli ammalati di colera compiendo miracoli con il suo Crocifisso prodigioso. Prima dell'arrivo nel porto di Trapani il 22 0 23 settembre 1550, colpito anch'egli dal colera, rese la sua anima a Dio della Misericordia, dopo aver ottenuto la promessa dal comandante della nave che la sua salma non sarebbe stata gettata in mare, ma che sarebbe stata seppellita in un convento dei Cappuccini. e, inoltre, che il suo prodigioso Crocifisso in legno sarebbe stato esposto nello stesso convento. La vicenda di frate Pietro da Mazara e della croce di legno miracolosa si diffuse rapidamente e il principe di Castelvetrano, Carlo d'Aragona e Tagliavia, decise di farlo seppellire con tutti gli onori religiosi nel Convento dei Cappuccini di Castelvetrano, in contrada Sant'Anna. Nel 1623 fu fondato nella stessa città l'attuale convento, ove fu trasferita la salma del servo di Dio con il Crocifisso miracoloso. Alcuni anni fa , nella chiesa dei Gesuiti di Mazara è stato scoperto un paliotto in tela raffigurante fra Pietro da Mazara nella battaglia di Madhia del 25b luglio del 1550. Ritenuto, le autorità cittadine, (ma quali le motivazioni?) che appartenesse al Convento dei Cappuccini di Castelvetrano, è stato restituito il 3 maggio 2010 nel corso dei festeggiamenti del Santissimo Crocifisso del cappuccino mazarese.Mentre nella città natia, si continua a non conoscere il frate della Croce dei Miracoli, nella città viciniora, da alcuni anni, si tiene nell'ambito della festa di "lu signuri tri di maiu", un corteo storico, in abiti cinquecenteschi, che richiama i festeggiamenti, voluti dal principe Carlo d?Aragona Tagliavia, per l'arrivo del SS. Crocifisso in legno e della salma del frate cappuccino. La targa viaria, di una piccola via a lui dedicata nei pressi della chiesa dei cappuccini (un tempo Chiesa di San Martino), non riporta alcuna citazione esplicativa, mentre la delibera del consiglio comunale del 5 dicembre 1955 indica chiaramente l'aggiunta di "Cappuccino del XVI secolo" (anche la città di Castelvetrano a intitolato la piazza il cimitero comunale al nostro illustre concittadino). 

Queste notizie, da me riportate, sono state liberamente tratte dal volume "Aliti di toponomastica" di Enzo Gancitano

Rievocazione storica
Il 29 Aprile del 2012, è avvenuta, in Castelvetrano, la celebrazione storica del SS. Crocefisso
Immagine dell'epoca di cittadini nei pregiati costumi rievocativi (prof. Gaspare Lombardo)


La recente scoperta del paliotto in tela raffigurante una iconografia inedita di fra Pietro da Mazara nella battaglia di Mahdia in Africa, ha scatenato la curiosità di studiosi e ricercatori per l’importanza del periodo storico raffigurato che segnò uno dei momenti salienti della storia siciliana nella lotta contro i corsari che imperversavano le coste siciliane depredando e saccheggiando città, chiese e riducendo in schiavitù tanti uomini, donne e bambini.

Per tre secoli (XVI-XVIII) la Corporazione dei Capitani delle navi corsare, ricca e potente, costituì un forte potere dentro lo stato. La Corsa era la forma più saliente di attività ed era motivata sia dall’accanita lotta fra l’Islam e la Cristianità, sia dalla “gihàd”, la guerra santa, che per i Musulmani “giustificava, anzi glorificava lo stato di guerra permanente e il saccheggio a danno delle popolazioni infedeli”. La barberia comprendeva , nel secolo XVI e seguenti gli stati nordafricani dal Marocco alla Tripolitana (Libia). Uno dei più temibili corsari che nella metà del cinquecento con le sue scorribande terrorizzò, ma soprattutto impedì le comunicazioni, interruppe i commerci e apportò desolazione e terrore ai paesi rivieraschi del Mediterraneo, fu Dragut, contro il quale fu armato un potente esercito e una imponente flotta, al comando del Vicerè di Sicilia Giovanni de Vega. L’attacco fu sferrato direttamente in terra d’africa, nel cuore del suo quartiere generale, Mahdia detta Afrodisia, che dopo tre mesi d’assedio fu conquistata e il corsaro Dragut costretto a fuggire via mare. A queste vicende storiche del 1550 si lega la storia del nostro cappuccino mazarese fra Pietro della famiglia Rocca-Emmanueli che partecipò attivamente a tali eventi in terra d’africa e dove si distinse per il suo coraggio e per la sua santità. Il quadro recentemente restaurato dalla Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani sintetizza iconograficamente tali avvenimenti. Il convegno organizzato dall’arch. Gaspare Bianco e dall’arch. Antonino Palazzolo per il giorno 3 maggio 2010 a Castelvetrano alle ore 17, nella chiesa dei cappuccini, dal titolo “Fra’ Pietro da Mazara e la rappresentazione iconografica della presa di Mahdia del 1550” è l’occasione per portare a conoscenza della comunità scientifica e religiosa, ma soprattutto dei ricercatori di Storia Patria l’enorme documentazione ritrovata su tali avvenimenti storici siciliani e sulla vita di un frate cappuccino mazarese che in terra d’africa cercò il martirio.

arch. Gaspare Bianco

03 dicembre 2015

Funerali di mons. Gioacchino Di Leo

Nato a Palermo l'11 giugno 1887, morì il 7/10/1963. Fu vescovo della nostra Diocesi dal 1950 sino alla sua morte. Le foto sono un importante documento storico dei suoi funerali. Una partecipazione plebiscitaria, presenti i rappresentanti di quasi tutte le categorie sociali. Le immagini rappresentano un bellissimo spaccato della società dell'epoca, dei suoi usi e dei suoi costumi.


Camera ardente allestita nel palazzo vescovile




Le spoglie mortali del vescovo

Cattedrale
La cattedrale addobbata come nelle grandi occasioni funebri


Giacomino Romeo


Il feretro 


Don Lorenzo Caravaglios (spinguluni), don G.B. Mancogna, don Paolo Milazzo, sac. G. Varvaro

Autorità civili e militari
On. Salvatore Grillo, Vito Lentini, Carlo Ramo, Francesco Giubilato, Enzo Ingraldo, Pino La Bianca (fotografo), i parenti del vescovo, don Vito Avila

Presenti i Gonfaloni di tutte le città della Diocesi
Quello della nostra città al centro con i vigili Pietro Savasta e Pietro Russo 


Giovanni Papa, Pietro Savasta, usciere con il baculo del Comune, Pietro Russo, Salvatore Schillaci, Rosalba Di Stefano

I Carabinieri (app.Piraino) 

I rappresentanti delle scolaresche
L'Istituto Magistrale Pascasino di Marsala (Rosalba Di Stefano), il Liceo Ginnasio di Mazara (Di Marco, Enzo Gancitano, Pino Pernice, Gianni Buffa, Silvio Manzo, Ettore Burgio, Totò Truglio, Giacomo Anselmo


Riconosco iniziando dalla prima fila: On. Salvatore Grillo, Giuseppe Napoli, Agueci, Vito Lentini, Carlo Ramo, Francesco Giubilato, Enzo Ingraldo, Albero Rizzo, Saro Ballatore, Nino Messina, Vitale Incalcaterra, Bandini, Francesco Melia, Bartolomeo Pacetto, Nunzio Giglio, Angela La Marca Marino, Giovanni Pellegrino, Vito Palumbo, Peppino Morello, 


Risalvato con la figlia Katia Angelo



Don Antonio Riboldi (inviato nel 1958 in una parrocchia della Valle del Bilìce, si trovò a fronteggiare lo stato di emergenza del terremoto del 1968. In quegli anni partecipò a cortei e manifestazioni davanti al Parlamento in difesa delle richieste dei suoi concittadini e collaborò con diverse persone legate alla vita politica e istituzionale del paese, fra questi il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e l'onorevole Piersanti Mattarella. Fu nominato vescovo di Acerra dal 1978 al 1999)








Coro










Le suore con i parenti del defunto



Il feretro lascia la chiesa

... e viene trasportato a spalla
don Edoardo Tilotta







 Discorso commemorativo pronunciato dall'avv. Alberto Rizzo Marino











La corona della presidenza della Regione


Il corteo funebre - Corso Umberto I



Stendardo delle S.E. Femminili



Il maestro Nicolò Scaduto (mio maestro) in rappresentanza delle S.E. Maschili



I giovani del Liceo Gian Giacomo Adria


Le ragazze con la bandiera sono dell'Istituto Magistrale "Pascasino" di Marsala



I rappresentanti dei vari ceti dei lavoratori



Consorelle del Santissimo Sacramento con le orfanelle dell'Istituto Divina Provvidenza













Il gonfalone della città e l'usciere con il baculo







I parenti del defunto


Rappresentanti di paesi in cui mons. Di Leo era stato prima di Mazara del Vallo







15 novembre 2015

Concorso Veritas 1965

La Chiesa di Mazara in sintonia con le attività organizzate dal Centro Nazionale di Attività Catechistiche, organizzò nel 1965, vescovo pro tempore mons. Giuseppe Mancuso, un concorso diocesano per tutti gli alunni delle scuole medie denominato "Veritas" onde suggellare un’aperta testimonianza di fede, e finalizzare l’impegno dimostrato, durante l’anno scolastico, nello studio della Religione. Riporto di seguito il discorso del papa in quell'occasione
DISCORSO DI PAOLO VI
AI VINCITORI DEL CONCORSO «VERITAS»

Sabato, 11 settembre 1965
Accogliamo volentieri la vostra visita. Essa riempie il Nostro animo di tanti lieti sentimenti e di tante belle speranze. Vogliamo profittare di questo incontro per esprimere una parola di vivo plauso a quanti hanno merito nell’organizzazione di questo concorso; ai vostri maestri, ai vostri assistenti. Dobbiamo dire una parola di elogio e di ringraziamento anche a tutti i Presidi, i Direttori dei vari Istituti scolastici, ai Professori, che hanno permesso o favorito lo svolgimento di questa magnifica iniziativa, la quale, mentre torna di grande vantaggio alla gioventù studentesca, fa molto onore alla scuola italiana e la arricchisce di forze spirituali e di meriti didattici, che non potrebbero altrimenti essere conseguiti, di pari natura e di pari misura.
A voi, carissimi giovani, poi le Nostre paterne felicitazioni; le estendiamo anche a tutti i vostri compagni di scuola, i quali hanno pure essi partecipato al concorso; portate loro il saluto, l’elogio, l’incoraggiamento, la benedizione, che ora a voi diamo.
Lasciate che vi diciamo la Nostra compiacenza per l’impegno spontaneo e positivo che voi avete messo nello studio della religione. Spero che continuerete a studiarla e a cercare, ad attuare i rapporti che essa ha con la vita vissuta.
Lo studio della religione è certamente uno studio difficile; esso non trova, per giunta, predisposizioni favorevoli nella mentalità delle generazioni moderne, abituate a studi facili, o resi facili dalla proporzione che si cerca di stabilire fra la mente, anzi fra le facoltà sensibili e intuitive dell’uomo, e ciò che è proposto alla conoscenza e allo studio. La religione si può insegnare con tanti mezzi didattici, che ne facilitano l’insegnamento e l’apprendimento; ma la natura della religione riguarda realtà invisibili, nascoste, misteriose, alle quali non si arriva che con un’attenzione particolare, con uno sforzo mentale, anzi con il concorso di fattori morali particolari. Ora tutto questo, che rende arduo, sì, lo studio della religione, comporta e produce un grande beneficio, non solo spirituale, ma anche culturale, perché esercita le facoltà conoscitive superiori dell’uomo ad un tirocinio, ad un esercizio, ad un impiego, che altrimenti rimarrebbero inerti, o quasi, con grave danno dello sviluppo mentale e morale dello studente.
Il contatto poi che lo studio, ed ancor più la pratica della religione procura a chi vi dedica qualche seria e perseverante attenzione, con le Realtà superiori alle quali la religione si rivolge, introduce in un ordine diverso di conoscenze che non sia quello naturale ed acquisibile con le proprie forze; e perciò produce esperienze nuove e meravigliose, che gli studiosi dello spirito umano, anche se non sono pur troppo credenti, devono ammettere come bellissime, umanissime, fecondissime.
Diremo di più. Voi sapete che lo studio della religione si distingue dagli altri perché non solo interessa la conoscenza, ma interessa la vita, interessa il destino dell’uomo, interessa il suo modo di pensare e di agire; e perciò ha un’importanza decisiva nella formazione dell’età giovanile.
Vi diremo ancora: lo studio della nostra religione ci fa conoscere Gesù Cristo; la luce del mondo; Colui che è la via, la verità e la vita; Colui che è la fonte d’ogni essere e d’ogni conoscenza, Colui che è la nostra forza, il nostro gaudio, la nostra felicità. Non vi diciamo di più; ma vi raccomandiamo di non stancarvi mai nella ricerca, nello studio, nella meditazione, nella preghiera di cui Cristo sia centro. Esortazione migliore ed augurio migliore per la vostra vita non vi potremmo fare. E così dicendovi, di tutto cuore vi benediciamo.

Cine Teatro Vaccara
Foto ricordo della manifestazione: Autorità, dirigenti scolastici, insegnanti ed alunni della Diocesi

Il discorso introduttivo del vescovo





Don Pietro Foraci, ?, mons. Mancuso

Mons. Mancuso, mons. Giuseppe Napoli, padre Caravaglios



Il portavoce degli alunni

Un rappresentante dei docenti (Valle del Belìce)



Nino Terranova, Francesco Melia, Graziella Marascia Libertucci, Angela La Marca Marino, Nino Messina, Irene Russo Marrone (Marusso)

Angela La Marca, Graziella Marascia, Nino Messina, Padre Caracci, Irene Casubolo, Gianni Di Stefano, Nicola Guida





Vito Grassa (seminarista)

Don Gaetano Aiello dirige il coro del Seminario Vescovile



A destra Giovan Battista Asaro (preside)

Caterina Gabriele, Ornella Hopps 






Premiazione degli alunni dei vari Istituti diocesani
Consegna degli attestati di partecipazione

Consegna di libri premio
Caterina Gabriele, Francesca Salvo, Filomena Perricone, Angelo Scaduto



Katia Angelo

Giuseppe Napoli (preside del Liceo G.G. Adria) - Filomena Perricone

Gaspare Serrentino

Giuseppe Napoli, ?, Gaspare Serrentino


Gianni Di Stefano (preside) 

Francesco Melia (preside)

Romano Sciaulino (professoressa) premia una alunna di Salaparuta

Mons. Mancuso, don Lorenzo Caravaglios (patri spinguluni), don Pietro Foraci

Gabriele Salvo







Consegna medagliette ricordo




Angela Marino La Marca (preside S.M. S. Grassa), Graziella Marascia, Nino Messina (Direttore didattico)









Francesco Aleo



Goffredo Vaccaro, Guido Salvo




Cine Teatro Vaccara
Antonino Terranova, Francesco Melia, Graziella Marascia, Angela La Marca, Gioacchino Campanella, Nino Messina, Irene Marusso, Cangelosi

In quell'occasione alcuni gruppi di docenti fecero delle foto ricordo