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16 novembre 2008

Triduo Mariano

Un appuntamento importante di spiritualità di una Comunità alla visita della Madonna di Fatima Pellegrina accolta, il 13 maggio 1968, nella nostra città. Le immagini si riferiscono ad un programma organizzato dal parroco, don Antonio Bellissima, consistente in un ciclo di atti di preghiera della durata di tre giorni in onore delle Madonna. Il parroco si recava presso le abitazioni di fedeli che organizzavano con amici e conoscenti gruppi di preghiera e si celebrava, anche, la santa Messa. Famiglia e Parrocchia, due modi di declinare il concetto di 'Comunità' in cammino; due parole per esprimere la "resistenza" dei credenti di fronte alla moderna società secolarizzata: fragile, problematica, disorientata. 
Il parroco don Antonio Bellissima






In casa Gandolfo

Foto ricordo con le famiglie Lentini e Gandolfo

***  ***

L'origine della cosiddetta Madonna Pellegrina, cioè dell'uso di portare l'immagine, statua o dipinto, della Beata Vergine Maria nelle chiese o abitazioni private  di un determinato territorio, si inserisce nel rifiorire in maniera veramente ampia, del culto mariano a partire della fine del secolo XIX fino ai nostri giorni. Anche da noi questa tradizione ha un suo trascorso ed a supporto vi mostro un'altra immagine di repertorio. 
Casa Buscemi Caci


Gaspare Incandela, Antonino Buscemi e la figlia Giovanna



15 novembre 2008

Usi, costumi e tradizioni

Santu Patri di li Pirreri
Lu viaggiu a la 'pperi (molti per devozione o penitenza a scalzi) in contrada Strasatti per il Santuario di "Santu patri di li pirreri" Anni cinquanta (questa comitiva è in attesa che il custode del Santuario apra la porta).
Alagna, Enzo Di Liberti, Francesca Sardo, Enzo Cristaldi, Nedda Di Liberti, Nino Giacalone, Brigida La Bianca Giacalone, Angela Ballatore Di Liberti, Vincenzo Di Liberti, Maria Mandirà Di Liberti

1953 - La classica foto ricordo col padrino per la Prima Comunione
Ciccillo Manna (commerciante napoletano di prodotti ittici) con Giovan Battista Quinci

Foto in studio con relativa scenografia...
Caterina Manciaracina (mia cognata)

Enzo Sammartano
Foto ricordo in studio. Immancabili i calzini bianchi e la candelina

... per la Cresima, la variante con la madrina
Pietra Ingargiola (la mamma), Angela Manciaracina (mia moglie), la Madrina Santannera


1956 - Funerale di Mario Bucca
Inviatami dal mio amico Franco, essa è un caro ricordo di famiglia e gli sono grato per questo
Dal punto di iconografico è una delle più pregnanti immagini della collezione. Con tutto il rispetto dovuto al tema, essa è comunque, scenografica, penetrante, densa di tradizione, un incantevole e colorito spaccato del nostro passato. Siamo in via Vittorio Veneto, personaggi: Nino Corrao alla guida del carro funebre (carrozza a due cavalli). Don Paolo Milazzo, parroco di San Nicola, il sagrestano e le orfanelle dell'Istituto Divina Provvidenza. Dietro i figli e i parenti e gli amici in rigorosa sequenza.

In questa rara ripresa dall'alto si nota la presenza di un altro sacrestano, Giuseppe Gitto (della cattedrale, che era zoppo) e le reverende suore che accompagnavano gli orfanelli.

Due note: La targa pubblicitaria dello studio medico del dott. Ulisse Vernaccini,
e il modo di parcheggiare che, da sempre, ha contraddistinto il mazarese medio


Funerale della sig.ra Nicolina Cancemi (salemitana)
Notare che quelli che precedevano il carro funebre (a pagamento: banda, seminaristi, orfanelle) era di più di quelli che seguivano spontaneamente il feretro


Edicole

Questa particolarissima edicola votiva, della quale ho avuto notizia solo recentemente, ha più un significato pagano che cristiano. E' ubicata in un vicolo che si trova alla sinistra della Chiesa di Santa Veneranda. In antico, si tramanda, che in quel luogo si svolgevano i duelli rusticani all'ultimo sangue. I contendenti prima di iniziare il combattimento, pregavano a quella edicola. Dopo la contesa chi sopravviveva, prima di andar via, passava davanti alla croce e vi strofinava il coltello ancora intriso di sangue del malcapitato. Credo che questa pratica avesse un duplice significato: da una parte ringraziare il Padre Eterno per essere sopravvissuto e dall'altra raccomandare l'anima del defunto (come dire adesso pensaci tu, o Signore)

1975 - Edicola votiva in Piazza Porta Palermo (foto da me scattate)
Queste foto hanno una doppia valenza, documentare l'uso atavico nella nostra città di creare delle edicole votive lungo i percorsi cittadini (prevalentemente nel centro storico e che vanno scomparendo) ed evidenziare il fatto che si è consentito per tanti anni di deturpare le facciate degli edifici cittadini con gli orribili fili da parte dell'Ente erogatore dell'energia elettrica e da parte della Compagnia dei telefoni. Cosa che ancor oggi continua in modo vergognoso, senza che nessuna amministrazione prenda i dovuti provvedimenti.

Nelle case, dei marittimi (in particolare) c'era l'uso delle edicole votive private. I marinai prima di partire usavano affidarsi a Dio o ai Santi. Inoltre le mogli e i figli quando erano in attesa dei loro cari, pregavano davanti allea immagine sacra. Spesso le anziane si sedevano attorno all'edicola e recitavano il Santo Rosario. Questa usanza è andata perduta e se qualche edicola si trova nelle moderne abitazioni funge solo per arredo.

La maggior parte veniva collocata nelle scale o nei lucernari

10 novembre 2008

Cene di San Giuseppe

Festa di San Giuseppe del 19 marzo (di solito sette giorni di festeggiamenti)

Antica tradizione è quella di allestire, durante quella settimana, le cosiddette "Cene di San Giuseppe". In quei giorni Mazara è interessata da tanti estemporanei piccoli cantieri dove  vengono costruiti con strutture lignee, gli altari, riccamente decorati con arance, limoni, ramoscelli d’alloro e soprattutto con dei caratteristici pani che vengono lavorati dalle donne del luogo in modo da risultare delle vere e proprie opere d’arte.  I principali simboli rappresentati sono quelli della tradizione cristiana, come il pesce, o i simboli della pentecoste, cioè la scala, la tenaglia o i tre chiodi. Oltre a questi, di chiaro riferimento religioso, le altre forme rappresentate fanno riferimento alla natura. Il devoto che organizza la cena deve allestire un pranzo di 101 pietanze, per lo più a base di cereali, verdure, frutta, pesci e dolci in grande varietà. Dopo la celebrazione del rituale della benedizione dell'altare e dei pani, il cibo è offerto ai bambini, che rappresentano la "Sacra Famiglia", e ai visitatori che hanno assistito alla "mangiata di li santi". 
Gli Altari, incantevoli opere, costituiscono uno dei grandi tesori artigianali della Sicilia. Una delle città viciniori dove questa festa è particolarmente sentita è Salemi. Lì la tradizione esplode in tutta la sua magnificenza e in quei giorni quella cittadina viene invasa da una marea di turisti. Da noi tutto avviene in scala ridotta e i principali allestitori, oltre a qualche isolato privato, sono gl'Istituti scolastici che creano questi laboratori per interessare i ragazzi ed cercare d'evitare di perdere queste antiche e belle tradizioni popolari. 
Uno dei pani "moderni" in cui si vuole comunicare un messaggio religioso


1950 - Una foto che documenta un allestimento in casa privata
Nicolò Marrone, Angelo Cucchiara, Giovanni Safina,