“ A quest’ora avrai letto la circolare dell’On. Aldisio inviata a tutte le sezioni: Come vedi ci stiamo mettendo a lavoro, molto, molto tardi in verità, ma pazienza, meglio che mai. La battaglia che dobbiamo affrontare è quanto mai aspra e combattiamo sapendo di cadere. Pure sarebbe somma viltà ritirarci e non dire a quanti ancora amano la libertà una nostra parola di fede e di fierezza in mezzo a tanta viltà. Noi usciremo dalla lotta diminuiti di numero nei nostri rappresentanti politici, ma avremo almeno (si spera) un gruppo parlamentare più omogeneo e resistente alle lusinghe del dittatore. E’ una triste ora la nostra: il presente è infido e nemico, lavoriamo per un domani che potrebbe anche essere prossimo se il popolo italiano si sveglierà. Domenica mattina, con il primo treno mi recherò ad Alcamo con Bologna per abboccarmi con gli amici e vedere la nostra reale situazione in quel centro. Se tu vorrai incontrarti con me, mi farai cosa grata. Desidero però che si mantenga il segreto di questa mia andata in Alcamo, perché io mi aspetto delle rappresaglie da parte di qualche avversario per togliermi la scuola.”
Citazioni dal libro di Giuseppe Rossi: “Gaspare Morello”
“Gaspare Morello è stato soprattutto un uomo “d’azione”: oggi diremmo un manager scolastico, un grande organizzatore, un animatore culturale e sociale, un autorevole e convinto educatore, un politico discreto, un promotore di iniziative socio-assistenziali; ma soprattutto è stato un “servitore” delle comunità in cui si è vissuto e di cui ho fatto parte.
(…) E quando Don Sturzo fonda il PPI, il 18 gennaio 1919, con il famoso appello “A tutti gli uomini liberi e forti”, Gaspare Morello ne diventa un attivo primo segretario politico a Mazara su invito personale dello stesso Sturzo.
(…) Dopo l’8 settembre 1943 con l’annuncio ufficiale dell’armistizio del governo Badoglio con gli angloamericani anche l’anno scolastico 1943-1944 subisce un andamento irregolare, condizionato fortemente dalla situazione politica e militare.
Il Liceo Classico ne risente e le lezioni scolastiche si svolgono in modo irregolare a causa anche delle difficoltà che incontravano gli studenti dei paesi dell’entroterra fermano nel recarsi a scuola oltre che per paura dei bombardamenti.
Per opera di Morello, il Liceo Classico diventa la sede di riunioni clandestine degli antifascisti fermani per preparare la successione politico-amministrativa al regime fascista.
Alle riunioni partecipavano, fra gli altri, Nicola Ciccolungo, ex-deputato del PPI e futuro sindaco e deputato all’assemblea costituente, e poi senatore della Repubblica 1948, il Prof.Vittorio Girotti, il prof. Giuseppe Giammarco, che verrà nominato dal Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale, primo sindaco di Fermo dopo la Liberazione (1944-46), il Dott. Benedetti, ispettore scolastico, il prof. Mario Santoro, insegnante di puericultura nel liceo, ricercato dalla polizia per le sue idee antifasciste.
Nell’Ottobre del 1943 si costituisce anche a Fermo Comitato di Liberazione Nazionale, alal cui Presidenza viene proprio chiamato Gaspare Morello, unico prete in Italia a dirigere un tale organismo.
Nello stesso mese, il giorno 5, Morello viene arrestato dai carabinieri e su intervento dell’ArcivescovoNorberto Perini, succeduto a Mons. Attuoni nel gennaio 1942, viene liberato due giorni dopo.
In qualità di Presidente del CLN teneva i collegamenti anche con molti sacerdoti delle parrocchie diocesano, in particolare con Don Roberto Massimiliani, parroco di San Gregorio a Fermo, con Don Tommaso Mariucci, parroco di Santa Lucia, con Don Clario Pallotta, parroco di Porto San Giorgio, con Ugo Lattanzi, parroco di Campo Filone, con Padre Antonio Galli, padre di San Francesco a Fermo.
La presenza ed il ruolo del nuovo vescovo, Mons. Perini, nella diocesi fermana dopo l’8 settembre si fecero sentire nei confronti dei dirigenti locali del fascismo.
(…) Gaspare Morello è presente attivamente nella organizzazione della liberazione della città di Fermo dalla occupazione tedesca.
La liberazione avvenne il 20 Giugno 1944, con l’ingresso in città dei soldati del contingente polacco, guidato dal Gen. Bronislaw Duch”.
Il 30/03/2026 si è svolto un incontro intenso e carico di significato quello che a Fermo nella sala convegni del consultorio “Famiglia Nuova”. Protagonista dell’incontro è stata infatti la figura di Don Gaspare Morello, sacerdote mazarese e protagonista della Resistenza, la cui vita è raccontata nel libro di Carlo Bronzi dal titolo “L’azione è il polso dell’universo”. Proprio nei locali che hanno ospitato la presentazione si riunivano in clandestinità i membri della Resistenza fermana: un dettaglio che ha reso il momento ancora più evocativo, riportando simbolicamente Don Morello nei luoghi della sua azione e del suo impegno.Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Fermo, Don Morello è stato una figura capace di unire fede, coraggio e spirito civile, lasciando un segno profondo tanto nella comunità marchigiana quanto nella sua città d’origine, Mazara del Vallo. Un sacerdote che ha saputo costruire ponti, mettendo al centro della propria missione i valori della libertà, della solidarietà e della giustizia.All’incontro hanno preso parte numerose autorità e rappresentanti istituzionali. Presenti, tra gli altri, l’ANPI di Mazara del Vallo con la presidente Tiziana Giacalone, la vicepresidente nazionale Mari Franceschini, oltre a Maurizio Blasi che ha curato la regia del dibattito.
Durante il ventennio fascista, dal 1923 la celebrazione della Festa del Lavoro fu anticipata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma, divenendo per la prima volta giorno festivo (ma in tutte le altre nazioni era rimasta una tradizione intatta). Pertanto, le celebrazioni popolari del Primo Maggio erano clandestine, con manifestazioni simboliche, volantini e scritte sui muri per resistere all'opprimente controllo fascista.
Il Primo Maggio del 1937, si è celebrata in tutta la nostra nazione la Festa del Lavoro anche se era un periodo di regime fascista che aveva cercato di ostacolare o reindirizzare le manifestazioni dei lavoratori.
Nella nostra città un pugno di audaci cittadini sfidò l'ire dei gerarchi fascisti e la potenza degli arroganti capitalisti italiani, facendo comparire al vento sul pennone dell’Arco Normanno di piazza Mokarta la bandiera rossa, simbolo del lavoro e delle lotte degli sfruttati, inoltre tutte le mura della città erano state tappezzate da scritte inneggianti al Primo Maggio, alla Libertà ed alla Festa dei Lavoratori. Immediata e violenta fu la reazione del regime e furono immediatamente arrestati e perseguiti i responsabili di tale “atto eversivo”, ed esattamente:
Matteo Asaro (falegname)
Nicolò Modesto (falegname)
Francesco Russo (contadino)
Vincenzo Giametta (sarto)
Antonino De Gaetano (venditore ambulante)
Vito Giammarinaro (pittore)
Filippo Certa (pittore)
Matteo Certa (pittore)
Benedetto Costanza (barbiere)
Vincenzo Pernice (contadino)
Pasquale Clemensa (operaio)
Salvatore Reitano (elettricista)
Catalano, Manzo, Asaro, e De Gaetano a 5 anni di carcere
Giametta, Russo, Certa Matteo, Costanza e Modesto a 4 anni.
Gli altri rimasero latitanti o furono prosciolti.
Molti erano i comunisti tra i disobbedienti ed è per questo che nella ricorrenza del Cinquantenario di questi avvenimenti il P.C.I . volle ricordare, per onorare la memoria di questi uomini, semplici lavoratori che negli anni più bui della tirannide fascista vollero mantenere viva la fiaccola della speranza e della libertà mettendo a repentaglio la propria vita e il loro avvenire, con una eclatante manifestazione popolare, come descritto chiaramente da questo semplice ma significativo volantino.
Ho ritenuto doveroso rendere noto questo significativo episodio perché i posteri sappiano che anche la Mazara democratica ha partecipato alla lotta antifascista, e questo ardimentoso episodio rappresenta la punta dell’iceberg di un disegno più ampio.



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