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18 aprile 2009

Giovanni Bessarione

La seguente opera viene da me inserita in questo contesto perché indirettamente riguarda la Storia della Chiesa di Mazara del Vallo

Questo è uno dei più emblematici dipinti di Piero della Francesca e del Rinascimento italiano e venne ritrovato nel 1839 nella sagrestia del Duomo d'Urbino. La datazione della tavola, come della maggior parte delle opere di Piero della Francesca in generale, è un tema molto dibattuto e controverso dagli storici dell'arte, ed oscilla in una arco di quasi trent'anni, dal 1444 1472. La scena mostra la Flagellazione di Cristo. La composizione della scena, divisa in due parti, con tre figure in primo piano a destra, sullo sfondo di una via cittadina all'aperto, e la flagellazione vera e propria che avviene a sinistra, più distante, al di sotto di un edificio classicheggiante. Due colonne in primo piano inquadrano la scena e, soprattutto quella in posizione semicentrale, fanno da spartiacque con il mondo estreno, regolato da una diversa concezione e illuminazione.
Tanti hanno dibattuto sulla interpetrazione del quadro ma a conclusioni più sistematiche e documentate è arrivata Sivia Ronchey (2006) che, sulla base di confronti iconografici e di indagini storiche, ha identificato tutte le otto figure della Flagellazione come una trasposizione del messaggio politico di Giovanni Bessarione (il primo dei tre, con il copricapo), il delegato bizantino che aprì il Concilio di Ferrara e Firenze 1438/39 per la riunificazione delle chiese orientali e occidentali.

Giovanni Bessarione fu nominato dal re Alfonso il Magnanino vescovo di Mazara (1449/58) e il papa confermò la regia elezione. Prese possesso della Diocesi a mezzo di Sancetto di Maurella suo procuratore. Anche se non venne mai a Mazara, fu sempre presente nella Diocesi a mezzo dei suoi vicari generali (Paolo da Romano e Giovanni Burgio). Giovanni Bessarione di origine greca, ebbe una funzione importante nel tentativo di riavvicinare la Chiesa Greca a quella Latina. Nato a Trebisonda nel 1403 (morto a Ravenna nel 1472), fu un abile politico e un fervido sostenitore dell'unione delle chiese (cattolica e ortodossa). Nel 1449 fu nominato cardinale da papa Eugenio IV. Intorno alla sua biblioteca, che lasciò alla repubblica di Venezia nel 1468 e che costituì il primo nucleo della Biblioteca Marciana, riunì una accademia di dotti che fu per anni importante centro di studi teologici, filosofici e filologici. La sua auspicata "concordia filosofica" ebbe vasta eco soprattutto negli ambienti umanistici fiorentini.


Tra le varie opere ricordiamo la sua donazione alla Cattedrale di una preziosa icona votiva rappresentante la Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor, su tavola e fondo arabescato in oro: voto di ringraziamento per la vittoria cristiana sotto le mura di Belgrado contro la mezzaluna. Nel '58 il cardinale Bessarione fu trasferito alla sede arcivescovile di Pamplona.

La Trasfigurazione
(trasposizione scultorea dell'icona della trasfigurazione)
Chi entra nella nostra Basilica Cattedrale e volge lo sguardo all'altare maggiore resta immediatamente catturato dalla scena plasticamente poderosa posta nella faccia mediale della conca absidale. La scena è la riproposizione in chiave scultorea di una descrizione evangelica: Gesù dopo aver predetto ai discepoli la sua passione, tre giorni dopo conduce con sé Pietro, Giovanni e Giacomo su un monte, identificato come il monte Tabor, che significa ombelico (ombelico del mondo) e appare il punto giusto per ricevere una rilevazione da Dio, nel punto in cui cielo e terra si toccano in un convergere ombelicale. Lì, si trasfigura davanti a loro: il suo volto divenne risplendente come il sole, le sue vesti candide come la neve e abbaglianti come la luce; mentre ciò accadeva, apparvero agli occhi dei discepoli, Mosè ed Elia che conversavano con Gesù. Opera dei Gaggini. Si pensa iniziata da Antonello, architetto e scultore, fu portata a termine da Antonio (secondogenito di Antonello) e dalla sua bottega.
L'opera venne commissiona dal vescovo Giovanni Omodei (1530-42) nel 1535, che ritennne l'icona opera troppo modesta o troppo arcaica rispetto al contesto architettonico (o perché imparentato coi Gaggini). Antonello muore l'anno dopo pertanto si pensa che egli possa aver messo mano solo alla figura del Cristo trasafigurato. L'opera rimane una testimonianza del valore professionale di questa famiglia di artisti.

17 aprile 2009

Chiesa del Carmine prima del restauro, anni ottanta, oggi sede dell'Aula Consiliare


16 aprile 2009

Santa Veneranda

1984 - Interno - Cantoria

15 aprile 2009

Convento di San Michele

All'interno del convento di clausura delle Oblate Benedettine
Statua di San Michele Arcangelo

Cortile interno
San Benedetto. Ai piedi della statua c'è la "Regola"

Un recente approfondimento che ha fatto luce su la volta della chiesa di San Michele
https://mazaracult.blogspot.com/2024/06/una-nota-sulla-volta-affrscata-della.html

Le poche suore rimaste negli anni duemila. A destra i famosi "muccunetti" (biscotti tipici del convento), famosi e molto apprezzati


Aprire gli occhi. di don Orazio Placenti

La prima certezza è che l’apparato bibliografico, così meticolosamente richiesto dalle studiose e dagli studiosi di storia dell’arte, può essere fonte di una genealogia di sbagli. Bisogna aprire gli occhi.
La genealogia di errori circa la volta affrescata della Chiesa del Monastero delle Benedettine di San Michele di Mazara del Vallo ha almeno 124 anni. Pietro Safina, la fonte erronea più antica finora reperita, scrivendo La Mazara sacra”, edita nel 1900 a Palermo, Scuola Tipografica “Boccone del Povero”, circa il tema della volta scrive a p. 33: “(…) il quadro della strage degli Innocenti e l’altro del trionfo di San Michele sopra Lucifero, pitture del rinomato, famoso Artista D. Francesco Sciacca di Mazara;(…)”. Filippo Napoli, nel suo Storia della Città di Mazara, edito nel 1932, scrive, peraltro senza note al luogo, a p. 189: “(…) Affrescò anche la grande volta del tempio con un folto e ben proporzionato gruppo di figure, rappresentante il “Trionfo di San Michele su Lucifero”.” Giovan Battista Ferrigno nel suo saggio pubblicato a puntante sul Vomere di Marsala Domenica 14 settembre 1930, p. 2; Domenica 21 settembre 1930, p. 2; Domenica 28 settembre 1930, p. 2: “Questa impressione, (…) , ci ha portato alla convinzione che sono opera dello Sciacca non solo i tre quadri d’altare: “La strage degli innocenti”, La morte di S. Benedetto”, e “La Sacra Famiglia”, ma pure nella stessa chiesa: il grande affresco della volta, rappresentante “Il trionfo di S. Michele sopra Lucifero”, (...).” (21 settembre 1930). Nel loro monumentale Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, 30, Leipzig, Verlag Von E.A. Seeman, 1936, a p. 393, alla voce Sciacca Tommaso, scrivono: “Mazara del Vallo, Chiesa di San Michele, Mittelschiff, Dockenfresco; Triumph del Hg. Michael uber Satan; 1767”. In bibliografia è citato Filippo Napoli, che deve essere ritenuto la fonte dell’errore. De Felice in Arte del Trapanese - pittura e arti minori, edito da Industrie riunite Editoriali Siciliane, Palermo, 1936, a p. 105, scrive: “Nel 1766 venne a Mazara, dove affrescò la volta della Chiesa di S. Michele: Il Trionfo di S. Michele sopra Lucifero, (…) ”Alberto Rizzo Marino nel suo libro, prima pubblicato tra il 1960 e il 1961, in capitoli, su Trapani nostra, Mensile della Provincia di Trapani, e poi pubblicato in libro: A. Rizzo Marino A.Pisciotta P. Il Monastero Normanno di S. Miche Arcangelo (novecento anni di storia), Mazara, Istituto per la storia della Chiesa Mazarese, 2004, scrive a p. 79 del libro appena citato: “(…); nella grandiosa volta il Trionfo di San Michele sopra Lucifero (…)” Giuseppe Basile, nel suo saggio monografico, pubblicato nel 1968, Un pittore siciliano del Settecento: Tommaso Mario Sciacca, in Commentari Anno XIX - nuova serie Gennaio - Giugno 1968 Fascicolo I-II, pp.137- 149, parlando della cupola di San Francesco Saverio a Palermo, scrive;“(…) l’illusivo completamento del corpo dell’Idolatria In stucco colorato, che sarà ripetuto di lì a poco nella figura di Lucifero della Gloria di S. Michele, a Mazara del Vallo.” (p. 139); e pur intitolando l’affresco: “la Gloria dell’arcangelo Michele” (p. 139), identifica non correttamente la figura che fuoriesce dalla cornice: “(…) della illusiva terminazione in stucco dipinto della figura di Lucifero” (p. 142) Lorena Sferlazzo, nella tesi di Laurea, opera monografica in seguito edita dall’Accademia Selinuntina, conferma la trasmissione di quanto appreso dagli altri autori: “Vi è raffigurato il Trionfo di San Michele sopra Lucifero (…)” (p.68); e ancora, citando il saggio di Basile: “(…) colpisce la figura dinamica e contorta di Lucifero, che precipitando (…) e fuoruscendo dalla illusiva cornice in stucco dipinto (…)” (p.69) La nota cita D’Andrea, 1767; A. Rizzo Marino, 1960; Basile, 1968.

Uno sguardo attento alla figura che fuoriesce dalla cornice in stucco, finora identificata con “Lucifero”, grazie anche alla possibilità di una nitida lettura, grazie alle foto di Damiano Asaro, che qui ringrazio per aver voluto condividere il suo lavoro, mi ha permesso di giungere ad una diversa conclusione. Non si tratta di Lucifero ma dell’Eresia: la figura corrisponde alla definizione presente nell’Iconografia del Ripa, alla voce: “Una vecchia estenuata di spaventevole aspetto, getterà per la bocca fiamma affumicata, haverà i crini disordinatamente sparsi et irti, il petto scoperto, come quasi tutto il resto del corpo, le mammelle asciutte e assai pendenti, terrà con la sinistra mano un libro succhiuso, donde appariscono uscire fuora serpenti et con la destra mano mostri di spargere varie sorti.” (Ripa Edizione del 1603)

Volta della chiesa di San Michele

foto di Damiano Asaro

ERESIA

L’ERESIA: soffitto della Chiesa di San Michele a Mazara del Vallo (particolare)
Vista dal Presbiterio (capovolta)
foto di Damiano Asaro



ERESIA: Incisione dall’Iconografia del Ripa (1603)

Per completezza si dà ragione anche della seconda figura femminile, dipinta accanto all’Eresia. Si tratta dell’Idolatria, come descritta dal Ripa: Donna ciecha, con le ginocchia in terra, et dia incenso con turibolo alla statua di un Toro di bronzo. (Descrizione Ripa 1611) Nell’incisione dell’Edizione del 1766, al posto del toro vi è una statua di divinità, come nella immagine della volta della Chiesa di San Michele.

L’IDOLATRIA: soffitto della Chiesa di San Michele a Mazara del Vallo
Foto di Damiano Asaro

L’IDOLATRIA: Nell’Iconografia del Ripa dell’Edizione del 1766


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Uno dei tanti scempi che si sono perpetrati sul nostro territorio urbano è quello della confisca del terreno di proprietà del Convento di San Michele, riducendone notevolmente le dimensioni, per realizzare le scuole Elementari Maschili di Piazza Santa Veneranda. Le tre immagini che seguono sono la documentazione del misfatto.





10 aprile 2009

09 aprile 2009

Chiesa di San Gregorio Taumaturgo

In contrada Granatelli, presso il baglio dell'arciduca D. Ascensio Graffeo, poi del D. Ascensio Favata, esiste, oggi in completo stato d'abbandono, questa chiesetta fondata probabilmente nel 1700

16 marzo 2009

Palazzo Vescovile


E' un edificio del XVI secolo costruito su una parte del preesistente Palazzo Chiaramonte e che si affaccia sull'odierna Piazza della Repubblica. Il prospetto ottocentesco presenta un portale architravato, con quattro colonne doriche, al di sopra del quale è presente lo stemma della Diocesi di Mazara del Vallo 
Facciata

Interni 
La grande anticamera

La sala del trono 

La sala degli stemmi