Visualizzazione post con etichetta Amici scomparsi. Mostra tutti i post
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25 febbraio 2009

"De amicitia"

Considerazioni ad alta voce: Dall'amico mi aspetto che condivida l'immagine che ho di un me stesso o, perlomeno, che non se ne allontani troppo. Anche se la sua valutazione è positiva, non deve essere esagerata. Se è troppo favorevole, mi dà l'impressione di adulazione. Se è troppo negativa, se si allontana troppo da ciò che io penso di me stesso, allora non mi rende giustizia e, quindi, contrasta con un'esigenza base dell'amicizia. I due amici, cioè, devono avere delle immagini reciproche, simili. Non identiche, naturalmente, perché allora non ci sarebbe nulla da scoprire, ma senza eccessive dissonanze. Da un amico, perciò, io mi aspetto che non mi fraintenda. Tutti mi possono fraintendere, ma non un amico. Se un amico lo fa, il rapporto si deteriora e inesorabilmente cessa.

24 febbraio 2009

Galleria dei ricordi più cari

"Ci vuole un minuto per notare una persona speciale,
un'ora per apprezzarla,
un giorno per volerle bene,
ma poi tutta la vita per dimenticarla"

Questo esiguo spazio, per me nicchia preziosa, l'ho dedicato ad irripetibili ed intimi momenti personali. Ho deciso, in seguito, di condividerlo dato che, molte di queste immagini e delle notizie che ho riportato, riguardano il vissuto di "personaggi" che, a vario titolo, si sono distinti nella variegata comunità mazarese. Presumo e auspico che a Tizio o a Caio, occasionali visitatori del mio blog, faccia piacere rivederli, ricordarli o eventualmente conoscerli. Il mio post non ha sofisticate ambizioni ma si propone soltanto, di rispolverare la memoria con ricordi, frammenti, briciole, istanti, che il tempo inesorabilmente concorre a sbiadire e poi lentamente avvolge nella nebbia dell'oblio. E' bello ricordare ma, è più importante non dimenticare. Farebbe cosa gradita credo, non solo a me, se qualcuno di codesti internauti approfittasse dell'occasione per rilasciare un commento (in fondo alla pagina lo si può fare) o ci raccontasse un'esperienza vissuta, un episodio significativo, "qualcosa" sulla vita di questi amici.


Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero.
(Paulo Coelho)

Simone Bonanno
Nella mia personale galleria degli amici scomparsi, sin dalla sua creazione, è mancato un amico "speciale" che doveva essere (ed è!), in assoluto, il primo dei miei rimpianti. Ho avuto sempre un intimo travaglio e una grande inquietudine ad affrontare un argomento così delicato e così personale, e questo mi ha sempre trattenuto dal farlo, sino ad ora. Oggi, nella piena maturità fisica e mentale, presa consapevolezza del debito morale insoluto, mi sono deciso, ritenendo irragionevole aver creato uno spazio dedicato ai ricordi di persone care e non collocare tra di essi la persona che più di tutte merita il posto d'onore in questo sito. Non mi inoltro nelle sabbie mobili dell'analisi dei tragici eventi che ci hanno visti protagonisti perché lo ritengo inopportuno e troppo intimo. Esternare il nostro vissuto su una bacheca virtuale potrebbe essere rischioso e servirebbe solo a prestare il fianco a commenti e considerazioni (spesso) superficiali e gratuiti. Troppo esclusivo e delicato l'argomento!. Tengo per me la sofferenza interiore, che mi ha sempre accompagnato durante il lungo cammino della mia vita. Per il suo imperituro ricordo mi voglio affidare ad un breve pensiero che i compagni di scuola hanno voluto pubblicare sul Numero Uno, giornalino dei maturandi del Liceo nel 1964:

A Simone Bonanno

A te, Simone, che spiccando il volo verso l'Eterno, ci hai lasciato immersi nella dura vicenda terrena, vada da tutti noi, maturandi, tuoi amici e colleghi, un ricordo gravido d'affetto e di preghiera. La luce ispirata dal tuo caro volto noi porteremo sempre nelle nostre menti perché, ricorrendo a quella, durante le tappe del nostro cammino, possiamo ricordarci di te, della tua bontà di compagno, della tua diligenza di alunno.


20 febbraio 2009

Pasquale Bellarmino


Un caro amico, studente universitario, iscritto all'ateneo di Firenze. Da bambino venne colpito dalla poliomielite infantile che gli lasciò segni indelebili nel corpo e principalmente nell'anima. Dotato di una grande sensibilità, apparentemente gaudente e felice, non riuscì mai a superare i seri problemi psicologici, legati agli esiti invalidanti della malattia. Lottò ma non vinse la battaglia e alla fine si fece sopraffare dalle tentazioni del male del secolo (la tossicodipendenza), che miete molte vittime tra i giovani. Egli fu uno dei primi a cadere in questa guerra inesorabile. Il suo aspetto, essendo un convinto uomo di sinistra, era sicuramente ispirato da quello del Che. Lasciò un vuoto incolmabile in tutti noi che lo abbiamo conosciuto ed apprezzato.





16 febbraio 2009

Maria Leporelli

Nata a Partanna, aveva trovato l'amore a Mazara del Vallo. Un'impietoso incidente della strada l'ha strappata, giovanissima, agli affetti dei parenti e di chi la conosceva. Amava intensamente la vita. Semplice, genuina, dolcissima, cordiale, bella! Era un diapason umano entrava subito in sintonia con chi veniva a contatto con lei, calamitava immediatamente simpatia e interesse negli altri, che ne restavano irrimediabilmente affascinati. L'inesorabile e impietoso tempo ci ha concesso poco per approfondire il nostro armonioso rapporto d'amicizia e coglierne le sfumature, ma è bastato questo breve e condiviso scorcio della sua esistenza a farla apprezzare come una creatura speciale, un'anima pura,  che sarebbe stata, senza ombra di dubbio, un'amica per la vita. Resterà sempre nei nostri cuori. Di tanto in tanto quando il suo ricordo fa capolino tra le nebbie della stanca memoria, un tristezza immensa mi pervade l'anima al rimpianto per quella giovane vita interrotta e inespressa. Ma il destino inesorabile ha deciso così! 



Sono tre immagini, che ho scattato, in una spensierata giornata nella villetta dai miei suoceri in contrada Bocca Arena e che conservo gelosamente.

14 febbraio 2009

Vito Maria Ballatore

il più caro dei miei amici, scomparso prematuramente all'età di 40 anni (1955-1996)

Architetto stimato ed apprezzato, politico serio e di rara onestà. Innamorato entusiasta di sua moglie Vanda e dei suoi due figli (Rosario e Federica) ai quali ha lasciato un incommensurabile patrimonio di dignità civile e morale di cui essere fieri. Era amato ed osannato dai giovani di cui gradiva circondarsi e per i quali era un continuo punto di riferimento umano, politico e professionale. A scanso di fuorvianti equivoci, Vito era un comune mortale, con tutti i difetti grossi e piccoli che gli uomini hanno, però possedeva delle doti non comuni, universalmente riconosciute, che lo elevavano e lo rendevano speciale: una innata tolleranza che lo portava ad essere, quasi sempre, indulgente e disponibile verso il prossimo, e da ciò derivava la sua umanitas, ovvero, una concezione etica senza confini, basata sull'ideale di un'umanità positiva, fiduciosa, sensibile ed attenta ai valori interpersonali e ai sentimenti.
Per i suoi innumerevoli meriti la Curia mazarese, su proposta dell'Associazione Amici del Museo Diocesano di Mazara del Vallo, da me presieduta, ha intestato, con unanime consenso, a lui, il museo che, con altri amici, aveva gestito e di cui aveva curato professionalmente, anche, il restauro dei locali e la realizzazione espositiva. La sua incrollabile Fede non l'abbandonò mai durante la sua breve vita, nemmeno in quei strazianti ultimi giorni della sua esistenza, quando, un male terribile e impietoso, lo strappò inesorabilmente a tutti noi. Sopportò tutto con sovrumana rassegnazione e mantenne sino alla fine una esemplare dignità.
Ha lasciato un vuoto incolmabile nel mio cuore e in quello di tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo. Non dimenticherò mai la sua dura-dolcezza che riusciva a smontare, sempre e comunque, la mia innata impulsività e la mia, a volte, eccessiva "determinazione". Con lui ho vissuto i migliori momenti della mia vita di relazione, sereni e limpidi, talvolta esaltanti, mai banali, rimasti scolpiti nella mia memoria, sensazioni che solo un'amicizia vera, disinteressata e vissuta intensamente, può concedere. Unico e profondo rammarico, la brevità di questo rapporto, concesso, da un destino impietoso. E' stato e rimarrà un esempio per tutti.
Foto ricordo della cerimonia d'Intitolazione del Museo
15 Giugno 1996, giorno dedicato al nostro patrono. Prima di recarci al vicino Museo per la cerimonia, mons. Emanuele Catarinicchia, vescovo pro tempore, ha voluto deporre una corona di fiori presso la statua di San Vito. La foto riprende autorità civili, religiose e militari presenti.




Terminato il momento religioso, ci stiamo recando al Museo...
... in via dell'Orologio dov'è ubicata una delle entrate laterali
Don Salvatore Cipri, il prof. Giovanni D'Alfio, sindaco pro tempore, mons. Emanuele Catarinicchia, e il sottoscritto nella qualità di presidente dell'emerita associazione "Amici del Museo Diocesano"

Il discorso commemorativo è stato tenuto dal dott. Mario Cajazzo past president dell'Associazione ed amico di Vito
Vanda Ciotta Ballatore, il dr M. Cajazzo, il sottoscritto, alle mie spalle Michele Norrito, Vito Anteri, il vigile cerimoniere Giovanni Modica, l'arch. Vicio De Pasquale, il alto il dr Vito Ballatore, cugino di Vito)

Il sindaco Giovanni D'Alfio, l'on Sergio Mattarella, il comm. di Publica Sicurezza, il capitano de CC, l'on. Salvatore Giacalone e il sottoscritto


Desidero inserire, anche, la mia nomina a Direttore del Museo Diocesano, in quanto rappresenta una fonte documentale (non certo per altri motivi) di valenza storica



L'intitolazione avvenne, per decreto vescovile, il 2 aprile 1996. L'Associazione "Amici del Museo diocesano" dopo quattro anni di attività si sciolse. Da allora le cose per il Museo non sono più andate bene, non voglio per il rispetto dovuto all'argomento trattato innescare polemiche, però concedetemi, almeno, d'affermare che Mazara del Vallo è una città davvero sfortunata!

P.S.
Pur essendo molti ed interessati i visitatori (al di là d'ogni più rosea previsione), pochissimi rilasciano commenti. Nella speranza di stimolarvi in questa direzione, sulla scia dello spirito che mi ha animato in questa esternazione, e nel tentativo di farvi concorrere ad arricchire il bagaglio di notizie su di loro, pubblicherò, due lettere, una inviatami da sua ecc. za mons. Emanuele Catarinicchia alla mia richiesta d'intitolazione del Museo e l'altra di un occasionale visitatore del Museo.


Ill.mo sig. Presidente,
la immatura scomparsa dell'amico arch. Vito Ballatore, mentre ci ha profondamente addolorato, ha lasciato l'esempio luminoso di una vita trascorsa alla insegna dei più alti principi e valori umani e cristiani. La sua provata correttezza morale e la sua alta preparazione professionale posta a servizio della comunità ne costituiscono un esempio da ricordare e un modello da imitare.
Plaudo pertanto all'idea d'intitolare alla memoria dell'arch. Vito Ballatore il Museo Diocesano per la cui realizzazione il caro estinto ha profuso le sue nobili qualità di mente e di cuore.
Allo scopo mi premurerò di emettere relativo decreto. [omissis]
Mons. Emanuele Catarinicchia - Vescovo (26 marzo 1996)

Un'altra lettera mi fu inviata il 2 aprile, nella quale si decreta l'intitolazione.
Gravedonia 26 novembre 1996 

****
Genti.mo Presidente, anche s'è passato molto tempo da quanto conobbi l'arch. Vito Ballatore non avrei mai immaginato sentirmi dire a telefono che è deceduto. Non può immaginare l'imbarazzo che ho provato e l'amarezza per aver perduto l'amico che in terra di Sicilia mi accolse con tanta ospitalità accompagnandomi a visitare, con i miei colleghi ed alunni, la Sua città e il Museo Diocesano.
Tra le tante particolarità custodisco nella mia memoria, durante la visita al Museo è la visione di quel secchiello lustrale di cui l'Architetto andava orgoglioso per l'unicità del pezzo, diceva lui, davanti al quale però promisi che, appena completato il lavoro di ricerca “L'emigrazione in Alto Lario e lo studio di oggetti sacri e paramenti liturgici” avrei inviato il “fratello”. Oggi nel ricordo dello stimato collega invio a Lei la scheda di tale promessa. [omissis]. Caro presidente come lei saprà forti sono i legami che l'Alto Lario, dove da trent'anni lavoro, e l'isola del Giglio, dove sono nato, hanno con la Sicilia. E se per i comaschi è storia di migrati per i gigliesi è storia di commerci marittimi di uva “ansonaca” e pesca di corallo. Questi sono argomenti ai quali Vito Ballatore era molto interessato e sono sicuro costituiranno per noi ulteriore legame e motivo di scambi culturali. E' proprio il caso di dire che sono bastati due secchielli d'acqua santa, oggetti nei quali si materializza la nostra cultura cristiana a far ritrovare le nostre storie ed unire alla radice persone dello stesso paese. 
Nel ricordo dell'arch. Ballatore ringrazio d'avermi letto e saluto cordialmente. 
prof. Giovanni Monti





31/01/2015 
In questo giorno l'on. Sergio Mattarella, grande amico di Vito Ballatore, viene eletto Presidente della Repubblica Italiana. Onorato di averlo conosciuto e orgoglioso di averlo come Presidente, voglio lasciare una traccia di questo evento



Sono riuscito a trovare alcune foto di Vito. Riguardano la sua infanzia, per me sono particolarmente care e ne voglio fare omaggio anche a voi miei affezionati visitatori.
Una festa di complenno in famiglia


Franco Casuccio, Giacomo D'Annibale, Vito Ballatore, Antonino D'Annibale, Gaspare Casuccio


Vito Ballatore, Gaspare Casuccio, Mariuccia Ballatore


Gaspare Casuccio, Salvatore Licari, Salvatore Casuccio, Vito Ballatore, Peppe Pecoraro

13 febbraio 2009

Francesco Boscarino

L'unico vero artista, della nobile arte fotografica, che questa città abbia avuto. Era più grande di me, ma la differenza di anni non l'ho mai notata, grazie al suo spirito giovanile che annullava tutte le distanze. E' stato il grande artefice d'una infinita serie di immagini che hanno fatto la storia documentale della nostra comunità. Mi sono battuto come un leone per fare intestare a lui una Fototeca comunale, dove poter conservare l'inestimabile patrimonio della sua collezione fotografica, ma i politici sono stati insensibili e il suo lavoro è stato perduto irrimediabilmente, anche per la negligenza dei suoi irriconoscenti eredi. Ho vissuto con lui, rapporti quasi quotidiani, perché non c'era giorno che non passassi a trovarlo nel suo atelier fotografico e condividessi con lui momenti indimenticabili. 

Io e Ciccio, negli anni '70
Ci trovavamo ogni domenica allo stadio "Nino Vaccara", io come medico sociale dll'U.S.Mazara e lui come fotografo-tifoso con la grande passione dello Sport e del Calcio in particolare. Ogni lunedì pomeriggio c'era la corsa a guardare le varie vetrine del suo negozio, sito nel centralissimo corso Umberto I, per scrutare la miriade di foto da lui scattate sull'evento, che facevano rivivere per immagini i momenti più salienti dell'incontro calcistico. Quelle certosine ricostruzioni, distribuite in ordine successivo, sotto la sua competente regia, formavano un documentario, ed erano, per tutti, come una moderna "moviola" che consentiva di partecipare, anche, a chi non aveva potuto assistere all'incontro. Davanti a quello excursus fotografico, gli appassionati, si soffermavano parecchio a vedere e rivedere i dettagli che magari erano sfuggiti durante la gara e lì davanti, si consumavano grandi diatribe tra i vari tifosi sui singoli episodi, sulle scelte tecniche, sugli errori dei singoli contendenti. Era un vero "Processo del lunedì"e il viavai verso quelle vetrine, con intensità decrescente durava sino al venerdì, giorno in cui, quasi sempre, Ciccio le toglieva per fare spazio ad altre immagini, magari dell'ultimo matrimonio. (Ricordo, per amor di cronaca che, allora, i mezzi telematici e televisivi non erano quelli di oggi e il calcio minore non usufruiva di grandi attenzioni giornalistiche). La foto che segue è un documento con duplice valenza (dimostra un'altra sua passione). Ciccio era, infatti, un grande appassionato di motociclismo ed era stato pure presidente del Moto Club "Varzi". Nando Villani, comune amico, era anche lui un grande centauro e suo compagno di tante avventure, e tutti amavamo il Calcio cittadino. 

Io Ciccio e Nando Villani in una trattoria di Canicattì
Eravamo andati a vedere una partita tra il Mazara e l'eterno rivale il Canicattì (che per anni lottò contro la squadra canarina per contenderle il primato). 

Io, Ciccio e la mia dolce metà, Angela
1976: Inaugurazione di una mostra nel "Cenacolo di Cultura ed Arte", sito in corso Umberto I, intitolato a Giuseppe Boscarino. Per anni fu (purtroppo non esiste più) un luogo dove si riunivano gli intellettuali mazaresi, che Ciccio metteva a disposizione, a titolo gratuito, agli artisti per qualsiasi tipo di manifestazione culturale. 

Cenacolo di Cultura - I miei amici più "grandi"
Angela Manciaracina, Pino Catalano, Ciccio Boscarino, Gianni Di Stefano, Alberto Rizzo Marino
Se gradite ulteriori notizie sul Cenacolo cliccate qui

1968 - Corso Umberto I- Studio fotografico Francesco Boscarino


Ciccio Boscarino, Ciccio Safina (commercialista ed ex sindaco), Alberto Rizzo Marino (storico cittadino, anche lui ex sindaco)

12 febbraio 2009

Giuseppe Cafiero

Un altro amico caro, che molti di voi avranno, forse, conosciuto, in quanto per anni ha ricoperto il ruolo di cassiere presso la locale Banca Sicula. Anche lui, a modo suo, un personaggio. Questa istantanea l'ho scattata in una delle sue presenze nel mio studio. Per le altri dettagli, se volete, vi invito a cliccare sul questo link

11 febbraio 2009

Giovanni Venezia

Oggi è un giorno triste per me e per tanti amici. Giovanni Venezia, ci ha lasciato. Una persona a me cara, uno spirito liberal, come lui amava definirsi, lasciando aperto con questa definizione lo spiraglio ad una ampia interpretazione del suo socialismo liberale e della sua personalissima visione della politica. Verace, sincero, moralmente integro, ha dedicato il suo vissuto "giornalistico", con la intensa passione che lo contraddistingueva. Sempre alla ricerca di un modello ideale di democrazia che invano sperava potesse realizzarsi, ma rimaneva sempre deluso dalla realtà socio-politica che si appalesava quotidianamente. 
Quanti dialoghi abbiamo avuto su questo argomento! Ma alla fine l'amarezza ci costringeva a voltare pagina, il che ci conduceva, inevitabilmente, a dissertare sulla nostra Mazara.
Prima che un impietoso male lo costringesse all'inattività, ci sentivamo, spessissimo, per via telefonica o su internet, dato che lui viveva a Venarìa, e aveva sempre una fame insaziabile di notizie della sua città d'origine, che non aveva mai dimenticato.
Si dannava e non riusciva a comprendere come mai si fosse ridotta nello stato in cui versa, ancor,  oggi. Aveva lasciato la sua amata terra, per motivi di lavoro (impiegato delle Poste Italiane), e si era trasferito a Torino, dove aveva continuato a coltivare la sua grande passione per il giornalismo.
Aveva ricevuto per la sua laboriosa attività prestigiosi riconoscimenti, tra cui il premio nazionale "Mario Soldati" 2004, per la sezione Giornalismo e Critica, organizzato dal Centro Studi Mario Pannunzio (di cui era socio) con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Il Mario Soldati è un prestigioso riconoscimento che ogni anno premia varie personalità del mondo della cultura che si sono maggiormente distinte per il loro spirito libero, e che è stato assegnato, fra gli altri, a personaggi del calibro di Piero Angela, Paolo Mieli, Indro Montanelli, Sergio Romano e Barbara Spinelli.
Il suo "ilpungolo.com" era diventato un serio punto di riferimento per gli spiriti liberali. La filosofia che lo pervadeva sta tutta nelle parole di uno stralcio di un suo editoriale: “... abbiamo scelto di pubblicare articoli di critica, di fare cultura e dare la giusta informazione; strali non sono mancati nei confronti delle continue deviazioni del costume italiano, delle meschinerie, delle viltà che nascondono false immagini di lusso e guadagno. Alla corruzione dilagante. Non vogliamo, certo, fare il mondo-utopia, ingannevole - ma essere voce ferma perché il semplice cittadino sia soggetto riconosciuto con la sua dignità, di libertà, di amore e di altruismo, sia, in definitiva soggetto al centro di una società rinnovata. Questo sì. E’ nostro obiettivo. Vorremmo essere profeti e riuscire a tanto. E vorremmo anche che quanti profeti si professano debbano fare un profondo esame di coscienza per far sì che lungo la strada che percorrono – la strada di tutti - non venga lasciato letàme, e sporcizia perché è li che viviamo tutti con una parte del cuore che contiene il senso di una società pulita. Idealisti inutili ? No. Alcuni in modo insensato hanno tentato di ghettizzarci ed etichettarci. Si sono ritirati nella loro stalla. Hanno capito che il pungolo.com non è da bollare. Si sono ricreduti.
Il nostro progetto continua e non vuole stare sulle nuvole. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, del vostro consenso ulteriore, del sostegno di spiriti che amano la libertà senza condizionamenti, del suggerimento di esperti e dei consigli di saggi sinceri ilpungolo.com vuole essere “all’altezza della vera coscienza italiana” Potrà esserlo solo con il vostro aiuto concreto. E la certezza del nostro cammino è tale se lo volete voi. Siete, voi lettori, la garanzia della nostra continuità.

Era riuscito a conquistare una vastissima platea di lettori, e quando ci sentivamo, dopo i convenevoli, il suo primo argomento era farmi i complimenti per il mio piccolo blog MazaraCult, e subito dopo, esclamava: a proposito lo sai che oggi ho raggiunto 10.000 contati!
Un amico sincero, non ci vedevamo da svariati anni, ma era come se non ci fossimo mai allontanati. Lascia un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi familiari e degli amici. Una persona che occupa un posto particolare nella galleria dei miei ricordi più cari.

In questa foto che recentemente mi aveva inviato, si notano: Giovanni Venezia, Nicola Vella, Pino Inzerillo, Pietro Consagra, Elena Lombardo Barbera e Irene Marusso, nella veste di cronisti, alla cerimonia di presentazione della fontana di Piazza Mokarta, opera donata dal maestro alla sua città.

1964 - Elezione di Miss Stampa, al Crystal - Miss Margherita Barbera
Gianni Di Stefano (Direttore della Rivista "Trapani") ?, Gino Ingrande (batterista dell'orchestra Brazil)


Elena Lombardo Barbera, Pietro Napoli, Gianni Di Stefano, Margherita Barbera, Giovanni Venezia
e dietro a sin si notano Rolando Certa, Leda Certa

Gianni Di Steafano (direttore della Rivista "Trapani") e Margherita Barbera

Giovanni Venezia, Margherita Barbera, ten. dei carabinieri Murtas, Mariella Billardello, Ignazio Sferlazzo, le sorelle Susanna e Maria Cuttone

Disma Tumminello, Giuseppe Ballatore, Gaspare Pugliese, Francesco Boscarino, Mary Di Stefano, ten. CC. Murtas, Elena Lombardo Barbera, ?, Gianni Di Stefano, Margherita (Mimma) Barbera

10 febbraio 2009

Vito Giacalone

Un'altro caro amico scomparso, un gran signore. Animo nobile, persona di stampo ottocentesco. Più unico che raro. Una delle pochissime persone amata da tutti nell'ambiente dove operava, la pesca e il commercio del pesce. Lascia un vuoto incolmabile nell'ambiente marinaro mazarese. Pur viaggiando su piani culturali diversi eravamo in sintonia perfetta, la sua intelligenza superava ogni barriera. Amava l'arte e la pittura in particolare ed era diventato un attento collezionista. Sembra una frase fatta, ma non è così: se ne vanno prima sempre i migliori

(In questa foto il terribile male lo aveva già vinto. Affrontò gli ultimi giorni della sua esistenza, circondato dall'affetto di tutti, con dignità e consapevolezza. Mi salutò poche ore prima di lasciarci, sempre col sorriso sulle labbra, con uno sguardo di cristiana rassegnazione che non potrò mai dimenticare, quasi a confortarmi per un aiuto che non potevo dargli.)

09 febbraio 2009

Saverio Safina

La vita è una malattia mortale, diceva qualcuno. Alla morte si cerca sempre di non pensare, talvolta, quando capita, osiamo riderci su, nel vano tentativo di esorcizzarla. Ma essa instancabile ci insegue e quando ci si para davanti, nella sua inesorabile indifferibilità, l'universo ci frana addosso. Siamo rimasti impietriti e sgomenti alla infausta notizia che un altro caro amico ci ha lasciato, sia per il fatto, di per sè eccezionale, sia per la sua sconvolgente modalità di attuazione.
Affrontare e cercare di dipanare la complessa figura di Saverio è un compito arduo, anche per chi come me lo conosceva abbastanza, tuttavia la ritengo un'incombenza inevitabile e doverosa.
Cercherò di tracciarne un breve profilo, consapevole di lasciare delle immancabili lacune. Con lui ho condiviso tanti momenti sereni e irripetibili, dalla prima infanzia sino al periodo universitario. Pur non essendo compagni di classe, ma frequentando sempre gli stessi Istituti, come si usava allora, si era un'unica realtà e cessate le lezioni si stava tutti assieme e si condividevano gli stessi spazi e gli stessi svaghi. Poi le imponderabili vicende della vita ci hanno portato a percorrere vie diverse. Lui, conseguita la laurea in Scienze Economiche e Commerciali, ha intrapreso la libera professione lontano dalla sua città natale. Trasferitosi a Roma aveva conosciuto una brava ragazza, si era innamorato e l'aveva sposata, ma la loro unione non era stata coronata dalla nascita di figli. Aveva percorso una carriera, piena di soddisfazioni, con ruoli di prestigio nella prosperosa azienda del suocero. Poi, lentamente, i rapporti con la moglie si sono deteriorati ed è avvenuta la inevitabile e definitiva separazione.
Si ritrova cinquantenne, senza famiglia, senza lavoro e con una limitata disponibilità economica. Dopo vari tentativi infruttuosi di un collocamento professionale, a livelli a lui confacenti, e dopo alcune peripezie, decide di tornare nella sua città natale, presso la sua famiglia d'origine. Avendo, nel frattempo perduto, anni prima, il papà e dopo la mamma, viveva da solo, nello stesso palazzo dove abitavano le sue due sorelle e gli zii. Purtroppo, le vicissitudini attraversate lo avevano, nel frattempo, lentamente ed inesorabilmente trasformato, era diventato una persona "diversa". Non era più quel ragazzo brillante, estroso ed illuminato che tutti conoscevamo. Si era trasformato in un uomo che si andava pian piano e inconsapevolmente spegnendo, provato sia nello spirito sia nel corpo. Soffriva, infatti, di un ribelle diabete mellito e di una lenta ma progressiva sindrome depressiva dalla quale non era più uscito. Il destino non è stato per nulla generoso con lui.
Meritava ben altro sia per le sue grandi doti umane, sia per le sue incommensurabili capacità professionali. Intelletto effervescente e lungimirante, riusciva sempre ad essere un passo avanti agli altri. Possedeva una considerevole apertura mentale e rare capacità intuitive. Forse, a volte, compiva il passo più lungo della gamba, collezionando, anche, qualche insuccesso, ma nessuno è perfetto, e spesso le colpe non erano tutte da addebitare esclusivamente alla sua persona.
Lui che aveva vissuto e realizzato grandi progetti e che aveva avuto contatti con personaggi di grande spessore umano e professionale, alla fine si è ritrovato in questa città di “nani”, dove non veniva compreso e non riceveva il meritato ascolto. I suoi preziosi suggerimenti all'Amministrazione Civica, ai Politici di turno, alle varie Associazioni pseudoculturali rimanevano quasi sempre inascoltati, spesso per la congenita incapacità dell'interlocutore di vederne le potenzialità e la valenza. A volte, triste ed amareggiato mi confidava il suo disappunto, mi chiedeva di collaborare alle "modeste" iniziative di cui ci si doveva accontentare in questo deserto culturale ed io, stupidamente, gli dicevo che per quella strada c'ero già passato... ed invece di incoraggiarlo a non desistere, gli manifestavo tutta la mia ingiustificata e datata rassegnazione. Lui intelligentemente, con modi sempre garbati, perché aveva educazione da vendere, mi mandava a quel paese, continuando diritto per la sua strada e non arrendendosi ad un ingeneroso cammino e cercando, invano, serie collaborazioni che difficilmente arrivavano. Negli ultimi tempi ci eravamo visti e sentiti poco o niente e non conoscevo il suo stato d'animo. Ma desumo che saranno stati, momenti di grande e turbata riflessione, avrà stilato un bilancio della sua travagliata esistenza. Momenti delicati e laceranti per uno come lui che, se avesse potuto, avrebbe conquistato il "mondo" da solo. Idealmente non conosceva ostacoli, nulla era difficile nella sua fertile visione delle cose e se avesse trovato adeguati e opportuni appoggi avrebbe portato a termine esaltanti realizzazioni. Pertanto, così come grande era la sua capacità d'ideazione così enorme sarà apparsa ai suoi occhi la delusione per una vita sprecata e non realizzata appieno e per il venir meno di valide prospettive. La nostra società, modesta e gretta, ha perduto un uomo che poteva darle tanto, ma non è stata in grado di capirlo e di sostenerlo quando ce n'era bisogno. Una società miope di una mediocrità esasperante. La sua autorevole figura avrebbe meritato ben altra commemorazione, da un pulpito certamente più eloquente, ma ognuno di noi ha una soglia oltre la quale non può andare, però, queste mie considerazioni, pur modeste nella dissertazione, almeno, sono sincere e dettate dalla profonda stima che io avevo di quest'uomo. Il cammino tra la vita e la morte non è un cammino omogeneo, assoluto, ma è segnato dall’esperienza del nostro vissuto, spesso cosparso da piccole gioie e da molte grandi disillusioni. Cercare di comprendere le ragioni che stanno dentro la profonda interiorità di ciascuno di noi restano spesso oscure a noi stessi, e le nostre agli altri. Le azioni hanno un senso solo se cerchiamo di coglierne i significati più reconditi. Abbiamo messo in conto la terribile angoscia vissuta nell'ultimo periodo della sua amara esistenza, ma se tentassimo di comprenderla sino in fondo, non potremmo che arrestarci di fronte alla sua scelta. Nessuno, comunque, si può ergere a giudice, nessuno ha i titoli per farlo!
Addio amico mio!

Io e Saverio in una delle tante occasioni culturali



Pino Catalano - Isabella Righetti - Natale Campisi e dietro Saverio Safina

19 novembre 2008

Mario Caruso

Un periodo triste questo per la nostra generazione, tanti amici ci precedono nella dipartita, lasciando tanti ricordi e tanta tristezza in noi che restiamo. Addio Mario. E' deceduto, dopo una lunga malattia, l'onorevole Mario Caruso, deputato al parlamento nazionale nel primo governo Berlusconi del 1994, per circa tre anni, quanto durò quella legislatura. Ha fatto parte della commissione trasporti. È stato consigliere dell'allora ministro Alemanno, che aveva il dicastero delle politiche agricole. Docente ed uomo di cultura, ha scritto un libro ed una trilogia a sfondo politico e di costume. Fin da giovane aderì al Msi e quindi ad Alleanza nazionale dove rivestiva un ruolo nella segreteria provinciale. Infaticabile la sua opera di comunicatore e di stare sempre in mezzo alla gente. Qualche anno fa, diede vita ad "Un cenacolo di cultura" all'interno di un suo immobile, dove la sera era possibile incontrare poeti, scrittori, docenti, giovani appassionati di politica, di storia e letteratura ed anche musicisti. Suoi articoli sono apparsi in diversi giornali sia di partito che indipendenti, scolpiti nella memoria rimangono, come molti mazaresi e cittadini della provincia ricordano, i suoi puntuali e taglienti interventi in trasmissioni televisive. Lascia la moglie e tre figli.

04 maggio 2008

Gianni Cristaldi


Occupa un posto speciale nel mio cuore. Le sue notevoli doti professionali ed umane sono note a chi lo ha conosciuto e non voglio dilungarmi nella loro esaltazione perché so che “barerei”, infatti il sentimento di amicizia che mi legava a lui era del tutto particolare. Da ragazzi con le nostre famiglie, nel periodo estivo, villeggiavano nella stessa zona. Avevamo il muro posteriore dei rispettivi villini in comune. Io e i Cristaldi trascorrevamo quei tre mesi assieme giorno e notte. Un pomeriggio di agosto, sotto un sole cocente, dopo aver pranzato, mi accingevo, a percorrere la consueta strada che mi conduceva al cancello della loro casa. Giunto nei pressi dell'ingresso laterale sento uno strano lamento. In un primo momento lo scambiai per quello di un animale, ma più mi avvicinavo e più assumeva le caratteristiche umane. Entro e lo sguardo mi va su di una vasca di raccolta delle acque che era collocata di fronte all'ingresso e che lu 'zu Turi utilizzava periodicamente per innaffiare il suo giardino. Solitamente era chiusa con un coperchio in lamiera e sigillata con un lucchetto di sicurezza. Quel giorno qualcuno si era dimenticato di farlo. Dopo un attimo di smarrimento noto la testa di un bambino che faceva su e giù nell'acqua. Mi precipito e lo trovo che si dimenava dentro la vasca e che stava per annegare. Le pareti di quel recipiente erano tappezzate con uno strato di spessa vegetazione, tipica delle acque stagnanti, che rendeva viscide le pareti e difficoltoso l'eventuale tentativo di uscita dalla vasca a chiunque, figuriamoci ad un bambino. Subito lo afferrai per i capelli lo tirai su e lo stesi a terra facendogli uscire, con manovre grossolane sullo stomaco, tutta l'acqua che aveva ingerito. Nel frattempo gridavo a squarcia gola ma nessuno mi udiva perché gli altri familiari erano intenti a pranzare e tra le vivaci discussioni e la immancabile tv accesa le mie imprecazioni cadevano nel vuoto. In poche parole gli salvai la vita. In quei giorni mi sentii un eroe, avevo evitato ad un essere umano la morte certa! Chissà, se quell'episodio non contribuì inconsciamente a farmi sceglier la mia futura professione di medico.
Con lui ho avuto un rapporto davvero singolare e i sentimenti che ci legavano erano esclusivi. Non ci frequentavano più di tanto perché c'era una differenza di età che ci portava ad avere amicizie diverse, le nostre vite scorrevano parallele, però ogni volta che, nelle varie occasioni, i nostri sguardi s'incrociavano brillavano di una luce non comune. La sua scomparsa ha lasciato, nella mia esistenza, un vuoto particolare, più intenso, rispetto a quella lasciata in altri amici che lo hanno conosciuto, amato ed apprezzato, dato quell'intangibile legame che ci univa. Mi rimane la parziale consolazione che, il destino crudele mi ha almeno concesso, la fortuita fortuna di avergli donato altri 42 anni da vivere!

03 maggio 2008

Mimmo Pipitone

(21 gennaio 1968 - 18 gennaio 2010)

Più che di amicizia in senso stretto, nei rapporti con Mimmo è più corretto parlare di stima reciproca, tanta cordialità e molti interessi comuni. Lo conoscevo sin da quando era bambino allorchè frequentavo l'edicola che gestiva suo papà Paolo sita in piazza della Repubblica. Di lui ho avuto modo di apprezzare le notevoli doti umane, la sua grande educazione e la sua spiccata intelligenza che egli aveva messo a disposizione prima dell'Arte musicale e poi dell'Arte grafica, campi nei quali aveva raggiunto lusinghieri risultati. Negli ultimi anni, il suo lavoro, l'aveva portato a girovagare per l'Europa. Ultima sede é stata Londra, dove si trovava per seguire un master, un corso di grafica di alto livello. La sera del diciotto a mezzanotte un micidiale embolo polmonare ha stroncato, senza alcuna pietà, la sua giovane vita. Qualcuno lo definiva un tipo scontroso e un pò pignolo. Spesso aveva un difficile rapporto con i suoi committenti. Ma la stragrande maggioranza dei suoi amici lo stimava e lo apprezzava. Forse qualche lato del suo carattere non rispondeva a certi canoni, ma chi è perfetto a questo mondo! Io ho conosciuto soltanto lati positivi del suo carattere che ne facevano una persona preparata, signorile ed affettuosa e così voglio ricordarlo. Addio Pico Antinori, questo è il nomignolo che aveva scelto su Facebook e così voglio salutarlo per l'ultima volta.

02 maggio 2008

Cosimo Gancitano


Le nostre famiglie abitavano in via Luigi Vaccara, la mia al civico 36, la sua al 38. Esisteva grande rispetto e tanta stima tra i nostri genitori. Mai uno screzio o una incomprensione. Una famiglia numerosa, quella dei Gancitano, com'era spesso all'epoca, fatta di persone per bene, tutti marinai, grandi lavoratori. Il papà capitano di motopesca era soprannominato "Cicciu lu prisirenti", forse per la altera figura e la sua forte personalità; la mamma la signora Pietrina era l'anima di quella piccola comunità, instancabile e insostituibile padrona di casa, reggeva il timone come un grande nocchiero. Frequentavo la loro abitazione e sono stato bene con tutti loro, con Matteo, Nino, Cosimo, Bartolomeo, Maria, Giacomina, Margherita, Caterina. Ma il mio compagno di giochi preferito (anche se ero coetaneo con Nino) era Cosimo, di qualche anno più piccolo, vittima sacrificale della mia esuberanza infantile, riusciva a sopportare tutte le "angherie" che da bimbo viziato, ch'ero allora, gli procuravo. Ma lui dotato di certosina tolleranza non mi teneva mai il broncio e il giorno successivo era al mio fianco pronto per una nuova avventura di gioco. Ciò non toglie che io lo stimavo e lo apprezzavo e gli volevo molto bene e lo preferivo, come amico, rispetto a molti altri di quel quartiere. Purtroppo le vicissitudini della vita, non ci hanno concesso di rimarere vicini oltre l'età giovanile. Ci vedevamo raramente, ma quando c'incontravamo era un gioia immensa per entrambi. Dotato di una bontà infinita, io ho conservato di lui un ricordo indelebile, come di una persona di cui andar fieri di averne condiviso l'amicizia.

01 maggio 2008

Vito Giammarinaro (1945-2011)


Come un fulmine a ciel sereno ho appreso della sua immatura scomparsa. Alla notizia sono rimasto pietrificato. Ci lascia mentre trascorreva un sereno momento di relax in quel di Tunisi. Un accidente cardio-vascolare, killer impietoso del nostro tempo, ha tranciato la sua terrena esistenza. Tra le tante amicizie ve ne sono alcune che, rispetto ad altre, lasciano un solco più profondo nel nostro vissuto. Quella, tra me e Vito, è stata una frequentazione che tutti sognano di realizzare, sincera, disinteressata e intensa. Da giovani condividevamo, in una sorta di simbiosi mutualistica il nostro rapporto amicale, io pimpante e istintivo, lui pacato, timido e accomodante. Ci completavamo a vicenda. La nostra frequenza era quotidiana, la mia casa era la sua e la sua era la mia. Aveva ereditato questo suo carattere affabile dalla sua dolce mamma, la signora Notina, altra creatura adorabile, che ci accoglieva come se fossimo tutti figli suoi. I ricordi che mi affiorano sono solo tutti belli, momenti intensamente vissuti con lui, col quale non ho mai litigato, come invece mi accadeva con altri a causa del mio carattere esuberante che si prestava erroneamente ad altrui incomprensioni e mi portava di conseguenza ad eccessi con taluni. Lui mi conosceva profondamente e mi capiva al primo cenno, con la sua pacatezza riusciva sempre a farmi sfogare ma a riportarmi delicatamente nei confini della cosi detta “normalità”. Nel gruppo dei conoscenti era quello più ben voluto per questo suo modo cordiale di rapportarsi con tutti. Il lungo periodo che abbiamo condiviso intensamente subì uno strano arresto il momento in cui conobbe la sua futura moglie, i rapporti si diradarono e inspiegabilmente ci siamo a poco a poco allontanati senza un motivo apparente. Forse il legame che si era instaurato tra di noi era troppo forte e poteva inconsapevolmente influenzare il nuovo vincolo, fondato su altre basi sentimentali, chissà, sta di fatto che a poco a poco non ci siamo più frequentati ma ho sentito a lungo la sua “mancanza”. Poi come accade nella vita, la famiglia, il lavoro, le nuove amicizie colmano i vuoti esistenziali e tutto segue le nuove direttive che il destino inesorabile c'impone. Dopo quella vera e salda amicizia con Vito, non sono più riuscito a crearne un'altra della stessa intensità e profondità. Con la sua scomparsa va via anche una parte di me, perché anche se ci vedevamo raramente, ero sicuro che in qualsiasi momento avrei potuto contare su di lui e sulla sua grande disponibilità. La sua è una perdita per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, se ne va un uomo schietto, buono, affabile, una persona speciale. Lascia alla famiglia (alla moglie Francesca e ai due figli Enrica e Pietro) un grande patrimonio morale di cui andare orgogliosi.



Voglio ricordarlo, con queste foto del 1972, che lo ritraggono nella insolita veste di presentatore, dopo una gara
ciclistica tra dilettanti, sport che lo appasionava tanto.
Da sin: Nuccio Cuttone, il vincitore Gaglio intervistato da Vito Giammarinaro, Natale Russo, Pino Catalano, Massimo Russo



"Avrei potuto": non riusciremo mai a comprendere il significato di questa frase. Perché in ogni momento della nostra vita ci sono cose che sarebbero potute accadere, ma che alla fine non sono avvenute. Ci sono istanti magici che passano inosservati quando, all’improvviso, la mano del destino muta il nostro universo.