20 febbraio 2007

Nuovo Partito Socilaista

2003 - Piero Di Giovanni, Girolamo Pipitone, Peppe D'Aguanno, On. Bobo Craxi


Girolamo Pipitone, on. Bobo Craxi, on. Francesco Pizzo

09 febbraio 2007

Dilettanti allo sbaraglio

I Nostalgici


Una orrenda foto di un gruppo d'amici nel cammpo dell'Affacciata. La domenica, i poveri illusi, s'incontavano sognavano di essere, ancora, atleti e uscendone regolarmente a pezzi.

1978 - Roma - Squadra dell'Angoscia
Alessandro, Rino Di Giorgi, Teresa, Aldo Di Giorgi, Rosa Balistreri, Salvatore Mangiaracina

Calcio: Periodo Giurassico

Anni Quaranta
Foto storica in quanto si tratta di una partita disputata nel "Vecchio Campo Sportivo" prima del Nino Vaccara, ubicato in fondo alla via Luigi Vaccara (nei pressi del Deposito Messina e vicino alla ex Fabbrica di bottiglie di vetro, alle spalle del Cantiere Navale Giacalone). Gli spettatori sono seduti su sedie di legno che venivano portate ed affittate per l'occasione.

21/03/1948 - Primo Campionato di Calcio ufficiale
Gara tra A.S. Mazara contro Istituto Agrario Marsala
Antonio Puma, Giovanni Erbini, Sten Guttadauro, Pino Seidita, Giovanni (Lino) Guida, Vito Ramo, Vito Indelli (il sergente, perchè militare), Pietro Magneti, Pino Vento, Pietro Caccamo, Pippo Palermo, Bernardo Frazzetta (dirigente), Franco Tumbiolo (francolino), Goffredo Serra, Enzo Rallo (ramunnu), Peppino Casubolo (dietro con la bandierina A.S Mazara)

13/06/1948 - Incontro A.S. Mazara - Partanna (7 a 0)
Giovanni Arena, Lino Guida, Pino Seidita, Vito Indelli, Franco Tumbiolo (francolino), Pietro Magneti, Salvatore Rallo (ramunnu), ?, ?, Pietro Caccamo, Pino Vento

15/05/1948 - A.S. Mazara - Salemi (5 a 1)
Pietro Caccamo, Lino Guida, Ciccio Pizzo, Indelli (che poi sposò la sorella di Pino Seidita)

Pali quadrati, niente guardalinee, persone in campo durante la partite, pallone di vimini per le comunicazioni telefoniche, quanta storia in una foto!

Riconosco: Ignazio Casubolo, Giovanni Erbini, Pino Seidita, Pino Vento, Fifì Sunzeri (ultimo, giocò pure nel Palermo in serie B) 
1949 - Squadra di Lega giovanile - A. C. MAZARA "B"
Pino Casubolo, Piero Sciacca, Pierino Di Liberti, Ettore Saffiotti, Bernardo Frazzetta (dirigente e sindacalista Cisl), Salvatore Rallo (Ramunnu), N. Giacalone, Girolamo Romagnosi,Vito Giacalone, Matteo Gancitano (paccu curtu), Carlo Ramo, Nicola Giacalone, Pietro Ferrantello

Pierino Di Liberti 

Pino Marino e Pierino di Liberti

Pierino Di Liberti e Salvatore Rallo (Turiddru Ramunnu)

Pino Marino - Ettore Saffiotti 

Gioacchino Rizzo, Giuseppe Rizzo (detto Pippinu Sicarruni), Vito Rizzo, Ettore Saffiotti, Giacomino Romeo, Ingargiola, Pierino di Liberti
Squadra "Inclita"
Da sin. Piero Sciacca, Vito Giacalone, Pierino Di Liberti, mister Stein Guttadauro, Ettore Saffiotti, Cesare Ramo, Pietro Ferrantello in basso: Sferlazzo, Carlo Urso, Ivan Angelo, Pino Argentino

1949 - Squadra dell'"Uomo Qualunque"
Giovanni Marrone (ballarinu), Carmelo Propvenzano, Antonino Ballatore, Pino Bruno, Pino Catalano, Giovanni Russo, Nino Cucchiara, Vito Bonanno, Massimino Tommaso, Filippo Lodato (Barraccheddra), Baldassare Gallo

Giovanni Marrone (ballarinu), Carmelo Provenzano, Antonino Ballatore, Pino Bruno, Pino Catalano

Anni Cinquanta
13/01/1951
Pietro Ferrantello
La partita che si disputò era Mazara - Milazzo (2 a 1). La formazione: Tarantino, Giannuzzi, Rizzo, (Ca...ffo?), Pisanello, Zanier, Decaro, Venditti, Schez, Lana, Pietro Ferrantello

A.S. MAZARA
Alfonso Fortunato (massaggiatore), Vivona, ?, Franco Tumbiolo (francolino), mister Sten Guttadauro, Salvatore Rallo (ramunnnu), Benito Vento, ?, ?, ?, Giuseppe Genco (murtatella), Nino Cucchiara, ?, ?
Benito Vento, Giovanni Marrone (ballarinu), Filippo Lodato (Barraccheddra), Baldassare Gallo, Pino Catalano, Pregaz, Ettore Saffiotti, Turiddru Rallo (ramunnu), Pino Bruno, Piero Gunnella, Nino Cucchiara, Giovanni Erbini
Campionato II Divisione 
?, Pietro Ferrantelli, Baldassare Gallo, Pino Vento, Salvatore Rallo (ramunnu), Enzo Rallo (ramunnu), Ettore Saffiotti, Giovanni Marrone (ballarinu), Filippo Lodato, Pierino Di Liberti, Pino Bruno
Giovanni Marrone, Benito Vento, Piero Gunnella, Salvatore Rallo, Pregaz, Ettore Saffiotti, Pino Bruno, Pino Catalano, Filippo Lodato, Nino Cucchiara, Giovanni Erbini

Pino Bruno, Giovanni Marrone (ballarinu)

Pino Bruno, Ettore Saffiotti, Salvatore Rallo

Novara, Nino Cucchiara, Pino Bruno, Salvatore Rallo (ramunnu)

1950
Incontro di calcio al Nino Vaccara tra Mazara e Salemi

1950/51 - Campionato Dilettanti UISP
(Unione Italiana Sport Popolari - Organizzazione del P.C.I.)
Il Patron: don Ciccio calzolaio di Via Bagno. Quando si vinceva la partita portava i ragazzi a casa sua dove li aspettavano cannoli, tetù e bignè e le sue due figlie che sotto l'occhio vigile della mamma ballavano con loro con i dischi suonati da un grammofono a corda.
Franco Asaro (centravanti); Filippo Inzerillo (terzino sx); Diego Di Liberti (mezzala sin.); Pino Quinci (inteso Mazara, centro mediano); Il mediano destro (?); Pinuzzu di Giannina (ala destra, la mamma era collaboratrice domestica, ben voluta da tutti, vedova); Franchino Inpeduglia? (ala sinistra) Don Pitrinu (allenatore);In Ginocchio: Gaspare Paladino (mezzala destra); Vicenzu lu Marinaru (portiere), che aveva sostituito in quell'anno Gigi Buzzanca - in arte Lando). Nino Ballatore (ala sin.) Mattè Norrito ( mediano sinistro (non è nella foto forse è quello che l'ha scattata). 
Allenatore don Pitrinu, Gaspare Paladino, Filippo Zerillo, Diego Di Liberti

Foto di alcune delle formazioni della Unione Sportiva Mazara
Squadra del Mazara da identificare
Riconosco il dott. Nino Tumbiolo (medico sociale) il rag. Michele Agueci e il geometra Nenè Signorello 
Dirigenti e Forze dell'Ordine
Riconosco: Mar.llo Salvatore Cammarata,?, ?, dr Francesco Carmicio, comm.rio Giuseppe Mannino, ?, rag. Michele Agueci, ?, avv. Saro Ballatore, geo.tra Nenè Signorello, ?, dr Nino Tumbiolo

Spettatori al Nino Vaccara durante una partita
In alto a sin: Ignazio Sferlazzo, Zummo, Pippinu Stabile, Pippino Casubolo, Vittorio di Stefano (l'americano) Calia, Michele Agueci, Totò Burgio, Ignazio Serra, Antonino Celere, Nenè Signorello, Pino Giammarinaro (fialeddru), De Gaetano
... e quante donne frequentavano lo stadio!
Riconosco: Totò Burgio, Ciccio Boscarino, Tullio Saffiotti, Giacomino Romeo, Jo Jo Di Giovanni

1957 Libertas
Giovanni Serra, Salvatore Burgio, Alagna, Nuccio Lamia, La Fata, Giannino Gucciardi, Francesco Spina, Pino Rubino, Filippo Mauro, Peppe Del Franco, Franco Gunnella

08 febbraio 2007

La Chiatta

Sarebbe stato ingeneroso, in questa vetrina di beni perduti, non occuparsi della chiatta, il più pittoresco mezzo di locomozione della nostra città. Non si conosce esattamente la data della sua costruzione, nè il suo primo proprietario.

Nei vari periodi - Primi del Novecento

anni Sessanta

Pino La Fata (pullover a strisce), Baldassare Asaro, Flora Lojacono Bucca (con i libri), Ingargiola Di Maria e il fratello (biondo)

Riconosco: Casale, Giovanni Modica (vigile urbano), Giacalone (vigile urbano), Giovanni Asaro (Scaminaci), Marco Tumbiolo (la morte)

E' stata per anni regina indiscussa del fiume Mazaro. Da attendibili fonti orali ho appreso che venne costruita nella seconda metà dell'ottocento. Essa serviva per collegare le due sponde del fiume ed è stata per molti anni per gli abitanti del rione Transmazzaro, quelli di addrabbanna la chiatta, un ponte mobile di grande utilità che consentiva di bypassare gli altri lunghi percorsi alternativi. Realizzata con lo stesso legno usato per le imbarcazioni, al suo interno aveva delle camere d'aria che ne consentivano un sicuro galleggiamento e una spedita navigazione. Essendo sprovvista di un motore, per la traversata, era necessario tirare una robusta fune le cui estremità erano fissate a due strutture collocate ad hoc e stabilmente fissate a terra nelle due sponde. Sulla fiancata anteriore e posteriore erano collocati due grossi copertoni che consentivano d'attutire l'urto nella fase d'attracco. Nel tempo diversi sono stati i suoi proprietari. Il primo di cui si ha notizia fu Nino Mangiaracina (1890). Nel 1908 l'acquistò Ciccio "tornabene" al secolo Francesco Seidita, che la cedette ad Antonino Piazza, nativo di Balestrate, ma proveniente da Alcamo, che acquistò un edificio al Tranmazzaro e la chiatta. Egli trasferì poi la proprietà al figlio Giuseppe. Da questi la rilevò Vito Catalano. In seguito fu venduta a Michele Bua, d'origine marsalese. Quest'ultimo la cedette a Vito Tumbiolo. Per la traversata bisognava pagare un modesto pedaggio (la prima tariffa nota fu di due soldi). Mi è stato raccontato un aneddoto, a tal riguardo; durante la Grandi Manovre del 1936, giunse in visita ufficiale nella nostra città, il Re d'Italia, il quale durante l'ispezione al porto canale, vedendo la zattera, volle attraversare il fiume. 
(il re transita in auto)
Vedendo pagare come un comune viaggiatore, ebbe dal conducente la seguente risposta: "Maestà, lassati iri, ni passanu tanti macabunni...". Ricordo, essendo stato un giornaliero fruitore della chiatta, alcuni capitomboli compiuti da persone ritardatarie che, mentre la zattera prendeva il largo, in un estremo tentativo di non perdere la corsa, tentavano di battere il record di salto in lungo, finivano in acqua e finivano per fare un bagno non previsto. Nel periodo nel quale si pagava il pedaggio il passeggero non era obbligato a tirare la fune, ma a volte per l'eccessivo numero di trasportati o per le avverse condizioni atmosferiche il gestore era costretto a chiedere la collaborazione. Uno degli ultimi che si occupò della zattera fu, Vitu la morti al secolo Vito Tumbiolo, così chiamato allo scoppio di una bomba, rimanendo mutilato di un braccio. Con lui il traghettamento divenne gratuito e per il suo sostentamento chiedeva, ai marinai delle piccole imbarcazioni, un contributo in natura, rappresentato da una modesta quantità di pesce, che spesso rivendeva. Durante le ore diurne il traffico era generalmente continuo , mentre durante quelle notturne, bisognava essere fortunati e trovare la zattera ormeggiata nella sponda giusta, altrimenti o si aspettava a lungo o spesso bisognava desistere e prendere la strada per il ponte. A volte dato che il porto canale dava riparo alle imbarcazioni, si verificava che qualche peschereccio in transito, dovendo attraversare ed essendo la chiatta d'ostacolo, costringeva i passeggeri a buttare a mare la fune che veniva poi ripescata con un bastone con un gancio, dopo il passaggio della barca. Una volta ricordo che, essendo un giovane medico del Pronto Soccorso dell'ospedale Abele Ajello, mi capitò di assistere, quasi contemporaneamente, trentadue bambini che erano finiti in acqua. Accadde che, mentre traghettavano, un'imbarcazione, la "Graziella Manciaracina", al ritorno d'una battuta di pesca, a causa di un guasto all'apparato frenante, entrò a tutta velocità (oltre dieci nodi) nel canale urtando anche sui lati altri natanti procurando loro seri danni, infine speronò con inaudita violenza la chiatta creando un pandemonio.

Alcune delle piccole vittime del tragico incidente del 30 aprile 1971, alle ore 8,00 tratte dal Giornale di Sicilia dell'epoca

Tutto finì fortunatamente senza conseguenze, poiché, con il tempestivo intervento degli adulti presenti nella piazza del Mercato del pesce, s'impedì che si consumasse una tragedia. Di tanto in tanto, a causa di danni da usura o per danneggiamenti dovuti al maltempo o al marrobbio (1930), la chiatta veniva tirata a riva, nei cantieri navali, per le riparazioni del caso ed allora un personaggio caratteristico lu 'zu Petru Ciarantonio, alias Pietro Giacalone, si trasformava in novello Caronte e pensava lui a traghettare le persone con la sua variopinta barchetta. Negli anni settanta, col diffondersi dei mezzi di locomozione, la zattera perse molto della sua importanza e fu utilizzata sempre meno. L'ultima volta che che rimase ferma per riparazioni, fu abbandonata e fatta ingenerosamente marcire.

Il motopesca  Graziella Mangiaracina dopo l'impatto con la chiatta






Folla di curiosi sulla sponda di piazzetta dello Scalo




Piazzetta dello scalo
Folla accorsa a vedere la chiatta affondata

Particolare della folla
Tra la folla: Bartolomeo Lanza, Ignazio Giacalone (lu grecu, lu catanisi)


Ecco l'aspetto della Chiatta dopo lo speronamento



Il ponte sul fiume Mazzaro

28 ottobre 1928 - Anno VII
Il cav. Ferranti durante la cerimonia d'inaugurazione taglia il nastro. 
Si distinguono il vescovo mons. Nicolò Maria Audino, alla sua destra il vicario generale don Giuseppe Accardi ed il progettista ing. Francesco Pisciotta, di Castelvetrano. La gara d'appalto per la costruzione del ponte fu vinta dalla ditta Anonima Cementi Armati, dell'ing. Assereto di Genova. La struttura consentì un notevole miglioramento del transito e del collegamento della vecchia città con il nuovo quartiere del Tranmazzaro, che si andava espandendo a macchia d'olio. Consentì anche i collegamenti con la nuova e bella (allora!) spiaggia di Tonnarella. A questa struttura, allora uno dei simboli della città, si legano tanti ricordi di generazioni diverse di mazaresi. Fu realizzata con criteri moderni (per l'epoca) e soprattutto con molta serietà professionale, rispettando il capitolato d'appalto fin nei minimi particolari. Un tempo le cose si progettavano per durare, il consumismo sfrenato e le varie tendenze speculative erano ancora in itinere. Le due arcate pur essendo solidali tra di loro non lo erano con la possente base e le loro estremità si adagiavano su delle superfici d'appoggio convesse consentendo alle arcate stesse di oscillare, durante le continue variazioni di temperatura, senza creare problema alcuno. Nella metà degli anni sessanta fu deciso, assurdamente, di demolirlo, ritenendolo erroneamente insicuro. Le possenti arcate (che potevano benissimo essere restaurate) mostravano superficiali lesioni, create da infiltrazioni d'acqua che avevano fatto ossidare qualche barra di ferro della sua struttura in cemento armato, e di tanto in tanto cadeva qualche pezzetto di cemento, staccatosi, sull'asfalto, per il resto era immacolato. I tecnici incaricati della perizia e della conseguente cervellotica decisione, fecero una magra figura, infatti, le loro previsioni si rivelarono inesatte e ci vollero molti più soldi del previsto per la sua demolizione che per la realizzazione dell'attuale misera struttura, già instabile e cedevole. Il caro vecchio "pachiderma" non ne voleva sapere di abdicare e vendette cara la sua pelle. Noi abbiamo assistito impotenti ed increduli al suo lento calvario e una indescrivibile rabbia ci pervadeva, non avremmo voluto veder soccombere un vecchio e sicuro “amico”, per molti di noi è stata una vera ed ingiusta esecuzione. Quando furono rimosse con immane fatica, anche per la modestia dei mezzi meccanici di allora, le ultime macerie, per noi furono giorni di tristezza e di rimpianto. La perversa logica demolitiva e non conservativa (come sarebbe stato opportuno) che ha guidato i poco lungimiranti amministratori della nostra città commise l'ennesimo scempio impunito e cominciò ad intravedersi l'incubo della speculazione politica, finalizzata a interessi personali e non collettivi. Tangentopoli era in embrione! 


Anni Trenta
Fotocopia di un'immagine del Ponte in costruzione

1933
Il ponte sul fiume Mazzaro fu realizzato grazie all'interessamento dell'on. Nicolò Tortorici, eletto nelle liste del Partito Socialista Riformista Italiano nella XXIV Legislatura (1913/1919). Egli, assunto l'incarico di sottosegretario di Stato per la Marina, ne propose la costruzione. A lui è stata dedicata una via cittadina. Altri inellettuali cittadini sostennero politicamente tra i quali il prof. Nino Sammartano, che rivestiva prestigiosi incarichi nel Ministero della Pubblica Istruzione.

Un'opera imponente, un tipico esempio dell'edilizia del ventennio fascita.

Anni Quaranta


Anni cinquanta - Come si transitava per andare al Transmazaro


Quando la città era ancora a misura d'uomo

Anni Sessanta


prima della demolizione

Interruzione del transito per la demolizione
Inizia il Calvario...

1965
Per consentire la continuità del passaggio, prima della sua definitiva demolizione, il Genio militare collocò, due ponti removibili permettendo i due sensi di marcia. Questo è quello che consentiva l'arrivo al rione Transmazzaro, l'altro più a valle ne facilitava l'uscita