Visualizzazione post con etichetta Amici scomparsi II. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amici scomparsi II. Mostra tutti i post

21 aprile 2009

Aldo Frazzetta

Filippo Frazzetta (per gli amici Aldo) 1946 - 2011
Un'altro caro amico, stroncato dal più insidioso e subdolo tra i mali, l'infarto del miocardio, ci ha lasciato (20 febbraio). Sembra un copione già scritto, negli ultimi mesi altri amici hanno subito la medesima triste sorte. Aldo (all'anagrafe Filippo) lascia affrante la moglie Concetta e le due figlie Annalisa e Manuela. Era un amico d'infanzia, tanti bei ricordi mi legano a lui. Abbiamo condiviso molte disavventure. Anche se negli ultimi anni non ci frequentavamo assiduamente, il nostro rapporto, supportato da stima reciproca, era sempre profondo e sincero. Ero il suo medico personale, lui lavorava presso l'ASP, all'ufficio prenotazioni e ci sentivano frequentemente per motivi di lavoro. Mi teneva aggiornato sulle cervellotiche circolari che continuamente l'assessorato emanava. Era una ottima persona, con molti pregi e pochi difetti, svolgeva il suo compito istituzionale con professionalità e soprattutto con grande umanità, quando era nelle sue possibilità aiutava sempre il prossimo. Lascia un vuoto incolmabile nei suoi amici e un indelebile ricordo di simpatia in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarlo.

In questa foto siamo al Long Rifle Club, durante uno dei tanti bellissimi e spensierati Carnevali. Come spesso accadeva eravamo quelli più disposti al sacrificio e alla collaborazione di servizio, in questa occasione eravamo barman.
Angela Manciaracina, Pino Catalano, Aldo Frazzetta e Bastiano ? (il cameriere del Circolo)

20 marzo 2009

Pino Bruno

Un altro caro amico, inaspettatamente ci lascia. Una persona che nel mondo del Calcio locale ha sicuramente lasciato una traccia indelebile, come calciatore prima, come allenatore poi. E' stato anche dirigente e talent scout. Ha militato in altre squadre isolane ed era conosciuto in tutto l'ambiente calcistico regionale. Chi non ricorda il suo humor all'inglese. Le sue battute ironiche e satiriche che avrebbero fatto arrossire anche i migliori umoristi professionisti! Riusciva quasi sempre con una semplice battuta a dire quello che avrebbe, per altri, richiesto lunghi discorsi. Queste dote era innata e non faceva fatica a metterla in atto. Ricordo che, pur facendo l'allenatore, ma a "corrente alternata" (non sempre si riusciva a trovare un incarico, e non era facile vivere solo di quei pochi proventi), crescendo in modo esponenziale le esigenze familiari, s'inventò vari mestieri. Fece il commerciante, meravigliò tutti aprendo in corso Umberto la mitica "Boutique dell banane" una novità assoluta per l'epoca, erano i mitici anni 60 (se non ricordo male). Poi, tirò dal cilindro, la tintoria Diana, che divenne anche un ritrovo di calciofili e calciatori, perchè il calcio ha permeato sempre la sua terrena esistenza. Io ho una marea di ricordi che ci legano e che, in questo istante s'accavallano confusamente nella mia mente. Riusciva sempre a ispirare una simpatia istintiva in tutti coloro che venivano a contatto con lui. Lascia un vuoto incolmabile, oltre che tra i suoi cari (la sig.ra Diana e i figli Silvio, Ettore e Fabio), anche in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo! 
2010 - Memorial "Turi Cristaldi"
Antonio Mangiapane, Pino Bruno, Nicola Cristaldi, Francesco Bica
L'ultimo applauso nello stadio che l'ha visto sempre protagonista

P.S. L'Amministrazione ha il 23/03/2012 intitolato l'area degli spogliatoi a Pino Bruno




19 febbraio 2009

Nicola Noce 1949-2011

Un'altra stella fulgente è caduta dal firmamento delle mie imperiture amicizie
L'ultima mia foto con Nicola

Se c’è un tema eterno, vibrante, sentito in tutte le epoche, a tutte le latitudini, in tutte le culture, un tema veramente universale, questo è di certo la morte. Ci hanno insegnato che essa è la normale conclusione della vita. E' vero, ed é ragionevole e sensato accettarla! Pertanto il trapasso dovrebbe essere un momento di “normale” dipartita, una necessità contenuta nel concetto stesso di evoluzione. Sarà! Ma è innegabile che più vado avanti negli anni e più grande è il dolore che avverto per la scomparsa d'una persona cara. Perché? Forse ad una certa età si comincia ad avvertire maggiormente che la meta è sempre più vicina e quindi il livello emotivo raggiunge vette mai toccate prima e la soglia di sopportazione si abbassa inevitabilmente. Angoscia, smarrimento, dolore indicibile e una percezione di vuoto incolmabile, sono le sensazioni che ha suscitato in me la scomparsa del caro Nicola. Appresa la triste notizia un tourbillon di ricordi, di momenti vissuti assieme sono transitati, in rapida sequenza, nella mia mente. Abitavamo nello stesso quartiere, al Transmazaro, a pochi metri di distanza. Compagni di giochi, di avventure, sin dall'infanzia, abbiamo condiviso anche il periodo universitario, mi raggiunse nella stessa pensione a Palermo (io avevo iniziato prima per motivi anagrafici), pur frequentando facoltà diverse. Dopo la laurea, come fatalmente avviene spesso, il lavoro ci ha diviso. Nicola è andato a vivere a Trapani, io sono rimasto, ma lui non ha mai reciso il cordone ombelicale che lo legava a Mazara, tanto che mi aveva confidato che, andando in pensione, avrebbe voluto acquistare un piccolo monolocale per poter venire, con maggiore frequenza, nella sua amata città. Nel periodo estivo, per diversi anni, ritornava con la famiglia per villeggiare in un bungalow a San Vito e per quei due mesi si faceva vita in comune. Mai uno screzio, mai un'incomprensione, il sorriso e la sua trasudante bontà erano le potenti e disarmanti armi che lui usava per rendersi epidermicamente simpatico a chi aveva la fortuna di conoscerlo. Quando, i suoi magnifici ragazzi Manuela, Francesco e Lorena sono cresciuti, avendo radicato le loro amicizie nel capoluogo, per accontentare le loro sopraggiunte esigenze, decise di non venire più stabilmente in estate. Così negli ultimi tempi ci s'incontrava più di rado. Di concerto con comuni amici, di tanto in tanto, si organizzavano serate canore con relative "cenette" e si trascorrevano momenti spensierati che si rivelavano un toccasana per tutti noi e che servivano a ricaricare le batterie per affrontare la monotonia della routine quotidiana. Aveva la passione per la musica, amava cantare, oltre che suonare, ed era stato una delle colonne portanti del complesso locale dei Dioscuri, band che per anni, calcò degnamente le scene provinciali. Indimenticabile la sua interpretrazione di Francesca, una canzone scritta da un'altro amico che ci ha lasciato, Michele Ajello, che fu incisa su disco e scalò le classifiche dell'Hit Parade nazionale. Pur brillando per la sua calda ed appassionata voce, lui tuttavia, scelse, come attività primaria, quella di biologo e la esercitava egregiamente presso il servizio di Analisi cliniche dell'Ospedale Sant'Antonio Abate di Trapani. Dire semplicemente che era una persona speciale è, oltremodo, riduttivo. Viveva in armonia col creato e irradiava una serenità serafica che trasmetteva e contagiava tutti quelli che gli stavano vicino. La sua disponibilità per il prossimo era proverbiale, non si tirava mai indietro quando c'era d'aiutare un amico. Non ricordo di averlo visto mai adirato fuori misura. Amava la moglie Gabriella e i figli più della sua vita. Solo negli ultimi tempi, quando ha percepito che la lotta contro l'avverso destino era impari, ha perduto la sua consueta serenità e con molta dignità ma, senza rassegnazione, ha ammainato la bandiera, subendo il triste verdetto che la vita impietosamente gli ha riservato.

Ultimi frammenti di vita assieme
Trapani, Pizzeria Calvino

...in attesa dell'arrivo...

... dell'ultima pizza, la regina della serata

17 febbraio 2009

Attilio Sicurella (1947 - 2011)

Scompare, assassinato in modo vile, una delle persone più miti e più buone che io abbia mai conosciuto. Una violenza bestiale compiuta da un energumeno che lascia allibiti. Una fine triste e assurda, indegna di un paese civile come il nostro. Attilio aveva ereditato dal padre e dallo zio una solida posizione economica e un cospicuo portafoglio assicurativo. Ha vissuto, buona parte della sua vita, dedicandosi anima e corpo a questo lavoro che svolgeva con amore, passione e grande professionalità. Le alterne vicissitudini che, talvolta, la vita c'impone, hanno proiettato l'attività dell'agenzia, condivisa nella gestione manageriale con il fratello Marcello, verso un misterioso e triste tramonto, sino all'epilogo di un disastroso fallimento. Da quel momento è iniziata la sua Odissea e il suo verticale declino pubblico. Negli ultimi anni, da subagente per diverse Compagnie, viveva di "briciole assicurative" che gli amici e i conoscenti gli concedevano. Sbarcava a malapena il lunario ed era ridotto l'ombra di se stesso, dimagrito, trasandato e intristito. Aveva perso la sua verve ironica e il suo dolce sorriso e quasi evitava lo sguardo di chi incontrava perché era parecchio imbarazzato per il suo attuale stato. Io voglio ricordarlo come quel ragazzo bravo e adorabile che ho conosciuto in gioventù, amante della satira (era anche un bravissimo disegnatore) e del divertimento, sempre pronto al dialogo, allegro e sorridente. Lascia sconsolata la moglie Rosa e i suoi due figli Peppe e Giulio (che ha erediato la sua capacità grafica). E' stato, anche, mio paziente per quasi quarant'anni e ogni volta che entrava nel mio studio era una esplosione di gioia, un felliniano amarcord. Nessun "errore" terreno può giustificare un atto così meschino e infame, compiuto, sicuramente, da un essere "umano" abietto e scellerato. Addio amico mio caro, sfortunato nella vita e nella morte, sono sicuro conoscendoti a fondo che, nella tua infinita bontà, se potessi, perdoneresti il tuo vile aggressore.

Non ho foto recenti. Qui, con il cappottino, è assieme a Vito Di Giorgi

15 febbraio 2009

Vito Macadino 1956-2012

Tragedia della follia stanotte (04 marzo 2012) a Brescia dove ben quattro persone sono state uccise. A commettere la strage è stato un camionista di 34 anni originario di Modugno, Mario Albanese, spinto dalla gelosia nei confronti dell’ex moglie, che è una delle vittime. La donna gli aveva dato tre figli, che hanno assistito alla strage. Le Vittime: si chiamava Francesca Alleruzzo, 45enne maestra in una scuola elementare di San Polo, un quartiere di Brescia, l’ex moglie di Mario Albanese freddata a colpi di pistola dal 34enne mentre si trovava in un’auto fuori dalla casa di via Raffaello. Insieme a lei un amico, Vito Macadino, 56 anni. A essere uccisi nella notte anche la figlia della donna, Chiara Matalone, e il suo fidanzato, Domenico Tortorici, entrambi 19enni, arrivati dalla Calabria e a Brescia solo di passaggio per trovare la madre di lei.

Pochi mesi fa Vito Macadino aveva detto a proposito della triste fine di...
E' indescrivibile la pena che provo e nello stesso tempo la rabbia. Attilio era una persona buona come poche che mai avrebbe fatto male a nessuno, un acidduzzu, come affettuosamente lo appellavamo. Mi piace ricordarlo con una Gitan fra le labbra. Spero che adesso amico mio tu possa scorrazzare dovunque tu ti trovi con la tua Suzuki azzurra. Addio amico di tante notti passate a misurare le strade di Mazara.


Mai avrebbe l'avrebbe potuto sfiorare l'idea di poter subire la medesima violenta e triste sorte del nostro comune amico e che così presto lo avrebbe raggiunto. Sono rimasto esterrefatto da questo ulteriore folle gesto, che ci priva di cari amici. Quanta angoscia mi assale al pensiero di tanta disumanità! Caro Vito eri una persona fondamentalmente buona, con tutti i limiti che l'umana condizione c'impone, sempre disponibile all'altrui conforto, forse corroborato dalle avversità del tuo vissuto. Addio mio sfortunato amico, hai dovuto remare sempre contro un destino avverso, contro il succedersi d'eventi che sembravano preordinati, al disopra della terrena capacità di volere e potere. Spero tu possa, adesso, trovare la pace e la serenità che meriti!

13 febbraio 2009

Nico Tirone 1944/2012

Non voglio disquisire su Nico artista, lascio l'incombenza ad altri più preparati e sicuramente più competenti di me, voglio invece ricordare l'amico. Una persona cara che ho conosciuto subito dopo il suo arrivo nella nostra città. Sincero, disponibile, allegro, dotato di una sensibiltà non comune, siamo subito entrati in sintonia. E' stato collega di Angela, mia moglie, alle Scuola Media G.Grassa. Ci siamo frequentati per un lungo periodo della nostra giovinezza, la sua casa era il ritrovo per tanti amici perché lui, col suo carattere aperto e gioviale, riusciva a calamitare attorno a se, chi entrava nella sua orbita. Abbiamo condiviso un periodo indimenticabile, spensierato, vissuto con intensità, in modo appassionato e autentico. Quanti ricordi mi assalgono, quanti momenti felici e sereni travolgono la mia memoria. Quante iniziative ludiche abbiamo realizzato! Sono rimaste scolpite nella mia mente e rimangono, una parte del mio vissuto da incorniciare. A causa delle solite inevitabili e fuorvianti vicissitudini umane, ci siamo a poco a poco allontanati, non perché avessimo avuto dissapori o incomprensioni, ma perché la vita ci trascina, purtroppo, con i suoi vortici altalenanti, in situazioni familiari che, senza intenzionalità, piano piano ci isolano, anche dalle persone con cui ti trovi bene. Il tempo che passa compie il resto. Vivendo nella stessa città, ci si vedeva di tanto in tanto, ma ogni volta il nostro era gioioso amarcord, intenso e rilassante, mai banale. Ci scambiavano le ultime, sulla famiglia e sulla nostra vita professionale e ci salutavamo, con cordialità e soprattutto con sincero affetto, come se non ci fossimo mai allontanati. Ci lascia sgomenti la perdita di una persona di una educazione fuori dal comune, un uomo che pur nei momenti di “gloria” non si era mai montato la testa, che aveva mantenuto con tutti il suo meraviglioso modo umano di rapportarsi. Raramente ho visto un amore per la famiglia e in particolare per i nipotini, così intensamente vissuto e partecipato. Addio amico mio caro, con la tua prematura scomparsa si stacca un altro pezzetto del mosaico della mia vita! 


https://youtu.be/UxZsYhfj8kY

Trsmissione televisiva
Daniela Asaro (presentatrice), Enzo Marino (organizzatore), Nico (conduttore), regia di Maurizio Bono

Un buon marito, un ottimo padre ... ma soprattutto
... un grande nonno

11 febbraio 2009

Carlo Adamo (1958/2012)

Chiunque si accomiati da questo strano mondo lascia inevitabilmente un vuoto incolmabile tra gli amici e tra i propri cari. Ma ci sono persone che vanno oltre e che creano, dietro di se, una voragine. Carlo è stato uno di loro. Egli oltre ad essere una persona garbata, un professionista serio e preparato, universalmente rispettato dai suoi colleghi (cosa non facile), un personaggio di spicco di questa nostra piccola comunità, è stato una guida insostituibile per i suoi familiari ed in particolare per i suoi fratelli. Dopo la morte dei genitori era diventato l'ancora a cui tutti si aggrappavano sia per motivi professionali ma soprattutto per le inevitabili difficoltà umane che la vita propone, non tutti, infatti, sono in grado di affrontare pienamente e sino in fondo le mortali traversie. Lui era una vera guida spirituale cui rivolgersi per tutto ciò che di problematico il quotidiano proponeva, un vero pater familias. Ha lasciato quindi un vuoto che va oltre la umana perdita. Il mio rapporto con lui era di stima reciproca sia sul piano umano sia sul piano professionale. Ho avuto l'onore di essere stato il medico di famiglia prima dei suoi genitori, persone di una educazione fuori dal comune, da cui lui ha ereditato il proprio modo d'essere, e poi medico della sua famiglia e dei suoi fratelli. Per cui il legame che ci univa era remoto, intenso e profondo. Essendo due peperini, due personalità forti ogni tanto scoppiava tra noi qualche scintilla sul modo di vedere un problema, ma da persone mature si trovava subito una sana e producente mediazione. Il rispetto e la stima reciproca superava qualsiasi screzio veniale, e alla fine ci si fidava appieno l'uno dell'altro. L'immatura scomparsa poi amplifica ulteriormente il dolore di tutti per la sua dipartita. Ha lottato contro il terribile male con tutte le sue energie. Non ha mai lasciato niente d'intentato per sconfiggere il crudele nemico. Ha accettato perfino di sottoporsi a terapie sperimentali e pericolose, rischiando con coraggio su dei percorsi difficili ed esplorativi, affrontando tutta la sequela di terribili e inevitabili effetti collaterali pur di non arrendersi. Ma la lotta era impari, il nemico era molto più potente e alla fine ha dovuto soccombere, anche se con l'onore delle armi. Di lui mi rimane anche questo ulteriore attestato in suo favore di uomo vero e di condottiero indomabile, cui va tutta la nostra umana solidarietà. Lascia un inestimabile patrimonio di dignità alla moglie, ai figli e ai fratelli di cui possono andare fieri e un rimpianto infinito negli amici. Addio amico mio, rimarrai sempre nel mio cuore.

Una foto dei giorni sereni

15 gennaio 2009

Mariella Burgio (1946-2012)

La vita è, da ultimo, un collage di ricordi frutto della gratitudine e dell'amicizia
Mariella come mi piace ricordarla con una delle mie foto

Ricordi, frasi, parole che sul momento s'intendono a stento, improvvisamente brillano di senso a distanza di tempo, a sorpresa, quando la mente non è distratta, e non vaga senza meta nel pomeriggio della vita. La Generosità è una nota divina che scende dall'alto e illumina il cuore, nasce dalla capacità di saper dare più di quello che si riceve. Se il valore di un uomo potesse essere misurato in base a tale concetto, Mariella, in funzione del suo vissuto, occuperebbe legittimamente il massimo grado di questa scala di valori. Esistono persone che più di altre incarnano il senso dell'amicizia e riescono ad attraversare orizzontalmente tutti quelli che incontrano nel loro cammino. Mariella si era creato un personale e virtuale “sistema solare”, lei era al centro e tutto e tutti le ruotavano attorno. Si era conquistata a pieno titolo il ruolo di guida insostituibile per la famiglia, si era resa sostegno non indifferente per molti amici e un benevolo punto di riferimento per tanti conoscenti. Aveva ereditato dalla sua dolce mamma una fede immensa e una disponibilità d'animo infinita. La mia amicizia con lei risale allo spensierato periodo dell'adolescenza. Ho frequentato a lungo la sua famiglia prima da ragazzo e poi da giovane sposo. Non ho mai dimenticato il gran senso dell'ospitalità e il calore umano che aleggiava nella abitazione paterna, era un'atmosfera fuori dal comune che ha segnato, anche, il mio modo di concepire un'amicizia. Due personalità forti le nostre che si scontravano spesso nei lunghi periodi del nostro lungo e comune vissuto, che però ottenevano l'effetto opposto di una comune lite, infatti cementavano sempre di più la nostra amicizia, vera e sincera, e il reciproco rispetto si accresceva, troppo profondi ed intensi i nostri rapporti per poter essere scalfiti da così poco. Oggi che ho perduto il suo calore umano non ho timore di asserire che l'amicizia è difficile da trovare, ma esiste. Troppo facile essere amati per i propri pregi, il vero amico, quello che non perderai mai, è quello che ti ama per, o nonostante i tuoi difetti. La vera amicizia è come una lanterna... il vento la scuote, ma lei non si spegne mai! Se la dovessi immortalare in un quadro la dipingerei come il comandante di una grande nave da crociera, completa in ogni ordine di posti, perchè infinita era la schiera dei suoi amici, e lei sul ponte che gestisce il tutto, in un vero parco dei divertimenti galleggiante dove lei organizzava, senza lesinare nulla, per il desiderio di avere tutti intorno a se felici e contenti. Come spesso accade ai comuni mortali le alterne vicissitudini terrene negli ultimi anni ci avevano allontanato, ma anche se stavamo parecchio tempo senza vederci, non appena c'incontravamo era come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Se potesse, anche da lassù, continuerebbe ad inondarci del suo affetto, ma purtroppo il crudele gioco della vita ci ha tolto, in un modo traumatico e inaspettato, un'amicizia irripetibile. E se, come da qualche parte è stato scritto, l'amore e l'amicizia sono come l'eco, danno quanto ricevono, Mariella ha avuto e avrà sempre, in cambio, da tutti noi una enorme fiumara di stima ed affetti. Qualcuno ha detto: quelli che ami non muoiono mai! Forse! Chissà! L'unica magra consolazione che mi rimane è quella di vantarmi di essere stato un suo amico.

Dall'album dei ricordi!
Il giorno del matrimonio
Gianni Buffa, Maria Ferrara, Mariella Burgio
Altro importante personaggio nella vita di Mariella è stata la sorella della sua mamma. Per noi era la zia Maria, la zia di tutti gli amici intimi. Personaggio dal grande spessore umano che mariterebbe un capitolo a parte. Non si è sposata e ha dedicato tutta se stessa ai nipoti e ai suoi familiari. Era un muro portante di quella casa dove ha sempre vissuto. 

1976 - Teatro greco di Siracusa
Angela, Io e Mariella 

... qui il fotografo ero io

... andammo con il mitico maggiolino

1988 - Casa mia 
Il mio 32° compleanno 
(sullo sfondo un altro amico scomparso recentemente, Pino Colletti)

Due grandi amiche
L'allieva e la maestra. Lezioni di cucina a domicilio

Questa non è una foto è una poesia d'amore
... modestamente l'ho scattata io

... anche questa
Un tempo mi dilettavo di fotografia e Lei era uno dei miei soggetti preferiti


... il suo bambolotto, così era solito chiamarlo! 


L' arrivo di Ornella
... il completamento di un sogno

Questo avvenimento, come era normale aspettarselo, mutò profondamente la loro vita

Chiesa di San Calcedonio (Purgatorio)
25° anno di Matrimonio. Ricordo che Mariella volle che fossi io a leggere le Sacre scritture. Un'altra giornata da incorniciare nel nostro album
Bologna 2012
L'ultima foto che voglio inserire è quella con i suoi adorati nipoti

14 gennaio 2009

Michele Argentino 1948 - 2012

Un'altro caro amico allunga la lista di coloro che ci lasciano attoniti e sconvolti. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno e ci ha trovati impreparati ad accogliere un così drammatica e crudele evenienza. Michele non è stato una persona con la quale ho avuto grandi frequentazioni sia per motivi legati al rispettivo lavoro e sia per il fatto di vivere in città diverse. Lo conoscevo da sempre, fratello della carissima Luciana, alla quale mi lega una amicia vera, sincera e profonda. Ogni volta che incontravo in città Michele, comunque, era come se non ci fossimo mai lasciati. Eravamo legati da reciproca stima e da un affetto leale, di gran lunga superiore a tante "amicizie". Quando ci lasciavamo il pensiero era sempre per lei "anche se so che non occorre - mi diceva - ti raccomando Luciana". Io annuivo e lui abbozzava il suo solito dolce ed enigmatico sorriso. 
Voglio riportare quello che è stato il Cordoglio ufficiale del Mondo Accademico:


Grave lutto per il mondo accademico. Morto Michele Argentino
Profonda commozione ha suscitato la morte improvvisa di Michele Argentino, che lunedì scorso ha avvertito un malore mentre si trovava al Dipartimento di Architettura. Stimato nell’ambiente accademico, Argentino, 64 anni, allievo di Anna Maria Fundarò, ricopriva la cattedra “Disegno industriale” presso la facoltà di Architettura. Il rettore, il Corpo accademico, gli studenti e il personale tecnico e amministrativo dell’Università di Palermo, partecipano con profondo cordoglio al dolore dei familiari. I funerali si svolgeranno domani, 28 settembre 2012, alle ore 10 a casa Professa a Palermo. Argentino dal 1978 ha ricoperto il ruolo di Assistente Ordinario presso la Cattedra di Disegno Industriale dell’Università di Palermo. Dal 1982 è divenuto professore Associato di Progettazione Ambientale. Dal 2001 professore straordinario di Disegno Industriale e dal 2004 Professore Ordinario. Con il Corso di Progettazione Ambientale ha partecipato al concorso nazionale indetto dalla Lega Ambiente Italiana, al concorso Internazionale Pari Emballage e al concorso Alcatel Telematica, ottenendo il primo premio in tutti e tre i concorsi. E' stato Direttore dell'Istituto di Disegno Industriale e Direttore del Dipartimento di Design, della Facoltà di Architettura di Palermo. Ha diretto il master di II° livello “Design per lo Sviluppo”. È stato Presidente del Corso di Laurea in Disegno Industriale e del Corso Magistrale di Disegno Industriale per l’area mediterranea. E’ stato responsabile scientifico del “Censimento del Patrimonio Tradizionale fisso del Parco delle Madonie. Responsabile della costituzione del Dipartimento di Design ha avviato un processo di potenziamento dell’attività di ricerca dirigendo una ricerca nazionale sul Sistema Design Italia in consorzio con altre università italiane ottenendo il prestigioso XIX° premio Compasso d’oro - Settore ricerca. Ha organizzato una serie di Convegni e realizzato mostre proponendo la promozione dei temi di ricerca che ne fondano lo statuto scientifico e si è proposto per gli Enti e le Aziende che operano nel Campo della Comunicazione e del prodotto come valido interlocutore istituzionale. Gli esiti delle ricerche sono confluite in diverse pubblicazioni che raccolgono contributi derivanti sia dalle ricerche dei docenti che quelle dei dottori di ricerca. Tale programma si è anche esteso ad un ampio progetto di Formazione che prevede oltre al Corso di Laurea triennale in Disegno Industriale l’attivazione della Laurea Specialistica in Design per l’area mediterranea. Ha esteso il dibattito nell’ambito nazionale e internazionale con gli inviti del Dipartimento e del Dottorato di ricerca a personalità prestigiose nel campo del disegno industriale.



**** - ***
Philippe Daverio e Riccardo Agnello ricordano Michele Argentino, stimato professore di “Disegno industriale” alla facoltà di Architettura di Palermo

Addio Michele Argentino, professore colto e poetico

di Philippe Daverio e Riccardo  Agnello 

Profondo cordoglio e commozione per la morte improvvisa di Michele Argentino, 64 anni, stimato professore di “Disegno industriale” alla facoltà di Architettura dell'Università di Palermo. Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di un amico, Riccardo Agnello e quello di Philippe Daverio, critico d'arte e docente ordinario di "Disegno industriale" all'Università di Palermo.

Ricordo Michele studente, timido, intelligente, curioso. L'ho poi rincontrato professore, colto, gentile, ma sempre curioso. Era, Michele, un Siciliano che non riusciva a togliersi quell'aurea di isolano pigro, perso in lunghe meditazioni in riva al mare ma poi lo scoprivi diverso, quasi stacanovista, la sua strana flemma mal nascondeva travagli interiori per un futuro sempre incerto e per un presente di sogni agitati. Dolce Michele con bimbi aggrappati alle sue spalle e giovani alle sue parole. (Riccardo Agnello)

Michele Argentino, intellettuale e poetico, sognatore e progettuale, sicilianissimo nella complessa e intrigante contraddizione di questi termini. Quanti caffè abbiamo bevuto assieme, inventando scenari che ovviamente non avrebbero mai avuto alcuna opportunità di farsi concreti... Ma la speculazione mentale ha un suo valore intrinseco, in quanto è esercizio dello spirito propedeutico a scenari più degni. E in questo gioco Michele era maestro virtuoso. Il suo segreto stava nella capacità di pensare al mondo intero come ad una dimensione naturale, e di esprimere poi questo pensiero nel più stretto accento di Mazara.

Il suo cosmo non era limitato alla geografia, ma profondamente esaltato nella dimensione storica: le stratificazioni riportate attraversavano l’orizzonte della consapevolezza come frecce diagonali. Gli dobbiamo tutti segnalazioni di libri e di testi che nessuno mai avrebbe potuto immaginare lui scoprisse. Gli dobbiamo suggestioni di fantasia creativa che solo chi partecipa ad altre dimensioni del gioco della vita può stimolare. Gli dobbiamo il sorriso disincantato dell’ironia greca, l’occhio acuto del marinaio fenicio. Gli dobbiamo il calore e la franchezza dell’amicizia intelligente. (Philippe Daverio)


2008 - Una sua intervista





Un altro amico ha voluto ricordarlo così: Michele dal sorriso argentino
di  Nino Giaramidaro
Sì, Michele, Michele Argentino, dava del lei all’Analisi matematica. Non aveva cuore di aggrovigliarsi fra derivate e integrali, e il calcolo differenziale gli provocava lo stesso dolore di quello renale. Marchingegni. Estranei a una personalità affascinata dal bello, dalla semplicità del dire anche senza prudenza, a volte con tutta la perfidia che provoca l’impossibile rinunzia alla verità. Da ragazzo mancava del “lato oscuro” che un po’ tutti offuschiamo, e da grande, saltellando fra il suo lavoro di amministrazione di un Dipartimento universitario e quello di professore affascinante, non era riuscito a conquistarselo. Forse gli sarebbe servito, ma lui, Michele, come un uomo senza ombra, andava avanti, anche nelle tane dei lupi, intemerato e sorridente: di quel suo sorriso di allegria da partecipare, che “accelerava” quando si mischiava all’autoironia degli intelligenti. È difficile parlare di Michele, più grato ricordarselo: lungo la via Maqueda con un malloppo di libri Feltrinelli nel sacchetto, la sigaretta in bocca, e il suo andare fra rapido e bighellone; in salita nella via del Parlamento con la camicia di seta indossata nel negozio dell’acquisto, verso «Mommino, cuoco sopraffino, servizio a puntino, prezzi a mercatino».
Verso i suoi cinquant’anni – e i miei di più – decidemmo di frequentare mostre, conferenze, convegni e “installazioni”. Ci provammo con caparbietà. Ma non riuscivamo mai ad avvicinarci ad una sola tartina, un tramezzino di quelli lasciati. L’unico conforto allo scoramento subìto era un mezzo bicchiere di vino rosso, nel bicchiere di plastica, che, a stomaco vuoto, ci survoltava pericolosamente. Scappavamo per evitare di imbatterci in discussioni profumate di tannino.
Ci rifugiavamo al bar Spinnato per una “scorsonera” oppure un Campari soda. Noi, quasi antichi titolari delle sedie del bar Sardo – piazza Mokarta di Mazara – con don Vito che, dopo il clangore della chiusura che proveniva da Pino “Bombolone” verso le due di notte, frettoloso ci diceva: «Picciotti, mi raccumannu li seggi».
Era leggero, sì, Michele metteva a dura prova il suo “lato chiaro”: quando rompeva con una ragazza, restava suo amico, contraccambiato. Con mia meraviglia: per elaborare la separazione io ci mettevo mesi e mesi torbidi, sino a perdere di vista la ex fiamma che mi aveva scottato. Credo che lui smorfiasse “La vita è sogno” con la vita è gioco, rendendo sorridente anche Calderon de la Barca. Non ho mai avuto notizia di un suo litigio. Riusciva con una battuta affilata a disarmare chiunque. Così come disarmava se stesso.
Un suo parente sacerdote portò lui ragazzo a pranzo in un ristorante. Alla frutta scelsero le pesche, allora pregiate, si vedevano col binocolo. Il prete tentò senza prudenza di colpire di coltello il frutto, ma la pesca schizzò dal piatto e rotolò a terra. Michele si girò per seguirne l’andazzo, ma quando tornò a guardare nel suo piatto lo vide vuoto, guardò il parente e si sentì dire: «Michele, con garbo, vedi cosa succede quando si è precipitosi?». Morale di Michele: scherzo da prete. Raccontava l’episodio sorridendo e con la convinzione che fosse stato giusto che l’anziano sacerdote avesse fatto ricadere la brutta figura su di lui, che era un ragazzo.
Si affollano i ricordi, gli uni sopra gli altri, madidi di un sentimento di angoscia puntuta: la mancanza di qualcosa di personale, dei ragionamenti alla cui fine avevo sempre l’impressione di avere rubato un altro pezzettino al me stesso pigro; il piacere di pensare in direzioni molteplici senza avvertire il greve senso del tempo perduto.
Michele Argentino (foto E.Scaccio)

Provo – ho sempre provato – un senso di malessere fisico alla fine di conversazioni inutili, mi atterrisce il dialogo con proprietari del luogo comune, delle idee dominanti, con coloro che sono muniti di tutti i grimaldelli per sfondare porte aperte. Posso solo ringraziarli di farmi ricordare Michele, darmi la percezione di una sua presenza esoterica che mi dà la forza di dire basta, di allontanarmi dalle voci inutili, dalle idiozie da bar, dagli idiomi inafferrabili e senza grammatica. Un prezioso regalo fattomi da questo amico di decenni, tedoforo della parola salvata, sempre in possesso di qualche idea, sempre stimolante, faticosa, bella, pure se riguardava una scelta minima. Insieme ci arrampicavamo sulle montagne alla ricerca di testimonianze arabo-normanne, scorrazzavamo per librerie, ci infangavamo sino ai malleoli per trovare verdure e i funghi dei quali lui era pericoloso conoscitore. Sedevamo al primo banco di aule universitarie perché c’erano lezioni divertenti, come quelle di matematica del professore Miranda che risolveva i misteri delle rette e dell’infinito dicendo che «così il marchingegno ha voluto». Sin da ragazzo, Michele aveva una possibilità illimitata di amicizia: tra i pescatori di Mazara del Vallo, fra gli accademici, sino ad Ettore Sottsass, con gli studenti greci degli anni Settanta, incurante che in mezzo a loro ci fossero diversi “ascoltatori” per conto dei colonnelli. Ma la sua natura fatta di timidezza e coraggio lo avventurava in qualsiasi ambiente con qualunque persona. E credo che a chiunque lasciasse un po’ del suo stile, l’eleganza del sapere e dell’intelligenza.
Michele Argentino e Philippe Daverio

Capitavano riunioni di asciutti lavoratori silenziosi, esperti custodi della cultura materiale con le mani che si muovevano in arabeschi, mirabili torsioni e movimenti come di balletti, raffinati utilizzatori della parola, usufruttuari di delicate vite segnate, scettici melanconici, fuori di testa, partigiani al limite delle idee. Guazzabugli di età trasversale che trovavano in lui, il Michele dal sorriso argentino, un minimo comune denominatore che trasformava tutte quelle fazioni in equivalenze umane e solidali. Tante amicizie, a lui dovute, continuano in un moto perpetuo senza l’aggressione dello scopo, dell’interesse: nude e crude, belle, probabilmente indistruttibili. Così come perdura l’affetto delle tante generazioni di studenti, siciliani, italiani, americani, mediorientali ai quali il “professore” non ha insegnato soltanto a disegnare il comò.Forse, tra le millanta adagi e detti e parabole che aleggiano su di noi da voci lontane e sempre più flebili, qualche piccola verità la troviamo: «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei». Sì, insieme ci si scambia qualcosa, una corrente di particelle, gocce di se stessi che fanno zoppicare se l’amico è zoppo.
Ora, rimane l’affetto per Mariella e per i quattro figli. Tutti diversi dal padre, e tutti diversi fra di loro. Ma quando sorridono, sembra di rivedere Michele che si infila dentro un’altra briciola di futuro.
Dialoghi Mediterranei, n.12, marzo 2015

13 gennaio 2009

Mariano Foraci

L'unica foto assieme a lui quando eravamo universitari a Padova
L’amicizia è una delle esperienze più preziose che la vita ci offre, è il filo conduttore della nostra esistenza che, senza di essa, rischierebbe di essere vuota e incolore. Sull'amicizia si potrebbero consumare fiumi di parole, ne esistono vari tipi, c'è quella casuale legata ad una simpatia che emerge fortuitamente in una certa circostanza, quella intima, ovvero associata ad un rapporto continuativo nel tempo, ed esiste tutta una serie di varianti come ad esempio quella nata tra i banchi scuola. Quest'ultima è indelebile. Il tempo non riesce a cancellarla in nessun modo. E' la più fresca, la più genuina e la più solida. Non necessita di frequentazioni, basta il semplice rivedersi perchè scatti la scintilla che infiamma ed alimenta il legame sottile che lega due esseri umani. Questo è il tipo di amicizia che mi legava a Mariano. Ci siamo conosciuti nei corridoi del Liceo Gian Giacomo Adria, ci siamo ritrovati negli stessi atenei prima a Padova e poi a Palermo. Nella città patavina abbiamo condiviso per un certo periodo la stessa stanza del pensionato universitario (lui era di un anno più grande di me e quindi vi giunse prima). Quel pur breve periodo di convivenza riuscì a cementare il nostro rapporto umano. Mi ha consentito di condividere ed apprezzare le sue notevoli doti umane, la sua intelligenza vivace, la sua preparazione culturale, soprattutto la sua bontà d'animo. E' stato un valente professionista che vivendo in una piccola realtà come la nostra non ha potuto far valere tutte le sue considerevoli potenzialità, molte delle quali, purtroppo, sono rimaste inespresse. Avrebbe meritato ben altre platee per la sua realizzazione professionale. Acume, ingegno e rigore sono state le sue lineee guida nel campo dell'ingegneria, sua attività preminente, che lo rendeva un brillante punto di riferimento nel suo ambiente di lavoro, dove era molto stimato ed apprezzato. Il tutto condito da una fede, vera profonda e vissuta, che era il tratto distintivo della sua personalità. Persona di una dolcezza caratteriale che lo rendeva amabile a chi aveva la fortuna di venirne a contatto a vario titolo. Non lo ricordo mai senza il suo proverbiale sorriso sulle labbra. Abbiamo compiuto, per ovvi motivi professionali, percorsi di vita diversi. Le nostre vie non si sono mai incrociate, ma ciò non è stato sufficiente a far scemare la nostra amicizia. Bastava incontrarsi, nelle occasioni più disparate, anche per pochi minuti, perchè scattasse la molla che ci faceva entrare subito in sintonia rendendoci solidali e complici. Succedeva sovente, vederci per strada, si avvicinava gioioso e mi proponeva un argomento di discussione di varia natura, familiare, di salute, professionale, politica o ludica (gli piaceva raccontare storielle e creare un clima sereno e distensivo), e ci si lasciava come due “grandi” amici, in attesa della prossima occasione. Una persona fuori dal comune, per la quale trovare aggettivi, superlativi per quanto possono essere, risulterebbero comunque riduttivi, prestando il fianco alla retorica nella quale non voglio scadere. Una grande perdita per la famiglia, per gli amici ma anche per la Società civile, così parca di uomini onesti, altruisti, educati, capaci, disinteressati. Il suo ricordo resterà scolpito nella mia memoria tra quello delle persone più care e sarò sempre grato alla sorte che ci ha fatto conoscere.

12 gennaio 2009

Gianni Bua 1945 - 2013

Un compagno di scuola, una cara persona con la quale abbiamo condiviso poco del nostro vissuto, ma quel poco è stato sufficiente a farmelo apprezzare e stimare incondizionatamente. Quelle rare volte che ci vedevamo comunque era un piacere reciproco ed era un ping pong con i ricordi di un passato giovanile che ci aveva visti protagonisti, assieme a tanti amici e compagni comuni (Gianluigi, Nello, Claudio, Felice, Gianni, Aldo... ). Ne serbo un ricordo bello, sincero, spontaneo e indelebile.