05 maggio 2006

Cittadini Illustri: Giuseppe Boscarino

Nel buio anche un lumino diventa una grande luce
(Pino Catalano) 

Francesco Boscarino, mio amico carissimo, spese l'ultima parte della sua vivace esistenza terrena, nell'appassionata e tenace ricerca d'ogni possibile testimonianza dell'opera paterna, nel tentativo di dimostrarne la validità artistica. Non vi riuscì, perché un grave male lo strappò alla vita, durante questa certosina ricognizione. Dedico a lui questo mio modesto elaborato, che ho potuto realizzare grazie ad una serie di immagini e fotocopie che, di tanto in tanto, mi forniva, con l'intento di non far calare le luci sulla memoria del genitore. (Faceva lo stesso con coloro che gli chiedevano notizie del padre o se la conversazione cadeva sull'argomento. Forse, in cuor suo, pensava di non essere sicuro di poter realizzare una pubblicazione). Un episodio occasionale riuscì a riaccendere l'iniziale entusiasmo che, nel frattempo, l'inesorabile malattia aveva attenuato, una ragazza, prossima alla laurea iscritta presso la Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma, Cristina Moraschini, avendo scelto come tesi "Proposta di recupero storico-ambientale dell'area di Villa Mazzanti e di Villa Mellini" (quest'ultima è la prima che risulti costruita a Monte Mario. Una delle poche ville quattrocentesce superstiti a Roma, edificata da Mario Mellini, cancelliere del Comune, sotto il pontificato di Sisto IV) e avendo saputo che il figlio del pittore Giuseppe Boscarino, autore di alcuni affreschi della villa, ancora vivente, era in Sicilia, gli scrisse nel 1996. Ciccio esplose letteralmente di gioia, sommerse Cristina di notizie, foto e documenti in suo possesso. Non c'era volta che io entrassi nel suo atelier fotografico che non lo trovassi al telefono in "dolce" colloquio con la studentessa e con un plico pronto per la spedizione, destinazione Roma. La ragazza, oggi affermato architetto, lo ripagò nel miglior modo possibile. Egli inviò delle riproduzioni fotografiche, realizzate dallo stesso Giuseppe Boscarino e conservate gelosamente in un un piccolo album intitolato "Villa Mellini", che mostravano degli affreschi che alla direzione dell'Osservatorio non risultavano visibili.
(La destinazione ad Osservatorio Astronomico della villa comportò un radicale mutamento della struttura originaria dell'edificio. Col progetto del 1939 si ridisegnò l'intera immagine della villa: furono realizzate due nuove ali ed una soprelevazione del corpo fabbrica, intervenendo in modo da rendere poco leggibile, anche oggi, la struttura primitiva) 
Cristina, prendendo spunto da questa circostanza, elaborò un'ipotesi ricostruttiva nuova. Pensò che i dipinti potevano essere stati coperti da intonaci o persi irrimediabilmente con la trasformazione architettonica subita dalla villa negli anni successivi. Coinvolse la direzione della Sovrintendenza dei Beni Artistici e Storici di Roma, nell'interessante progetto, e ricevette pieno appoggio dalla responsabile prof.ssa R. Barbiellini Amidei. Lo studio attento delle tre foto e i rilievi diretti eseguiti a Villa Mellini, in particolare negli ambienti al secondo piano, la cui quota originaria risultava ribassata con soffitti a camera a canne, hanno fornito le indicazioni per una ricostruzione ipotetica dell'ubicazione di detti dipinti. L'ipotesi ricostruttiva portava a concentrare l'attenzione sugli uffici prospicienti la sala in cui sono presenti gli altri dipinti di Giuseppe Boscarino, al piano nobile della villa. 
Questi ambienti sono stati ricavati da tramezzature realizzate tra il 1930 e il 1940 e tinteggiati.

Le conseguenti fortunate ricerche, hanno portato a scoperte di notevole interesse storico e artistico. Fu trovata una botola a soffitto, nascosta, e aprendola, a cinquanta centimetri di altezza rispetto al solaio, si è potuto osservare un soffitto ligneo databile intorno al Quattro-Cinquecento.


Solaio ligneo in buono stato di conservazione e di buona fattura


Questa scoperta si rivelò una testimonianza di notevole interesse perché permetteva la datazione della struttura originaria dell'edificio, di cui peraltro restano poche tracce visibili. Tutto grazie alla documentazione proveniente da Mazara del Vallo. La grande gioia di Ciccio non fu solo quella di aver contribuito alle ricerche sulla datazione certa della villa, ma di aver fatto rivenire, i dipinti, ritenuti perduti, del padre, che erano documentati sulle sue foto. Il neo architetto Moraschini, nel periodo compreso tra il 23 marzo e il 4 aprile 1998, fornendo le tavole originali della sua tesi, ha collaborato all'allestimento di una importante mostra temporanea su Villa Mellini. Tra gli ospiti 
d'onore, Francesco Boscarino.

Oltre che dalla salute cagionevole, Ciccio fu spiazzato, anche, dal fatto che confidava per la finalizzazione di questa sua fatica sull' aiuto di un comune amico il prof. Gianni Di Stefano, il più' illustre promotore della cultura cittadina (foto a sinistra). Purtroppo anch'egli fu colpito da una implacabile malattia che lentamente annientò il suo brillante intelletto e Ciccio rimase solo in questa immane fatica. A me che, oltre ad essere un amico ero il suo medico curante, rimase il compito, sino alla fine, di stimolarlo, specialmente nei momenti di sconforto che l'assalivano allorché sentiva che le forze venivano meno e il suo obiettivo diventava un miraggio. Lui stravedeva per il padre, aldilà del comune intendere, perché riteneva che fosse stato un ottimo artista e che nessuno mai si era interessato a lui seriamente. Voleva porre rimedio a questa ingiustizia storica. Quindi intraprese questa crociata, cercando più materiale possibile per scrivere la biografia paterna e poter fornire un materiale adeguato ad un eventuale critico che volesse cimentarsi nel recupero e nella valorizzazione dell'artista. Io mi ripromettevo di mostrare le sue opere a Vittorio Sgarbi, ma la morte di Ciccio vanificò tutto. 

Io e Vittorio Sgarbi, durante una delle sue numerose visite nella nostra città.
 
In questa occasione gli ho fatto da cicerone per una visita al Museo Diocesano e alla nostra chiesa di San Michele Arcangelo. Ricordo che rimasi colpito allorché, entrando in chiesa mi disse di getto: Questi dipinti li conosco tutti. Io, incredulo, rimasi perplesso e lui subito mi spiegò che, aveva studiato le opere del nostro grande pittore Tommaso Sciacca, in quanto gli era stato commissionato un libro, dalla cittadina di Lendinara, in provincia di Rovigo. Ricorrendo i trecento anni della morte, i lendinaresi vollero commemorare la figura dell'artista mazarese, che era vissuto negli ultimi anni della sua esistenza e poi morto in quel paese, pertanto aveva raccolto molto materiale fotografico delle opere dell'artista, tra cui quelle realizzate a San Michele. Mi confidò, in quell'occasione che, il nostro concittadino, era stato molto rivalutato come artista, nel mondo accademico, annoverandolo, oggi, come uno dei migliori artisti della sua epoca. Nella foto il professore sta osservando una delle sale, all'interno del Convento Benedettino di Clausura, che la Madre Badessa, con molta gentilezza ci ha consentito di girare. 

All'interno della chiesa di San Michele

Le reverendissime suore ci accompagnano all'uscita 





Giuseppe Boscarino

Nasce a Mazara del Vallo il 30 Maggio 1886, primo di sei figli, da famiglia contadina. Dopo le prime classi elementari il padre lo sistema in una bottega di un falegname del luogo e subito il ragazzo si fa apprezzare per impegno e versatilità e svela la sua vocazione, decorando con maestria le tipiche scene dei cicli cavallereschi dei Paladini di Francia sulle spalliere dei carretti siciliani.
Quattordicenne viene scoperto da un fotografo di Mazara, Francesco Catania (1877-1962), nell'atto di disegnare su tavola, seduto sull'orlo di un marciapiede, un ragazzo intento con una brocca ad attingere acqua ad una fontanella. Colpito, il Catania, vincendo la riluttanza del padre, che non aveva i mezzi per mantenerlo agli studi, lo prende con se e non tarda, dopo averne sollecitate e valorizzate le qualità nell'arte fotografica, a privarsi della sua collaborazione per favorirne la vocazione artistica. Si comporta da vero Mecenate, amoroso, intelligente, instancabile. E così, dopo qualche tempo, lo accompagna a Napoli, il giovane che sbalordisce i professori di quell'Istituito di Belle Arti.

Gli concedono di saltare il secondo e terzo anno del corso superiore e gli consentono di iscriversi direttamente al quarto anno, che completa con successo. Esauriti gli studi a Napoli, il giovane manifesta una spiccata predilezione per il ritratto, s'iscrive al R. Istituto di Belle Arti di Venezia, dove, abilitato all'insegnamento del disegno, viene classificato primo assoluto del corso speciale del disegno di figura, come attesta nel 1908 il titolare della cattedra Ettore Tito. L'anno seguente partecipa ai corsi di figura al R. Istituto di Belle Arti di Roma, presieduto allora da Ettore Ferrari, con lusinghieri successi.




Scuola di specializzazione in figura (Roma?)


Il maestro nel suo studio, al lavoro 


1911 - Chiamata alle armi 
Catania, Giuseppe Boscarino


 
Il sergente Giuseppe Boscarino. 
Alle sue spalle il grande teleobiettivo, oggi conservato nel Museo


Nel 1911 viene chiamato alle armi per il servizio di leva ed assegnato per competenza, alla Sezione Fotografica, istituita e comandata, molti anni prima (1886), in seno alla Brigata Specialisti dell'Arma del Genio, da Maurizio Mario Moris a Villa Mellini. Il Moris, pionere dell'Aereonautica, volle fortemente la costituzione di una struttura organica capace di studiare e coordinare tutta l'attività fotografica militare dal pallone presso la Sezione Aerostatica. Nello stesso reparto torna a prestare servizio, da richiamato, nel maggio del 1915. I sette anni di vita militare, che molti considerano un fatto negativo nella vita di un artista, Ciccio invece asseriva essere stati importanti oltre che prolifici e lo documentano gli affreschi e i dipinti che realizzò in quell'epoca.
 
1916 Questo dipinto, è di quegli anni. Riproduce il casale Falconieri allora sede del laboratorio fotografico militare, ch'è tuttora esistente sul viale del Parco Mellini ed ospita oggi il Piccolo Rifugio, un istituto di assistenza per disabili. 

(Nella foto il pittore mentre realizza il quadro della villa)
Durante il servizio militare (tra '15 e il '17) esegue i dipinti, presenti tuttora al secondo piano della Villa Mellini, allore sede del Comando del Battaglione Dirigibilisti, oggi Osservatorio Astronomico di Roma che ospita, a primo piano, il Museo Astronomico e Copernicano dal 1935. Le opere pittoriche sono in uno degli ambienti centrali che, verosimilmente, faceva parte dell'appartamento privato del generale Maurizio Moris e che oggi costituisce la sede della Direzione dell'Osservatorio. Sul soffitto di questa sala, che apre le sue tre finestre sul panorama della città, vi sono infatti due grandi dipinti firmati G. Boscarino, arricchiti da quattordici riquadri dipinti realizzati lungo tutto il perimetro nella parte superiore delle pareti. Dei due dipinti uno ritrae, nella parte centrale, un gran numero di figure ignude, una delle quali, alata, sostiene l'asta della bandiera. Sulla sinistra sono raffigurate due figure di spalle, appoggiate ad una ruota dentata forse simbolo delle arti meccaniche coltivate dagli Specialisti del Genio; nel cielo volano un dirigibile e tre velivoli. L'altro dipinto, disposto lateralmente, raffigura al centro della composizione un'amazzone che protende nel cielo una fiaccola. I raggi di luce e saette sprigionati dalla fiaccola riproducono fedelmente il fregio del copricapo del Battaglione Specialisti, costituito da una granata su due fasci di fulmine per parte. Sullo sfondo una grande ruota, mentre in alto appare, anche in questo dipinto, un dirigibile. La palizzata abbattuta, presente nella parte bassa, potrebbe voler simboleggiare il superamento delle frontiere dell'oscurantismo di fronte all'avanzare del progresso tecnico.





Dipinti a soffitto trovati durante le ultime ricerche 

Figura femminile librata in aria 


Tra i molti ritratti anche quelli del generale Maurizio Moris. L'alto ufficiale gli commissionò due ritratti in divisa e un'altro in abiti civili ed essendo rimasto entusiata lo invitò a realizzare gli affreschi delle sale della Villa Mellini. I rapporti cordiali del Boscarino non furono solo col generale, ma i suoi modi gentili, la sua modestia, il suo tratto signorle, la sua affidabilità gli procurarono stima e alta considerazione da parte dei suoi superiori. Il maggiore Cesare Tardivo, comandante della sezione, succeduto al Morris, lo ebbe caro, e Luigi Moretti, capotecnico lo stimava moltissimo. I discendenti del generale, del maggiore e sel capotecnico sono in possesso di diversi dipinti del Boscarino. E' uno dei fondatori del Liceo Classico Gian giacomo Adria (1925) in cui insegna Storia dell'Arte. 

In piedi gli allievi: Alberto Rizzo Marino, Giuseppe Angelo , Giuseppe Hopps, Giacomo Saffiotti
Sedutii professori: Giuseppe Boscarino (Storia dell'Arte), Pompeo D'Enrico (Matematica e Fisica), don Gaspare Morello (Lettere Italiane, Storia e Filosofia), Antonio Bologna (Latino e greco), Giuseppe Napoli (Scienze)


Nel 1928 viene chiamato dal vescovo a far parte della consulta e della Commissione Diocesana per la Tutela e l'Incremento dell'Arte Sacra della Diocesi.
Fotocopia di una foto del 1910.
Trattasi del ponteggio, all'interno della Cattedrale di Mazara, realizzato per i lavori di restauro. Il responsabile dei lavori prof. Alfano chiese la collaborazione del giovane Boscarino, ed assieme dipinsero in due angoli della volta, dentro le grandi formelle, le nuove rappresentazioni: Il Sacrificio di Abramo e Mosè ed Aronne. Inoltre ai lati del quadro La scala di San Giuseppe. Con il gruppo del prof. Rosario Spagnoli invece collaborò per La visione di Pietro e La Vocazione di Paolo di Tarso, lateralmente al quadro l'Apocalisse. Ma se si facesse una indagine sui dipinti di quel periodo rileverebbe probabilmente la mano del Boscarino in altre opere. E' stato riconosciuto da vari critici, che i tre artisti, senza distinsione, hanno compiuto una eccellente realizzazione. Asserito anche dall'ing. Francesco Valenti, sovrintendente dell'Ufficio per la conservazione dei monumenti di Palermo.

Salvatore Giacalone (aiutante di Battaglia), il figlio di F. Bascone, Vito Rubino (il podestà), Francesco Catania, on. Francesco Bascone, Nicola Catania, altro figlio di Bascone, Nenè Catania, Giuseppe Boscarino. 

Fonda e dirige la Scuola D'Arte e Mestieri che permise la formazione e la qualificazione di maestranze edili, decoratori, ebanisti, falegnami etc. Vi insegna decorazione e disegno. Non trascura la pittura eseguendo decorazioni in case private e qualche ritratto. 

Particolare di un affresco di una volta di un salotto di una casa borghese (Norrito Caito) di Mazara del Vallo


Ho accompagnato personalmente Francesco per fotografare questa volta affrescata, che ancora é ben conservata. Eravamo andati a casa di altre persone, per chiedere il permesso per fare delle foto, di altre volte, ma si sono rifiutate (...per non avere grane con...la sovintendenza?) Altri affeschi di cui ho avuto notizie sono del 1928, realizzate nella sala di lettura della Biblioteca del Palazzo di Città, oggi demolito, e di cui non rimane nemmeno documentazione fotografica. Il maestro soleva dire "oggi lavoro per vivere, domani lavorerò per la mia arte" Non ci fu un domani, si spense il 21 novembre del 1930, a soli quarantaquattro anni. La sua città gli ha intitolato una scuola media statale e una via.Sempre per tenere "viva" la figura paterna Ciccio volle dedicare una Galleria d'Arte a "Giuseppe Boscarino", nel centalissimo corso Umberto I° nel cui interno ospitò un'associazione culturale (denominata Cenacolo di Cultura) di cui mi onoro di aver fatto parte i cui principali soci era i vari Alberto Rizzo Marino, Gianni Di Stefano, Silvio Manzo, Mario Tumbiolo ecc.). I locali erano messi a disposizione gratuitamente per mostre di pittori locali, per concerti musicali, per conferenze. Per un periodo fu la continuazione dell'opera culturale svolta in altri locali da don Gaspare Morello.



Una valutazione critica, organica, dell'opera del Boscarino non esiste. E' un peccato che un artista che, a detta dei piu, condivide, assieme ad un altro dimenticato figlio, Tommaso Sciacca, il vanto di essere stato il maggior pittore al quale Mazara abbia dato i natali, debba rimanere nell'oblio. Di carattere schivo, egli non firmava quasi mai le sue opere e sia in città sia nei centri in cui ebbe modo di soggiornare possibilmente esistono sue opere considerate, fino ad ora, di autore ignoto. Una volta L'arch. Mario Tumbiolo mi riferì che vide, in casa Quinci, una pittura su legno, senza alcuna firma, e chiedendo notizie al vecchio proprietario, questi con una nota d'orgoglio riferì di aver commissionato quel dipinto a Giuseppe Boscarino. Poche sono le immagini in mio possesso e molte di esse solo in fotocopia, pertento mi scuso per la loro modesta qualità grafica, ma poco e meglio di niente.

Panorama di Mazara


Uno dei pochi quadri di cui ho la foto
Altra foto di un quadro, la cui tela, stava per deteriorarsi. Ho fatto un "cattivo" ritocco, per consentirne la visione 

Quadretto raffigurante una scena di vita contadina. Una bimba vicina al fuoco dove in un pentolone si sta facendo bollire il pomodoro, per ottenere poi la salsa da conservare nelle famose"buttigghi" per la riseva invernale. Strofina gli occhi irriati dal denso fumo.


Opera da me occasionalmente rinvenuta nel 2014 in casa di un amico (Francesco Pizzo)

Serie di schizzi di progetti grafici


progetto di camino 











































Autoritratti





Volti






Non ho nessun titolo e tanto meno la competenza per esprimere giudizi critici sull'opera di Giuseppe Boscarino, pertanto, mi esimo dal farlo. L'unica fonte critica che posso citare è quella di Antonio Martini. Sul giornale socialista palermitano, La Battaglia del 15/08/1908 , nel pezzo intitolato Una magnifica promessa d'Arte, l'autore tratteggia con garbo il personaggio già emergente del giovanissimo Giuseppe Boscarino, parlando tra l'altro di un disegno a matita eseguito dal vero e raffigurante due ragazzini intenti a giocare a carte. Il disegno venne definito un piccolo capolavoro dal prof. D'Orsi, direttore dell'Istituto di Belle Arti di Napoli, dove come sappiamo il Boscarino aveva studiato.

L'artista l'ha chiamato Una partita interessante. E' un magnifico quadretto dal vero in cui i due ragazzi seduti a cavalcioni d'una panca l'uno contro l'altro, si contendono, a carte, un soldo che lo stesso pittore ha loro regalato. I ragazzi non posano, ma giocano davvero, e studiano ogni colpo, come due vecchi giocatori consumati. Il Boscarino ha saputo cogliere felicemente e riprodurre la preoccupazione di quei visini precocemente biricchini, che si disputano, con le più raffinate risorse di loro astuzia, il magrissimo premio. C'è poi un saggio di prospettiva ed architettura, il baraccone del Catania, soffocato sotto la gloria del sole d'un meriggio d'agosto, il baraccone dove il Boscarino è nato all'arte, dove ha vissuto la sua giovinezza dolorosa, da dove il suo pensiero fuggiva verso campi più vasti, che la miseria gli contendeva.

Il Baraccone 
Ma dove il B. riesce artefice insuperabile è nella ritrattistca. Dice Plinio che Lisippo si distinse da Policleto e da tutti gli scultori che lo precedettero, nella scuola peloponnesica, per il fatto che gli altri avevano rappresentato gli uomini quali erano, ed egli, quali sembravano. Ora a me pare che il B. nei suoi ritratti contempla felicemente queste due caratteristiche, dandoci il ritratto in ogni sua parte perfetto; cito quelli del sig. Pasquale Villani e del comm.Vito Favara. E' nella ritrattistica, appunto, io credo che si prepari al B. una via d'onori e di gloria, ciò che, con autorità senza confronto maggiore, han riconosciuto anche i Professori dell'Accademia di Venezia" 
"Dell'ingegno, anzi del genio di G.B., tornato in questi giorni dall'Istituto di belle Arti di Venezia, m'aveva parlato più d'una volta il Catania - dice sempre il Martini - ma con tale entusiasmo ed in termini così caldamente laudatorii, che m'ero messo in sospetto, non ci fosse nell'ammirazione del Catania quella facile esagerazione in che facilmente e inconsapevolmente scivoliamo, quando ci accade - e ci accade spesso - di parlare intorno a persona che si ami. Ma i miei dubbi caddero e cadde la mia diffidenza alla vista dei suoi grandi occhi profondi e dei suoi lavori, nei quali alla nativa ed ingenua e quasi inconsapevole sapienza dei colori si congiunge, in accordo mirabile, una precisione di tocco felicissima, un atteggiamento caratteristico che si msente e si tocca in ciascuna delle sue figure, atteggiamento rivelatore di quell'impronta personale, che è propria dei grandi artefici. Ho veduto, a pittura, un cestino di fichi d'India d'una freschezza che vi incatena colla varietà dei toni e delle sfumature; di disegno corretto e, perfetto il Cestino, fatto di canne, a cui si sovrappone un cerchio di vimini d'una verità meravigliosa. Ma il Boscarino è pittore degli umili: umile egli stesso, si sente attratto da tutto quello che è misero, da tutto che muove le anime buone. E mi ha fatto sentire freddo veramente e un'angosciosa stretta al cuore, con una testina di bimbo, pure a pittura, sotto la quale ha scritto"Ha freddo" e m'ha fatto tornare alla memoria i dolorosi versi pensati e scritti da un'anima d'artista, il povero Panzacchi, che per le tracce di piedini nudi trovati una mattina di Gennaio sulla via bianca di neve. Quante verità sulla testina di bimbo sofferente e quanta pietà! Grazie Boscarino buono e bravo; grazie dall'animo per tutti quei bimbi - sono tanti ancora - che hanno fame e hanno freddo. Il mio intento è quello di tenere vivo il ricordo di un artista di grande sensibilità e di notevole livello, che è stato molto sfortunato, non solo perchè è vissuto troppo poco ma perchè non è stato valorizzato dai contemporanei come sarebbe stato giusto. Nemmeno i parenti hanno fatto nulla in tal senso, tranne il caro Ciccio che, se potesse, sicuramente, mi darebbe una pacca sulle spalle, per aver preso il testimone che lui, idealmente, mi aveva consegnato, fornendomi quelle notizie. Il materiale in mio possesso è veramente poca cosa, ma spero serva, almeno, ad incuriosire, qualche appassionato della storia di questa sfortunata città. Non faccio nemmeno il classico ed inutile appello alla classe politica perchè sarebbe come predicare nel piu' arido dei deserti. 

Foto di Ignazio Bascone, che ritrae Giuseppe Boscarino con suoi parenti nella campagna mazarese (http://ignaziobascone.altervista.org)


2008
E' uscito un libro di Giuseppe Inzerillo su di un illustre mazarese il prof. Nino Sammartano (Un pezzo di diavolone olivastro), nel quale vi è inserita una nota su Giuseppe Boscarino, pubblicata nel 1930 su "L'Adriatico" n. 48 del 30 ottobre. Data la statura dell'articolista, la ripropongo come ulteriore prova dell'importanza dell'artista.

Pittori che scompaiono
Giuseppe Boscarino
E' morto a Mazara del Vallo dove era nato quarantotto anni or sono il pittore Giuseppe Boscarino. Il suo nome non conosce forse gli spazi perchè egli fu uno di quei pittori che, tutti raccolti nel loro ideale di arte e bellezza, di altro non sono paghi. G. Boscarino fu artista e pittore sul serio. Pittore d'istinto si potrebbe dire, se in lui l'arte non fosse stata sempre dominata da una coscienza pensosa e responsabile. Boscarino nacque, si può dire, pittore: ancora fanciullo, girovagava per le strde della sua città e con terre impastate e con gessi, dipingeva tuttocià che cadesse sotto i suoi occhi. Non disdegnava più tardi, quando, già diplomato all'Accademia di Belle Arti, dove un munifico signore aveva voluto che andasse, ricordare con nostalgia e con commozione questi suoi primi richiami al colore. Boscarino non fu fortunato e i bisogni della vita ritardarono quando non impedirono in lui la piena manifestazione e l'assoluta conquista della sua arte. Ma Boscarino fu artista sul serio. Le tele che egli ci lascia testimoniano un pittore dal respiro ampio e dal fare largo. I colori in lui vivono in una perfetta armonia. Ritrattista di valore. Boscarino entusiasmò quanti videro i suoi lavori. Mi raccontava una volta che a Roma, mentre egli lavorava in alcuni affreschi nella sede, credo, dell'aviazione, a Monte Mario, ebbe la sorpresa di avere visita di Basilio Cascella, che, meravigliato di tanta vena pittorica di cui il Boscarino era ricco, lo lodò e lo ammirò con slancio e con sincerità. Le cose miglioro di B. sono sparse un pò per tutta la Sicilia e per tutta l'Italia: Ovunque egli venne a trovarsi a Palermo, a Roma, a Venezia lasciò sue opere pregevoli. Alcuni anni fa un illustre pittore inglese, girando per la Sicilia in cerca di ispirazione conobbe il B. e, apprezzatane l'arte, volle che si scambiassero, in una seduta, i loro ritratti. B., in mezz'ora abbozzò un ritratto che meravigliò il pittore inglese, il quale ricambiò con un ritratto che del B., non molto bello, rimanendo ammirato di trovare in una cittadina dell'occidente siciliano, un pittore di così felce temperamento e di tanta forza.
Ora il B. è morto mentre ancora sorrideva e gli cantava nel cuore la giovinezza e l'arte. Voleva fare, voleva a tutti i costi dare la vita a tutto quel sentimento interiore che affanna e travaglia l'anima degli artisti, e che tormentava la sua anima. Credo che la sua ultima opera sia la decorazione del Palazzo del Podestà della sua città. Forse, alcuni anni orsono, quando egli chiedeva insistentemente di decorare e di affrescare il Palazzo, sapeva che presto la vita gli sarebbe venuta a mancare e volle fare dono alla sua città che gli aveva dato i natali. E fu un bel dono. Ma una cosa dovrebbero fare i suoi concittadini: raccogliere tutte le opere di questo originale e, senza dubbio, personale pittore per farne una mostra acciò che meglio si determinasse il valore dell'arte di questo povero caduto. Senza dubbio la Sicilia e l'Italia rotroverebbero un pittore degno di questo nome.
Antonino Sammartano

2011 - Ho ricevuto il 17 novembre una email il cui contenuto pubblico tra i commenti, di un ricercatore del Centro Studi Storici di Mestre, Paolo Borgonovi, il quale mi ha inviato le immagini di una cartolina illustrata del 1917, a cui va il nostro ringraziamento, che adesso vi mostro

Il destinatario è Giuseppe Mincato, nato a Schio nel 1882, pittore che durante il servizio militare era stato assegnato alla sezione fotografica del Genio Militare per i rilievi da palloni aerostatici, situata a Villa Mellini. Una volta congedato, probabilmente, rimase in contatto con qualche militare di carriera, rimasto sempre nel reparto, che ritenne interessante, per l'amico pittore, inviargli la fotografia dell'affresco appena compiuto. (Fonte Paolo Borgonovo, da Mestre)

L'immagine di questa cartolina (cartoncino 9x14, prestampata sul retro, non realizzata da casa editrice, ma eseguita in unico esemplare dal mittente, stampata, quasi certamente, nello stesso laboratorio del battaglione) riproducente un affresco dell'epoca, è indubbiamente quella di un'opera di Giuseppe Boscarino. Lo stile è inconfondibile e i soggetti sono allegorie che lui spesso era solito inserire nei suoi dipinti di quel periodo pittorico. L'edificio raffigurato é senza ombra di dubbio la quattrocentesca "Villa Mellini" dal 1935 sede dell'Osservatorio Astronomico di Roma (all'interno del Parco di Monte Mario, dal 1997 riserva naturale e protetta), sede del Museo Astronomico e Copernicano. La vegetazione è la stessa che troviamo in altri dipinti del nostro concittadino, che ha raffigurato i luoghi che circondano il monte. La presenza della macchina fotografica un altro dato interessante a favore della mia tesi. Noto che le figure collocate in alto sono ben conservate e sono opera della capace mano del Boscarino, quelle inferiori sono deturpate o incomplete e appaiono di qualità inferiore. Ritengo che ciò sia dovuto non a deficienza dell'autore, la cui abilità si può apprezzare, anche, nelle altre immagini integre dello stessa opera, ma forse a causa del deterioramento dell'affresco oppure la foto della cartolina è stata realizzata, quando l'opera non era ancora completata). Ricordo per la cronaca che il Boscarino, durante il primo Conflitto Mondiale, fu di stanza a Villa Mellini, nella Sezione fotografica del Regio Esercito Italiano (istituita nella Villa nel 1896) per le sue doti di fotografo ed essendo, anche, un apprezzato artista gli fu concesso, dal capitano Maurizio Moris, di realizzare le decorazioni pittoriche di alcune sale che tuttora si possono ammirare visitando il Museo. L'aereo raffigurato entrò in attività, in Italia, nel 1915 (utile per la datazione dell'affresco). Questa immagine va ad arricchire il patrimonio iconografico delle opere, a noi note, dell'illustre artista mazarese.