26 settembre 2006

Tommaso Lipari

Conosciuto da tutti come l'Omu Cani (l'Uomo cane), perchè visse come un randagio raccogliendo e cibandosi di rifiuti.








Personaggio enigmatico, sulla cui vita molti, tra i quali Edoardo Romeo, hanno fantasticato tanto da pensare che potesse essere, addirittura, il grande fisico catanese scomparso misteriosamente, negli anni trenta, Ettore Majorana (25/03/1938). Perfino Leonardo Sciascia, grande estimatore dello scienziato catanese, venne nella nostra città per cercare indizi sulla misteriosa vicenda, ma se andò profondamente deluso per la mancanza assoluta di prove. Tommaso visse in religioso silenzio il suo dramma umano, senza mai disturbare nessuno e senza mai chiedere. Andò via da questo mondo il 09 luglio 1973, in punta di piedi per come era vissuto, lasciando un vuoto in quanti lo guardavano con affetto, lo stimavano, e ne rispettavano la difficile scelta di vita.




Di lui anche Enzo Gancitano ha detto: 
l’uomo cane della città del vento e del fiume indemoniato, dimorava nella stagione del freddo e della pioggia sotto i portici del seminario, accanto all’immagine della Madonna delle Campane e, nei mesi dell’afa e dello scirocco, ai piedi della statua di San Vito nel Piano Maggiore. Accettava la protezione dei santi, ma rifiutava il cibo dai cittadini, mossi da umanità e carità antica. “Le ho chiesto qualcosa?” obiettava in tono pacato. Ma gli stessi alimenti appoggiati ed abbandonati sul suolo erano, poi, recuperati quando nessuno poteva scorgere la sua mano allungarsi. Si nutriva degli avanzi ripudiati, non della carità non richiesta. Libero. Voleva essere svincolato anche dall’atto formale del ringraziamento. Sciolto, non prigioniero della carità altrui. Ma i fanciulli con la loro purezza di bimbi, avevano accesso in quell’armatura di protezione che era la dignità, l’orgoglio nella povertà e della libertà totale. Nella villa comunale, sembrava assorto nei suoi lontani pensieri, tuttavia osservava le verbene striscianti che mordevano il sole, con i petali, nella stagione dell’Elio raggiante, che riflettevano la luce sfavillante, come il lucore, lasciato dalla lumaca nel suo lento avanzare. E al calare della sera e dell’oscurità, non si accorgeva o non si turbava delle blatte che uscivano dalle tane umide ed affollate a pretendere il tempo del ristoro. Le sue apparizioni al fiume Mazaro, nei pressi di Miragliano o al fiume Delia, nascosto dai verdi canneti, motivavano, probabilmente, la sua purificazione corporea. L’uomo-cane, chiunque fosse stato, Tommaso Lipari o Ettore Maiorana, cicatrice sulla mano o meno, cercava solitudine, libertà nella solitudine, oblio dei pensieri, non abbastanza lontani nel tempo, non ancora sommersi nella non vita. Pace, aspirava alla pace, al silenzio dell’annullamento. Il suo segreto, il suo mistero, in tanti decenni, non ha voluto svelarlo. Perché cercarlo con ossessione ?


Edoardo Romeo

Su Tommaso Lipari è stato scritto un libro da Ignazio Bascone, ingegnere mazarese che vive a Nichelino (TO): Tommaso l'omu Cani, da cui è stato tratto il tema per un film (11 agosto 2008)

Giorgio Li Bassi (attore palermitano che impersonò Tommaso), Ignazio Bascone


Molte son state le dediche letterarie e poetiche a questo amato personaggio che ha lasciato un traccia indelebile nel nostro vissuto cittadino. Vi riporto quella di Baldo Giacalone

A ricordo di un uomo che visse la sua esistenze silente, lasciando come testamento la sua umiltà, carità e generosità: 

L’uomo che visse nel tempo.
La trapassata figura del vecchio caro barbone,
mi stuzzica la memoria
e mi viene per il cuor un gentil verso.
Né un nome aveva, né si sapeva la provenienza.
La gente lo chiamava
" Uomo solitario".

Fissa dimora aveva fatto, sotto i portici del seminario,
per casa aveva scelto la più bella piazza del borgo.
Così visse nel tempo e nello spazio
l’uomo solitario.
Ronzava per i vicoli alla ricerca di un tozzo di pane,
nulla chiedeva e nulla accettava.
Seduto, sta sulla scalinata della chiesa S. Salvatore,
e fissa lo sguardo all’orizzonte mare,
a rimembrare i ricordi del tempo passato,
il cuor si chiude nel fitto silenzio.
Visse per tanti anni sotto le stelle,
e volarono tante albe e tramonti,
con amor portava il suo fardello.
Un dì,
mi chiese davanti alla bottega una scatola di cartone,
e per la prima volta che udii la voce,
non suonò in lingua,
di certo non era della trinacria terra.
Mi disse: "Grazie".
Mi guardò e un semplice
sorriso sfiorò le sue labbra,
è il ricordo che mi porto appresso.
Lo lasciai con una barba folta
oscurata dal colore giallo della nicotina,
un cappotto logoro dal tempo,
e due bisacce piene di ricordi
e tanta voglia di scontare le sue pene.
Morì sotto i portici,
sulla sua tomba nessun nome,
nel mio cuor resterà quel semplice sorriso
di quell’uomo che visse nel tempo.


Curiosità: Un famoso bar di corso Umberto I, a causa di una contingente difficoltà a reperire monetine, realizzò per uso privato (limitato al consumo nella propria attività) una falsa moneta con l'immagine di Tommaso, traendone un buon profitto perchè molti, la conservarono e quindi non circolò per molto, ma il bar ci guadagnò



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