09 dicembre 2016

Prima mettà del Novecento

Piazza Mokarta - febbraio 1923 - Battesimo del Gagliardetto
Una delle tante riunioni di quel periodo





Questo è il retro della foto pubblicata sopra


Don Gaspare Morello
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto tutt’ora non colmato in questa città. I suoi insegnamenti plasmarono coloro che ebbero il privilegio di essere stati suoi allievi e ne costituirono il patrimonio morale, politico e di crescita civile Padre Morello è l’esempio di quei valori di cui la Mazara colta e civile di allora era pregna e che servirono a forgiare la personalità di tanti giovani nello studio, nelle professioni, nelle arti, nella politica. E’ stato soprattutto un grande della politica di questa terra siciliana. Non fu soltanto insigne uomo di scuola. Dirigente di spicco dell’allora Partito Popolare, fu antifascista e partigiano. Fu soprattutto educatore e guida politica per tanti giovani che in seguito sarebbero stati in prima linea nella formazione della Democrazia Cristiana. La sua statura politica, le sue tensioni morali, l’amore per la sua terra e per l’Italia, la fede nella democrazia, l’impegno indomito contro la dittatura , ci vengono dati da una approfondita lettura di una delle tante lettere che fanno parte della corrispondenza tra Padre Morello e il giovane Bernardo Mattarella, e che pubblico di seguito.
Mi auguro che essa possa costituire, soprattutto oggi, un punto di riferimento e di insegnamento per i tanti piccoli politici nostrani. (fonte: l'Arco normanno)

Lettera del sacerdote Gaspare Morello a Bernardo Mattarella

“ A quest’ora avrai letto la circolare dell’On. Aldisio inviata a tutte le sezioni: Come vedi ci stiamo mettendo a lavoro, molto, molto tardi in verità, ma pazienza, meglio che mai. La battaglia che dobbiamo affrontare è quanto mai aspra e combattiamo sapendo di cadere. Pure sarebbe somma viltà ritirarci e non dire a quanti ancora amano la libertà una nostra parola di fede e di fierezza in mezzo a tanta viltà. Noi usciremo dalla lotta diminuiti di numero nei nostri rappresentanti politici, ma avremo almeno (si spera) un gruppo parlamentare più omogeneo e resistente alle lusinghe del dittatore. E’ una triste ora la nostra: il presente è infido e nemico, lavoriamo per un domani che potrebbe anche essere prossimo se il popolo italiano si sveglierà. Domenica mattina, con il primo treno mi recherò ad Alcamo con Bologna per abboccarmi con gli amici e vedere la nostra reale situazione in quel centro. Se tu vorrai incontrarti con me, mi farai cosa grata. Desidero però che si mantenga il segreto di questa mia andata in Alcamo, perché io mi aspetto delle rappresaglie da parte di qualche avversario per togliermi la scuola.”
Mazara: 31/1/1924





Era Fascista (Ventennio 30/10/22 sino al 25/07/43)



1935 - XIII - Al Duce

Preghiera del legionario prima della battaglia


20 ottobre 1928 - Piazza Municipio
Mons. Nicolò Maria Audino, il podestà Vito Rubino, Totò Compagno


L'Opera nazionale del dopolavoro (in acronimo OND) è un'associazione istituita in Italia il 1º maggio 1925 dal regime fascista alle dirette dipendenze del capo del governo, col compito di occuparsi del tempo libero dei lavoratori. A Mazara fu inaugurata una sezione il 4 novembre 1928 A VII
Piazza San Basilio
Il corteo che si reca ad inaugurare la sezione dell'O.N.D.

Palazzo Vescovile - Piazza del Municipio - Sede del P.N.F. ... nel 1928 A VII
Mentre nelle grandi città, vennero costruiti dei palazzi ex novo ad hoc chiamate Case del Fascio o Littorie o del Littorio, nei piccoli centri, per le esigenze del partito, venivano affittati locali dislocati anche in diverse sedi. Quella della foto era la sede politica, mentre in piazza Mokarta, nei locali dove poi sorse la banca MPS, vi erano altri uffici. La caserma della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale era in dislocata contrada Lozano.

... e nel 1937

Osservate tutti i particolari di questa bella immagine, perchè è anche uno spaccato della società dell'epoca: don Saro (il gelataio, d'estate vendeva gelati, d'inverno frittelle con lo zucchero)


1931 - Gerarchi fascisti e il podestà cav. uff. Vito Rubino


27/4/1934 - Lina Genna 

Maggio 1934 - Manifestazione a Marsala 

1/7/1937 - Rivista "Italia Marinara"
Mons. Giovan Battista Quinci, Salvatore Carmicio


Chiesa di San Vito extra moenia
Antonio Sanfilippo (bagarazza), Mokata, Pino Russo, Carmicio, Totò Compagno, Zambito, Pasquale Diadema

1938 - Piazza Municipio
Ascenzio Sansone, Fratelli Carmicio, Giosuè Norrito, Totò Compagno, Milone, Pietro Milone e il figlio Giovanni, don Paolo Milazzo, Giuseppe Mauro (maestro), Salvatore Carmicio, Armando Saffiotti, Matteo Giaramidelli, Ciccio Pizzo, Girolamo Di Giorgi, Paolo Di Giovanni, Nino Grassa

Piazza del Municipio - Davanti alla sede del Fascio
Totò Compagno, Mimì Billardello, Angela La Marca Marino


Anna Dado Saffiotti, Salvatore Carmicio, Totò Compagno






Mimì Billardello


Mimì Billardello, Totò Compagno













La Pace riposa sulle nostre Forze Armate
Una delle tante scritte murali di quel periodo
Totò Compagno





Salvatore Carmicio, Totò Compagno

Commemorazione
Corteo funebre





1938 - Stazione ferroviaria
Comitato di ricevimento per l'arrivo del figlio di Vittorio Emanuele III, Umberto che venne nella nostra città per le grandi manovre (a Castelvetrano)


Banda Musicale

Atleti locali, di varie discipline, salutano il principe ereditario. Antonino Signorello


Nino Messina (3), Pasquale Villani (6), Sten Guttadauro (7), 
Enzo Ingraldo (2), Aurelio Burgio (5)


Antonino Signorello (secondo)


Aurelio Burgio (1917- 2009) - Pasquale Villani (del 1915)


Aurelio Burgio (Scherma), Nenè Signorello (Pallacanestro)

Foto ricordo
(notare il ragazzo a piedi scalzi)


Nenè Signorello


Saggio ginnico maschile

26/5/1935 - piazza Municipio



31/5/1936



In piazza Municipio


Saggio ginnico


4/12/ 19939 - Saggio femminile


Nella foto si notano: La sede del PNF nei locali della Curia, lorchestra che accompagnava il saggio, allora non avevano altri mezzi 


Saggio Maschile 1939

Gara di Sport vari - Pallacanestro 




Gara di Scherma


Piazza Regina
Una delle tante sfilate durante il ventennio


Altra sfilata in via SS. Salvatore



Gara Ciclistica - Lungomare Mazzini



Lungomare Mazzini


Bonsignore (trombone)




Piazza della Repubblica
Raduno motociclistico 





Monumento al milite ignoto anni trenta 

1937
Pasquale Villani (1915)


Peppino Abbagnato

4/12/1939 - XVII

Funzione eucaristica sul molo officia mons. Salvatore Ballo Guercio. (Il destino favorisce chi osa), per i marinai, in occasione della Festa di Santa Barbara, Patrona della Marina Militare. Il primo settembre ha inizio la seconda guerra mondiale, dopo che la Germania invade la Polonia. L'Italia proclama la propria non belligeranza, mentre Francia e Gran Bretagna si schierano contro i tedeschi. La prima costruzione che si vede nella foto, costituita da due grossi capannoni, la cui entrata era nella piazzetta antistante la scalinata che da via Pier Santi Mattarella (allora via Ponte sul Mazaro), ritengo fosse la sede della Caserma della Regia Marina Militare, mentre il muro dove si legge il motto, era quella dello spiazzale interno. Mazara era durante l'ultima guerra base militare di una Flottiglia MAS  (nella foto si notano i siluri). Ingrandendo la foto e la l'insegna bianca che si trova sulla porta d'ingresso del cortile interno ho potuto dedurre che quella era la base dei MAS 

La folla (civili e militari) che assistono alla funzione. Si notano anche i soliti motti fascisti, Ricordati d'osare sempre. Questa locuzione latina fu coniata da Gabriele D'Annunzio (Desumendola direttamente dall'acronimo MAS, il poeta intendeva rendere omaggio con tale frase allo strumento bellico denominato Motoscafo armato silurante – derivato dalla Motobarca Armata SVAN – in uso nella prima guerra mondiale e poi impiegato in maniera massiccia durante la seconda guerra mondiale. La Flottiglia nella nostra provincia era composta da 4 Squadriglie da 4 motoscafi ciascuna, di cui tre Squadriglie dislocate a Trapani ed una a Mazara, pare che agli inizi del '43 l'intera Flottiglia venne temporaneamente trasferita nella nostra città (dopo andò a Milazzo e poi a La Spezia)

Comandanti della II Flottiglia MAS furono sicuramente il capitano di Fregata MOVM Ernesto Forza a Trapani ed il tenente di vascello Vittorio Castagnino a Mazara.


 
1943 - Questa rara immagine documenta l'uscita di una unità della Regia Marina in entrata al porto canale di Mazzara. Si tratta del Moto Silurante 34 Le motosiluranti CRDA, note con la sigla del fabbricante, sono state una classe di imbarcazioni veloci usate come mezzi d'assalto dalla Regia Marina durante la seconda guerra mondiale e derivate delle schnellboote tedesche del tipo Lurssen. Velocità 32,5 nodi - Equipaggio 19.Tutte le unità vennero realizzate dalla CRDA negli stabilimenti di Monfalcone in due serie. I MAS incontravano notevoli difficoltà ad operare nel caso di mare mosso o agitato, con grave rischio anche per l'incolumità degli equipaggi. La soluzione venne trovata nel 1941, catturate sei un motosiluranti jugoslave di costruzione tedesca si capì il potenziale di esse e vennero utilizzate dalla Regia Marina e prodotte in Italia a Monfalcone dai cantieri CRDA. Venne catturata dai tedeschi a Bocche di Magra il 9/9/43 e rinominata SA 2. Affondata a La Spezia probabilmente il 19/4/45

Una foto del MS 53,  per capire meglio il tipo di natante


1940 - Quando essere fascisti era un obbligo o una necessità (o anche una scelta). L'Italia dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Il Duce comunica la decisione dal balcone di palazzo Venezia: "Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria".


1941
Questa immagine documenta come nel periodo bellico, molti magazzini di via Nicolò Tortorici (con apertura anche sul viale Garibaldi), vennero requisiti per esigenze militari. Qui dove campeggia la scritta "Viva la Marina", c'era il deposito di vettovaglie, armi e munizione per il treno armato che stazionava nei binari del lungomare .


Il treno Armato

Il Treno armato che stazionava nei pressi della stazione ferroviaria

Carro Comando
Nell'agosto del 1939 furono costituiti due Comandi Gruppo T. A. (treni armati ) al comando di due Capitani di Corvetta: uno in Liguria con sede a Genova e uno in Sicilia con sede a Palermo; ossia nelle due regioni italiane più vicine a territori francesi, da cui avrebbero potuto facilmente partire attacchi navali ed aerei. Il 15 aprile 1940, nell'imminenza dell'entrata in guerra dell'Italia, i treni assunsero l'asseto di guerra previsto dalle norme sulla mobilitazione. Concluso l'Armistizio con la Francia furono trasferiti, nell'agosto del 1940, due T. A. da 120/45 dalla Liguria in Sicilia e in Calabria, mentre un altro, con l'inizio della campagna di Grecia, venne inviato in Puglia. Nel novembre del 1941 venne deciso di sostituire i due cannoni contraerei da 76/40 mm in dotazione a ciascuno dei T.A. 152 di Taranto con mitragliere da 20 mm; gli otto pezzi resisi disponibili furono usati per armare due nuovi treni con 4 cannoni da 76 e due mitragliere da 20 ciascuno, i nuovi treni furono il T. A. 76/2/T e il T.A. 76/3/T che furono assegnati rispettivamente a Licata e a Mazara del Vallo (treno terzo tipo bis).
Il 1° luglio 1943 (alla vigilia cioè dello sbarco degli anglo-americani) in Sicilia vi erano ben 10 treni armati, così dislocati: T.A. 152/1/ T a Termini Imprese; T.A. 152/2/T a Carini; T.A. 102/1/T a Siracusa; T.A. 120/3/S e T.A. 76/1/T a Porto Empedocle; T.A. 76/2/T a Licata; T.A. 76/3/T a Mazara del Vallo; T.A. 120/4/S a Catania; T.A. 120/1/S a Sidereo, T.A. 152/3/T a Crotone. Praticamente tutti questi treni vennero persi nella campagna di Sicilia e solamente carri di vari treni furono ritraspostati sul continente, dove furono però usati come batterie fisse. Solamente i treni armati rimasti in Liguria furono usati fino all'armistizio, spostandosi continuamente su tutto il territorio; almeno un paio di essi furono in seguito usati dai tedeschi. 

*****
La mancanza di derrate alimentari nel marzo del 1944 scatenò tumulti che sfociarono negli incendi e saccheggi dei mulini delle famiglie Salvo, Amodeo, Giammarinaro. La popolazione era di 29.779 persone. Il 2 maggio del 45 finì definitivamente la guerra. Nell'immediato dopo guerra, mons. Criscuoli viene eletto primo segretario provinciale della giunta esecutiva del partito Popolare Italiano, a Trapani. Il 14 settembre del 1957, sofferente e presago della imminente fine ritorna nella sua casa natale a Vallelunga, dove muore il 17 settembre. Ha servito in cattedrale per ben 43 anni (1914/57).

Gaspare Casciolo (poi ingegnere capo del Comune), Ciccio Tumbiolo (poi notaro a Pisa), don Paolo Milazzo (cappellano militare, poi parroco) 

Villa Jolanda
Ciccio Tumbiolo, Gaspare Casciola, Pomilia


Nicolino La Grutta (terzo da sin.)


Nicolò La Grutta (al centro)

Manifestazione (forse Miragliano)


Don Pietro Foraci - Angela La Marca Marino


Dopcumenti


1928


Opera nazionale dopolavoro. Associazione istituita con r.d.l. 582/1° maggio 1925, per promuovere la costituzione e il coordinamento di istituzioni atte a elevare fisicamente e spiritualmente i lavoratori intellettuali e manuali nelle ore libere dal lavoro; unificava e assorbiva tutte le associazioni culturali e sportive sorte prima dell’affermazione del regime fascista; posta alle dirette dipendenze del capo del governo, presieduta al centro dal segretario del partito e alla periferia dai segretari federali, fu strumento di penetrazione politica fra le masse. Dopo la caduta del fascismo, mutati in parte i principi e le finalità organizzative, assunse la denominazione di Ente Nazionale Assistenza Lavoratori (ENAL), cessato nel 1979 a seguito delle previsioni del d.p.r. 616/1977.

1941 - Piazza Municipio - Lotta agli sprechi
Centro di raccolta di prodotti ferrosi da riciciare per uso industriale bellico. Anche da noi sorse un centro dove recarsi per donare. Notare le fortificazione di quel periodo del seminario, per proteggerlo dai bombardamenti o dagli attacchi nemici


Questa è l'unica targa del periodo fascista sopravvissuta alla devastazione




Note storiche tratte da “Diario 1943/44 “ Mazara durante la Seconda Guerra Mondiale di Filippo Napoli 

Luglio 1943: sin dalle prime ore del giorno 21 si sparse in città la notizia dell’imminente arrivo degli americani che da Castelvetrano muovevano verso Mazara. Un gruppo di cittadini, una quarantina in tutto, composto da antifascisti, comunisti, preti (capeggiati dal parroco della cattedrale don Giovan Battista Criscuoli) e commercianti, autoproclamatisi rappresentanti della città, si mossero andando incontro festosamente alle prime pattuglie. I pochi sodati che ancora si trovavano in città abbandonarono i loro posti lasciando al saccheggio tutto ciò che si trovava nei magazzini e nei deposti, che in meno di mezz’ora rimasero svuotati. Nel tardo pomeriggio una camionetta con un ufficiale arriva in città prende contatto con il comandante del presidio e con il podestà avv. Franco Barracco che furono invitati a recarsi con lui a Campobello per prendere contatto con le autorità militari americane. Il podestà assicurò loro che non avrebbero trovato alcuna resistenza al loro arrivo a Mazara e ricevettero assicurazione che la popolazione sarebbe stata rispettata. Uno dei due ufficiali, un maggiore, invitò il podestà a rimanere in carica e di occuparsi dell’amministrazione del Comune assicurando piena collaborazione per l’ordine pubblico delle truppe che da lì a poco sarebbero arrivate. Così dal 22 luglio la città si trova sotto il dominio straniero. La mattina del 26 la Radio annunciò che il giorno precedente Mussolini si era dimesso dalla carica di Capo del Governo e di Capo delle forze armate e che il re aveva affidato al gen. Badoglio le due cariche. Gli avvenimenti importanti di quei giorni furono il ritorno delle famiglie dalle campagne, la riapertura dei caffè dei negozi, la chiusura delle Banche e la pubblicazione di un calmiere generale per frenare gli abusi del mercato nero. Un certo riordinamento dell’ospedale civile e infine l’arrivo di un corpo di polizia di 68 uomini. Merita di essere ricordato il capitano Vincenzo Gaggiano da Napoli, comandante del treno armato, che stazionava nei pressi della Dogana, il quale abbandonato dai suoi soldati, dopo aver reso inservibili i quattro cannoni, preferì darsi alla morte piuttosto che consegnarsi al nemico. Queste brevi note servono ad introdurre le notizie delle foto che seguono


28/7/1943 - Piazza Municipio
Il muro di protezione davanti al portone è dovuto ai danneggiamenti dei bombardamenti anglo-americani. La foto mostra, da sinistra l'ex podestà Franco Barracco, il vescovo mons. Salvatore Ballo Guercio, un maggiore dell'esercito degli Stati Uniti ed un soldato della polizia militare alleata. Date le ottime referenze date ai militari dai notabili e dalla Chiesa locale gli alleati assegnarono all'ex podestà l'incarico di guidare da Commissario Unico la civica Amministrazione sino a nuove elezioni. Forse la foto ritrae proprio il momento della comunicazione di quelle decisioni importanti alla cittadinanza. 

Mons. Guercio con un capitano dell'esercito USA (che credo sia quello al balcone nella precedente foto)

Queste due foto sono tratte dal libro "La Guerra in Sicilia 1943" Storia fotografica a cura di Ezio Costanzo, Casa editrice Le Nuove Muse. In questa pubblicazione le due foto sottostanti, riguardanti la città bombardata, sono attribuite a Mazara del Vallo, ma dopo opportune valitazioni, posso asserire che trattasi, invece, della città di Marsala. Le ho pubblicato ugualmente perchè anche la nostra città subì, in modo minore, il medesimo trattamento dagli anglo-americani, ma anche per documentare l'errore commesso dall'autore e per evitare di trasmettere falsi storici. Forse pochi leggeranno queste mie righe, ma scripta manenent e spero possano essere utili a qualcuno appassionato di tali argomentazioni.
Una via Roma - Marsala  dopo i bombardamenti anglo americani





Via Roma - Marsala




3/6/1946 - Piazza Madonna del Paradiso
Il popolo del Referendum festeggia la nascita della Repubblica

1 commento:

Gaspare Paladino ha detto...

Gaspare Morello fondatore e Preside del Liceo G.G.Adria di Mazara è stato per l'establishment mazarese un uomo scomodo. Rosminiano per mentalità e cultura, estimatore di Don Sturzo aveva tutte le caratteristiche per entrare in conflitto con la pochezza della cosidetta classe dirigente mazarese fatta per la sua stragrande maggioranza di ottusi borghesi. Durante il periodo fascista era entrato in conflitto con la Chiesa collaborazionista. Con il solito sistema della delazione fu costretto ad andar via da Mazara e si trovò a Fermo da docente e poi Preside. In quella città marchegiana continuò a vagheggiare un Paese libero dalla dittatura fascista e nel '43 partecipò attivamente alla resistenza rivestendo anche incarichi di comando in seno alle organizzazioni antifasciste. Tornò a Mazara negli anni '50 come Preside di quel liceo che assieme ad un ristretto gruppo di intelletuali aveva fondato. La prima cosa che fece in quegli anni fu di istituire nella scuola i consigli di classe e un consiglio d'Istituto. Un'iniziativa allora non prevista dalla normativa e certamente rivoluzionaria. Ebbi l'onore di essere il rappresentante della mia classe ma la vita di relazione con Lui non fu facile. Non c'era spazio nel suo concetto di scuola per il "cazzeggiamento". Tutto ciò che non era direttamente legato allo studio e al profitto per Lui era una perdita di tempo. Questi furono i suoi limiti o forse i suoi pregi. L'attività sportiva o comunqule ludica era lontana dai suoi obiettivi.Non era consentito dissertare inutilmente del sesso degli Angeli. Alla prima convocazione del Consiglio d'Istituto ci assegnò compiti sussidiari, quasi di bidelli supplementari, diretti esclusivamente a curare e ordinare la bibloteca, o gli strumenti del piccolo ma utile laboratorio scentifico esistente. Ovviamente i tempi non erano maturi, e noi stessi forse non lo eravamo, per l'elaborazione di tesi di sviluppo e orientamento programmatico. L'ignavia, la scarsa voglia di studiare, la superficialità negli studi erano per lui motivo di aspri rimproveri e, a volte, di precise contestazioni. Entrai presto con Lui in conflitto per questo suo modo spiccio e poco democratico di gestire lo stesso organismo che aveva creato. Non sono stato uno studente, non solo, modello ma forse neanche appena diligente ed era naturale che la mia spregiudicatezza confligesse con il suo rigore. Notavo però che nei miei confronti c'era rabbia e stima insieme perchè pensava che se avessi dedicato più tempo allo studio forse sarei diventato migliore. Non aveva torto ma a quell'età era difficile apprezzare questi concetti. Divenne un mio grande estimatore ed amico, quando finito il Liceo frequentavo l'Università e collaboravo al giornale L'ORA la cui posizione di sinistra, nel totale appiatimento conformista del Giornale di Sicilia, Lui apprezzava molto. I miei rapporti con Lui, in quegli anni di maturazione giovanile, furono splendidi e con un poco di rimpianto pensai quanto fossero giusti certi suoi tentativi, seppur autoritari, di indurmi con maggior lena allo Studio. Un uomo corretto, un intellettuale coerente, un prete laico. un filosofo razionalmente pragmatico come Lyi non poteva non lasciare il segno nella mia generazione e così fu per me. Quando vengo a Mazara, come ho fatto per più di quarant'anni, lo vado a trovare, non più nella sua casa in campagna dove quasi cieco concluse i suoi giorni, ma nella sua finale dimora dove la lapide del loculo non è stata abbastanza grande per contenere una sua telegrafica biografia. Riposa difronte alla porta della cappella della famiglia di mia moglie dove parte delle mie ceneri troveranno un angolino, mentre il resto sarà disperso nel mare di Torretta. Lascio sempre un fiore in quell'asciutto piccolo portafiori di lamierino, è il meno che io possa fare per l'immensa gratitudine che gli devo.