Visualizzazione post con etichetta Amici scomparsi III. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amici scomparsi III. Mostra tutti i post

20 aprile 2009

Pippo Bologna 1943 - 2013

Un'altra foto si aggiunge all'ormai lunga sequenza d'immagini che vanno ad accrescere la mia toccante galleria. Ogni volta che un nuova cara persona vi trova posto, il dolore, l'angoscia, la mestizia, il rimpianto raggiungono vette indicibili. Trovare sempre, parole nuove per descriverne i sentimenti diventa una vera e propria impresa. Con Peppe (per me era Peppe), eravamo amici ma non troppo. Non ci legava un rapporto fraterno, profondo, come raramente d'altronde avviene nella nostra esistenza terrena, ma esisteva una leale conoscenza e una stima reciproca che risaliva sin dai tempi del Liceo. Le fasi alterne della nostra vita, legate al nostro vissuto e alla nostra attività professionale, hanno contribuito a rendere il nostro rapporto altalenante. Ciò non ha impedito di ritrovarci in età matura e di rinnovare la stima condivisa. Ho avuto, anche, la fortuna di essere stato il suo medico di famiglia, fin quando ho esercitato la nobile arte, e di essere stato con lui un sostenitore dell'Avis comunale, che io stesso tanti anni fa ho contribuito a realizzare dal nulla. Nell'associazione, anche se a fasi alterne, egli ha dato il suo contributo, assumendo, in qualche occasione, anche posti di rilievo nella gerarchia gestionale. Il suo carattere era puntiglioso, spigoloso a volte complicato, ma profondamente vero. Ho tentato ma non vi sono mai riuscito d'avvicinarlo alle nuove incalzanti tecnologie, cosa che lui rifiutava incondizionatamente, e sulle quali nessun compromesso era possibile, perché talvolta, sapeva essere testardo. Talvolta le sue prese di posizione sui vari temi affrontati erano di un'intransigenza disarmante perché era molto legato in modo viscerale al passato, alle tradizioni ed aveva dei punti fermi ai quali non intendeva rinunciare per nessuna ragione. Era un inguaribile nostalgico dei tempi andati, la modernità lo "sfiorava" e spesso faceva di tutto per scansarla, ed era fiero di essere un convinto conservatore. Forse mi sono dilungato troppo su alcuni suoi aspetti caratteriali e comportamentali che potrebbero ingannare e proiettare una luce non favorevole su d lui, ma non è questo il mio intendimento, tutt'altro, io ho usato il mio consueto metro, la lealtà e la sincerità, il suo bilancio civile ed umano rimane ampiamente positivo. Era una persona seria, rispettosa delle regole, amante della famiglia alla quale ha dato molto in termini di affetto, benessere ed educazione. Ha trovato una compagna di vita ideale che lo ha seguito nel profondo Sud, che per lui ha lasciato l'amata Vercelli e assieme hanno coronato il loro sogno d'amore ricevendo in dono dal destino due meravigliosi ragazzi, Anna ed Umberto. Nel suo lavoro di docente di Educazione fisica negli Istituti superiori, è stato un esempio di correttezza e professionalità ed io sono onorato di aver condiviso con lui una frazione della nostra esistenza. Addio amico mio! 

Ho trovato recentemente un video realizzato e poi pubblicato da un comune amico, anni prima, dove si vede lui con amici e familiari. E' un banale scorcio di vita sociale, una semplice serata conviviale ma utile per ricordarlo anche de visu

La famiglia riunita per il compleanno di Umberto
Patrizia Bossola, Peppe, Umberto e Anna

Foto Davide Castelli

17 aprile 2009

Salvino Catania (1945 - 2013)

... a volte mi dimentico d'essere vivo! 
Una figura sui generis, amico da sempre. Sono stato il suo medico curante per quarant'anni. Il povero Salvino è stato sfortunato, una perversa malattia l'ha portato a vivere da barbone e ad essere incontrollato ed incontrollabile. Tutti i tentativi fatti da familiari ed amici per cercare di “aiutarlo” sono stati infruttuosi. Lui non ascoltava nessuno tranne se stesso, nel bene e nel male. Viveva libero come l'aria ma con il tempo si era ridotto a condurre un'esistenza animalesca, in una abitazione senza luce, senza acqua corrente e senza la pur minima forma di igiene personale ed ambientale. Regolarmente veniva prelevato da organi assistenziali comunali che lo ripulivano lo rimettevano in sesto ma solo per poco, perchè dopo poco tempo lui ripiombava nell'abbandono esistenziale più dissennato. Con me aveva un rapporto particolare, nei momenti di piena lucidità, quando la sua fervida intelligenza lo guidava, veniva a chiedere pareri professionali e non solo, ma quando il “demone maligno” che guidava i suoi momenti di franca patologia demenziale prendeva il sopravvento, non ascoltava più nessuno. D'ufficio veniva prelevato dalle forze dell'ordine che lo portavano nel reparto di psichiatria dove veniva momentaneamente accudito e rimesso in carreggiata, ma alla indispensabile dimissione, la sua autonomia gestionale non era sufficiente per consentigli di condurre una vita “normale”. Si potrebbe riempire un intero volume sugli aneddoti legati alla sua tormentata esistenza, ma sarebbe impietoso farne menzione perché, quasi sempre, certe sue reazioni e certi suoi comportamenti erano indipendenti dalla sua volontà. Non voglio addentrarmi nel commentare la sua "altalenante" opera e le sue capacità artistiche perché il mio parere sarebbe non qualificato, però ricordando le sue opere giovanili il talento potenziale c'era e sicuramente non ha potuto emergere ed esprimersi appieno, a causa della sua crudele e limitante malattia. Una fine triste l'avevo presagita e spesso lo avvertivo perché essendo sopraggiunta, anche, una cardiopatia ischemica cronica e una ipertensione arteriosa ed essendo lui in balia di se stesso, cioè non essendo in grado di seguire una corretta terapia, gli dicevo che qualche volta sarebbe finita male. Ma non male come è successo. Una fine immeritata e impietosa l'ha colpito in un modo inumano. Un epilogo inimmaginabile. Addio mio caro amico, spero che tu, adesso, possa trovare la pace che ogni umana creatura merita. 
(Ulteriori notizie su: http://pinum.blogspot.it/2007/06/salvino-catania.html#links)

15 aprile 2009

Vito Marino 1930-2014

Ci separavano diversi anni, ma il suo spirito giovanile, il suo innato senso dell'humor e la sua frenetica voglia di agire gli consentiva grazie, anche, ad una verve immensa, di colmare questa effimera distanza. Ci legava una reciproca stima e un profondo affetto che nel tempo si è sempre più consolidato. Un grande amico, non certamente riferito alla sua mole, ma alla sua bontà d'animo, alla sua generosità e alla sua immancabile disponibilità.
Sono stato il suo medico di famiglia sin da quando mi sono laureato e per lui non sono mai andato in pensione. Quando aveva bisogno o voleva un mio parere, sapeva che poteva contare su di me e mi veniva a trovare a qualsiasi ora. La porta di casa mia, per lui era sempre aperta. Ho di lui e con lui tanti momenti bellissimi e significativi archiviati in modo indelebile nella mia memoria, che rimangono un meraviglioso patrimonio personale che custodisco gelosamente. E' stato un infaticabile lavoratore. Da autotrasportatore prima e da illuminato imprenditore dopo, ha realizzato una invidiabile posizione economica, nel campo del commercio dei Generi alimentari. Anche se era una persona intelligente e un uomo navigato, che coglieva al volo qualsiasi input tu gli proponevi, è stato tradito da un suo "pregio", la sua grande magnanimità, che lo ha portato a fidarsi di persone che, invece di mostragli eterna riconoscenza, l'hanno deluso e tradito, sino a danneggiare seriamente la sua attività aziendale, non consentendogli, tra l'altro, di raggiungere vette più elevate, che le sue innumerevoli doti e le sue ampie capacità gli avrebbero certamente consentito.
Ha amato intensamente Caterina, che gli ha dato due figli gemelli Alessandro e Marina, quest'ultima gli ha regalato tre meravigliosi nipotini, di cui andava fiero. Il rapporto con la mia famiglia e in particolare con i miei figli era di tipo parentale. L'affetto che nutriva per essi era concreto e sincero, e veniva ricambiato con la stessa intensità.
Il solito ingannevole ed impietoso male l'ha annientato. Ho il rammarico di aver appreso tardi della sua dipartita pertanto non ho potuto presenziare ai suoi funerali, ma lui sa che non sarei mai mancato se avessi saputo. Addio mio "grande" amico!

14 aprile 2009

Liliana Pinta 1949-2014


Una cosa è certa, arcana, inesorabile, inarrestabile, l'impietosa e tetra Grande Falciatrice, prima o poi ci assalirà e ci travolgerà senza riguardo alcuno. Il modo d'affrontare questa poco seducente evenienza rivela, a guisa di una speciale cartina di tornasole, la dimensione e la personalità di ciascun trasmigrante.
Il trapasso è il momento risolutivo della nostra fugace esistenza, ne è l'imprescindibile coronamento, quello che le dà senso e valore. Questo assunto Liliana lo aveva ben chiaro ed ha affrontato l'enfatico momento di transizione nel modo più pacato e dignitoso concepibile da mente umana. Preso atto del suo ineluttabile status ha voluto, consciamente (finché le forze glielo hanno consentito), trascorrere il suo ultimo lembo di esistenza terrena circondata oltre che dall'amata famiglia e dai suoi cari parenti, anche, dagli amici più intimi con i quali ha condiviso, in modo stoico ed ammirevole i preparativi per il suo incalzante viaggio.
Ho goduto del privilegio di essere stato nel novero dei suoi amici apprezzati. Pur avendo avuto per molti anni quotidiane frequentazioni con la morte, per ovvi motivi professionali, mi sono sempre rifiutato di banalizzarla e al suo cospetto ho vissuto, talvolta, momenti complicati, intensi, intrisi di pathos ma, non vi nascondo, che sono rimasto turbato e spiazzato dal modo temerario e determinato con il quale Liliana ha fronteggiato l'implacabile nemico.
Quando ci recavamo a farle visita, ci accoglieva nel suo elegante salotto, e ci intratteneva da indiscussa protagonista; la morte non era occultata e l'atmosfera imperante era di compassione, di tenerezza e di profondo rispetto. Una frase da lei pronunciata, in una di quelle occasioni, è più eloquente di tanti discorsi “... io sono una che per tutta la vita ha dimostrato di avere gli ”attributi”, perché non dovrei continuare ad averli sino in fondo?”. Ineccepibile! Non ha avuto esitazione alcuna, e nemmeno in questa singolare ed estrema circostanza ha voluto cedere il passo e tradire la sua possente personalità.
Quella che ne scaturisce è una rara testimonianza di sconvolgente verità, la rappresentazione del suo incredibile spessore morale ed umano, una lezione di vita che deve stimolare in noi riflessioni, dubbi e presa di coscienza. Ma il messaggio più prezioso ch'essa lascia in eredità a tutti noi è che coloro i quali stanno per morire hanno molto da insegnare a chi continua l'umana avventura. In che modo affrontare la morte, come morire? Se potessimo scegliere un'univoca risposta, allora sono poche le testimonianze capaci d'ispirarla, con la forza e la dignità del suo esempio.
L'ho conosciuta in tenera età, in quanto amico delle sorelle maggiori, e sin d'allora si faceva notare per la spiccata intelligenza e per un caratterino alquanto speziato. La sua impetuosa vita sentimentale, talvolta trasgressiva, è stata altalenante ma certamente piena e vissuta intensamente, coronata dall'arrivo della sua amata Alessia. La sua vena religiosa e caritatevole ha raggiunto cime elevate quando ha deciso di adottare l'adorato Michele, con la consapevolezza delle difficoltà cui andava incontro, ma non ha esitato un attimo e contraddicendo qualche incredulo si è rivelata una capace madre-coraggio che con caparbietà, grande dignità e spirito di sacrificio ha ricoperto fino in fondo, ed oltre, quell'arduo ruolo.
Ammirevole esempio di emancipazione femminile. E' stata una brillante scrittrice, un'ottima giornalista e una colonna portante di una rete televisiva locale, dai microfoni della quale ha spesso sferrato meritati attacchi alla classe dirigente e alla sopita società mazarese, percorrendo e scuotendo trasversalmente parecchie delle stagnanti problematiche sociopolitiche. Ma il massimo del suo entusiasmo e il meglio della sua verve l'otteneva nella conduzione dei talk show e dei vari programmi d'intrattenimento, dove rubava la scena a qualsiasi interlocutore. Non ha mai trascurato la sua principale attività lavorativa che la vedeva impegnata come dirigente di un settore di rilievo presso l'azienda Pinta e Zottolo.
Ha amato, e come non poteva, il teatro, recitare è stata un'altra delle sue innumerevoli passioni.
A tal proposito voglio solo accennare ad un mio indimenticabile ricordo giovanile di lei come attrice. Abbiamo recitato assieme nell'anno della mia maturità liceale. Per la tradizionale festa di fine anno, era consuetudine realizzare una rappresentazione, per lo più una commedia, il regista si trovò in difficoltà per la scelta di una delle protagoniste, di una ragazza che potesse recitare una determinata parte, qualcuno fece il suo nome e pur frequentando essa la quarta ginnasiale, fu scelta ed accolta tra noi “grandi”. E' superfluo dire che riuscì con la sua disinvoltura e bravura a conquistare tutta la platea, mai dimenticherò quei momenti sereni e spensierati. Duttile, imprevedibile, anticonformista, concreta, carismatica, non credo che con pochi aggettivi si possa esprimere il suo estroso e poliedrico modo d'essere. Una donna vera non priva di contraddizioni ch'è riuscita a colmare la sua vita a tal punto che il tempo con lei era sempre in debito. Pur essendo già convolata a nozze col rito civile, ha voluto suggellare, quasi presagendo l'esiziale imminente futuro, il suo sogno di cristiana convinta e osservante e sposarsi con il suo amato Pino, in chiesa. In quella circostanza, in uno scenario che solo la magnifica Basilica Cattedrale poteva offrire, l'ho vista più che mai, rifulgere di una ritrovata bellezza e di una eleganza abbagliante, tanto da lasciare a bocca aperta tutti gli astanti. Tutto in quella gioiosa circostanza, sotto la sua sensata e criptica guida, fu impeccabile, rimarcando un'altra delle sue innumerevoli doti, quella di manager capace e sopraffina. La sua inesauribile classe in quel fatidico giorno è esplosa inaspettatamente davanti ai nostri increduli occhi e l'ha resa protagonista e regista del suo più grande trionfo scenico.
Voglio conservare di lei questo meraviglioso scorcio esistenziale, nel corso del quale realizzai delle semplici istantanee con il mio telefonino, che lei apprezzò molto, e che voglio qui pubblicare per immortalarla in uno dei suoi ultimi momenti più sereni. Un epilogo così straziante, inaspettato ed imprevedibile, cinto da indicibile sofferenza terminale, al limite dell'umana sopportazione, non può essere affidata a poche battute di strascicato e lacunoso commiato per cui mi esimo dal farlo e mi limito ad un: addio amica cara e sfortunata “la vita è un sogno dal quale ci si sveglia morendo”.




13 aprile 2009

Salvatore Giubilato (1925/2014)

Un'altra grande perdita accresce la triste lista dei mie amicizie più care definitivamente dissolte.
E' venuto meno Salvatore Giubilato. Docente di Lettere italiane e latine, mio illustre insegnante al Liceo classico. Prescelse sin da giovane la militanza politica coltivando nel contempo i suoi interessi letterari (poeta e scrittore) e musicali. Deputato per due legislature al Parlamento siciliano e per tre volte sindaco della nostra città. In seguito divenne anche un mio caro amico! Un giorno mi convocò a casa sua e volle regalarmi alcuni dei suoi scritti (con relativa preziosa dedica). In questa triste circostanza, in omaggio alla sua pregevole opera poetica, ho scelto di onoralo pubblicando una sua poesia dialettale che fa da premessa ad una delle sue tante pubblicazioni in dialetto: "Canti della mia terra"; la ritengo una preziosa lezione di vita!
Addio Salvatore, ultimo dei nobiluomini!



LU VERU SUCU DI STI POESII

Tutti sapemu da chi munnu è munnu

chi la vita di l'omini è 'na rrota.
E si niàtri pinsamu 'n funnu 'n funnu
(ogni gnornu pi lu menu 'na vota)
a ssoccu addivintamu doppu morti, 
nn'avissimu a abbrazzari forti forti

l'unu cù ll'autru senza ipocrisia,

cunsirirannu chi 'st'jornu cci semu
(e tocca ferru pi' scaramanzia)
mentri dumani 'unni lu sapemu.
Pì ffari chissu, 'un cci voli nenti
e campassimu tutti cchiù ccuntenti.

'Un cci fussiru sciarri e ammazzatini

e si campassii megghiu 'nna sta terra.
'Unn avissiru sensu li confini
e 'un ci fussi cchiù 'na sula guerra.
Fra niatri 'un nni sintissimu nnemici
e senza 'ntentu fussimu cchiù amici.

La vita 'unn è tutta rrosi e ciuri;

ma ham' a pinsari chi sulu di niàtri
dipennini l'ammansiri lu dduluri,
chi comu rìcinu li nostri patri
bersaglia sempri la nostra esistenza,
anche si cc'è una certa differenza.

Dici un proverbiu, chi sapemu tutti,

chi ddunni cc'è la chiaja e cc'è l'unguentu
(e li proverbi dànnu boni frutti)
finisci chi 'unn è tantu lu turmentu.
Ma parlannu d'unguentu, comu mai
cu nn'havi picca o nenti e cu cchiù assai?

E' certamente chissa 'unn è giustizia!

Tutti nascemu a la stessa manera;
ma 'un passa tempu e affaccia l'ingustizia!
Cc'è cu purtatu 'n capu a 'na 'nguantera
e cu è arrunzatu; viri chi delizia!
Lu primu, picchì è riccu, è rrispittatu;
l'autru, picchì è scarsu, è disprizzatu.

Ma l'esperienza nn'insigna 'na cosa, 

chi anchi pì ccu soffri cc'è un momentu
in cui la pena puru s'arriposa,
facènnu scurdari lu turmentu,
chi 'unni lassa pi' ccurtu cchiù chi spissu;
e guai di certu si 'un cci fussi chissu.

Perciò 'nna sti mè quattru poesii, 

scritti a la bona e senza presunzioni,
cci pò attruvari quantu tu addisìi
cc'è lu ruci e l'amaru: ma attenzioni!
Anchi si ccà e ddrà cc'è la rrisata,
sapemu chi 'sta vita va canciata.

'Nna 'stu mè libbru cci nn'è p'ogni gustu:

la prima parti nn'aiuta a pinsari
soccu è la nostra vita; e cchiissu è giustu;
la secunna nni fa allianiari;
mentri la terza, chi pari piccanti,
la ponnu leggiri puru li santi.

Chissa l'h'a ddiri; 'un cc'è di scrupuliari

si qualchi fattu pari scannalusu,
si qualchi frasi licinziusa appari.
Chissu picchì è veru purtintusu
lu nostru beddru e amatu diallettu,
chi ppì ttanti rragiuni iu lu rispettu.

La rrispettu picchì mi lu 'nsignaru

quann'era nicu mè patri e mè matri.
E a ssò tempu iddri lu 'mpararu
di li mè nanni, sò matri e sò patri.
Qualsiasi cosa iddru nni fa diri
senza aviri lu scantu d'arrussiri.

Fussi cchiù ttristi assà la nostra vita

si 'un parlassimu 'sta lingua materna.
La smanciceddra e 'na battuta ardita
è comu si vincissi 'na quaterna.
Perciò iu gridu cù lu cori 'n manu:

Evviva lu dialettu sicilianu!

Ora vi lasuu; ma tiniti presenti,

quannu arrivati a la conclusioni,
turnati a la prima parti chi cunsenti
di fari 'nsiemi qualchi rriflessioni
supra li mali di 'sta società.
E lu mè scopu è proprio chissu ccà.