29 luglio 2013

Angelo Ditta

I concittadini illustri secondo la mia personale e contestabile visione non sono solo i grandi mecenati, gli imprenditori di successo, i professionisti che sono balzati all’attenzione internazionale per i loro meriti. Esistono figure che la ribalta mediatica trascura (erroneamente) ritenendo troppo modesto il loro, pur  lodevole ed  interessante lavoro, in vari campi dello scibile umano. In una piccola comunità, come la nostra, trovare un “Einstein”, è possibile, ma molto improbabile, pertanto ci accontentiamo di encomiare i nostri concittadini che con la loro passione e il loro impegno professionale hanno contribuito a far crescere questa nostra società con i loro apporti culturali. In questo contesto ho inserito uno stimato investigatore delle Scienze naturali e mio personale amico: 

Professore di scienze in pensione, Angelo Ditta, è l’unico ricercatore autorizzato a operare nella Riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi, un’oasi naturale a Mazara del Vallo, luogo di sosta per gli uccelli migratori. Nel suo palmarès di scoperte ci sono più 30 di specie nuove per la Sicilia, 8 per l’Italia e una per l’Europa. Una passione, quella per la ricerca che Ditta ha sempre coltivato, anche quando da giovane docente insegnava Scienze alle scuole medie: dapprima nel nord Italia e poi a Mazara del Vallo dove ha concluso la carriera lunga 33 anni. Quella della ricerca è stata da sempre un chiodo fisso per il biologo mazarese: «Passione che ho coltivato nel tempo libero – spiega – e poi, quando a 58 anni sono andato in pensione, a tempo pieno». Passeggiate con retino, provette e binocolo tra le sciare di Mazara del Vallo, sulla costa di Torretta Granitola, sino a spingersi anche in provincia di Agrigento. E le sorprese sono sempre arrivate. Come il ritrovamento, nel bosco Scorace di Buseto Palizzolo del “Myrmecophilus (Myrmecophilus) fuscus”, un grillo di piccole dimensioni, il secondo esemplare trovato in Italia dopo il primo rinvenuto sull’Etna da Thomas Stalling nel 2013.

                       Entomologo Ricercatore e Consulente ambientale

Nuovo tassello per l’entomologia europea grazie a un ritrovamento inedito in Italia: il coleottero Axinotarsus (Tarxinosus) implicatus, specie diffusa in Tunisia, Algeria e Marocco ma finora mai segnalata nel nostro Paese.

A individuarne tre esemplari, un maschio e due femmine, in località Deccaco a Mazara del Vallo (Trapani) è stato Angelo Ditta, biologo e docente di scienze in pensione, che con questa scoperta arricchisce ulteriormente il proprio elenco di segnalazioni di rilievo in Sicilia.
Settantquattro anni, Ditta è l’unico ricercatore autorizzato a operare nella Riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi, oasi faunistica e punto di sosta per l’avifauna migratoria. Nel suo palmarès figurano oltre trenta specie nuove per la Sicilia, otto per l’Italia e una per l’Europa.
La sua è una dedizione di lunga data: “Passione che ho coltivato nel tempo libero”, racconta, “e poi, quando a 58 anni sono andato in pensione, a tempo pieno”. Armato di retino, provette e binocolo, ha battuto le sciare di Mazara, la costa di Torretta Granitola e, spingendosi oltre, tratti della provincia di Agrigento.
Tra i rinvenimenti di spicco anche il Myrmecophilus (Myrmecophilus) fuscus, un grillo di dimensioni minute individuato nel bosco Scorace di Buseto Palizzolo: si tratta del secondo esemplare noto in Italia, dopo quello trovato sull’Etna da Thomas Stalling nel 2013. “L’esemplare che ho trovato misurava 2,8 millimetri” spiega Ditta “e questa specie di grilli mirmecofili si nutre delle prede catturate dalle formiche, motivo per cui vive nei loro formicai”.
Il biologo mazarese mantiene contatti costanti con specialisti di tutto il mondo, tra gruppi scientifici online e collaborazioni con accademici. Tra le sue segnalazioni per la Sicilia c’è anche il ragno Canariphantes zonatus, tessitore di tele tra la vegetazione bassa in zone ombreggiate: il primo esemplare italiano era stato registrato in Sardegna, mentre Ditta ha individuato tre femmine all’interno della Riserva Lago Preola e Gorghi Tondi. “Non è escluso che sia arrivato dalla Sardegna in Sicilia tramite il sistema del ballooning”, osserva, “ossia la capacità dei ragni di secernere uno o più filamenti di seta che fungono da paracadute o parapendio per percorrere lunghe distanze trasportati dal vento”.
Spicca infine un ritrovamento dal forte valore storico: la mosca Leptometopa latipes, la stessa specie scoperta per la prima volta nel 1830 all’interno del sarcofago di Federico II a Palermo. Ditta ne ha raccolto un esemplare femmina lungo le sponde del fiume Mazaro. “Considerando che l’imperatore morì a Castel Fiorentino, vicino Foggia, il 13 dicembre 1250, si desume che questa specie non è stata mai segnalata in Sicilia. Gli adulti depongono le uova su animali morti e le larve si sviluppano anche nel letame e negli escrementi umani”, spiega.
L’identificazione è stata validata da Paul L. T. Beuk del Museo di Storia Naturale di Maastricht, dove la mosca recuperata a Mazara del Vallo è oggi esposta.
Tra le sue scoperte spicca anche il ritrovamento, nel bosco Scorace di Buseto Palizzolo, di Myrmecophilus (Myrmecophilus) fuscus, un minuscolo grillo mirmecofilo: si tratta del secondo caso documentato in Italia, dopo quello individuato sull’Etna nel 2013 da Thomas Stalling. «L’esemplare che ho raccolto era lungo appena 2,8 millimetri» precisa Ditta. «Questi insetti vivono all’interno dei formicai e si nutrono delle prede catturate dalle formiche».
Dalla sua città, Ditta mantiene contatti costanti con esperti di tutto il mondo — biologi, entomologi e aracnologi — grazie ai social e ai rapporti con docenti universitari. Tra le specie segnalate per la prima volta in Sicilia figura anche il ragno Canariphantes zonatus, noto finora per il primo rinvenimento in Sardegna. Nel territorio della riserva di Lago Preola e Gorghi Tondi, Ditta ha identificato tre femmine. «È possibile che sia arrivato qui tramite ballooning» spiega, «cioè sfruttando i filamenti di seta come veri e propri paracadute che permettono ai ragni di spostarsi sospinti dal vento per lunghe distanze». Da una mosca dal risvolto storico: Leptometopa latipes. Questa specie fu menzionata per la prima volta nel 1830, dopo essere stata trovata nel sarcofago di Federico II a Palermo. Ditta ne ha individuato un esemplare femmina sulle rive del fiume Mazaro. «Poiché l’imperatore morì nel 1250 a Castel Fiorentino, in Puglia, è chiaro che la specie era sconosciuta in Sicilia» osserva. «Gli adulti depongono le uova su carcasse e le larve possono svilupparsi anche nel letame e negli escrementi umani».

Il reperto è stato analizzato e confermato da Paul L.T. Beuk. 

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