11 novembre 2008

Anni Sessanta

Chiesa Madonna del Paradiso
Tipica foto ricordo dopo la Cresima, in attesa di andare a festeggiare con parenti ed amici.
Vincenzo e Francesca Petralia, Rosa Iannazzo, Vita Petralia, Enza De Santi, Pietro Delfino (commeriante di pesce al minuto), 
1966
Caterina Cascio, Giovan Battista Rustico
E' il periodo in cui cominciano a diventare di moda le foto "elaborate", "costruite", davanti a monumenti, fontane, rocce a picco sul mare, ecc.

Anni Sessanta
Caterina Cascio (notare l'acconciatura in voga dell 'epoca)

1969
Si metteva in mostra quello che ciascuno riteneva avesse un valore (anche affettivo). In questa foto il fotografo privilegia più l'oggetto che non gli sposi, che devono condividere, a pari merito, la scena con il manufatto orgoglio dell'ambiente marinaro.

Anni Sessanta - Piazza della Repubblica
Uno dei "vizi" dei Mazaresi, molto più diffuso nei tempi trascorsi, era quello di passeggiare sgranocchiando i semi di zucca (buttando le bucce regolarmente per terra e sporcando, senza alcun ritegno, le pubbliche vie).
Questa immagine è di "lu Siminsaru", Gaetano Di Stefano, lu 'zu Tano, che di mestiere faceva il fabbro. Negli ultimi anni della sua esistenza arrotondava vendendo "Calia e simenza". Era sposato con una di li caliaturi, così era soprannominata la famiglia Fratelli, abitante in via San Francesco, dedita a questa attività. In questa immagine si appresta a posizionare il suo carretto, nel suo posto preferito, cioè all'angolo sinistro della Cattedrale, prima dell'imbocco per via San Giuseppe. Quando pioveva, girava l'angolo e si riparava sotto il Tocco. Aveva conquistato la postazione del defunto siminsaru, suo predecessore 
1931
Diego Burzotta (siminzaru)

 Lu 'zu Diegu. Infatti lui vivente, lu 'zu Tano, si collocava nelle vicinanze del Bar Garden, posto meno strategico e meno reddiditizio). 

... dal produttore al consumatore!
Leonardo Pinta compra il latte fresco di capra dal pastore che girava per le vie cittadine

Lu Strattu
E' una tradizione consolidata nelle famiglie del Sud. Si prepara la salsa cuocendola per 20 miniti circa, condendola con il sale. Indi si stende supra lu "stricaturi" (tavola di legno utilizzata per tale scopo), e si espone al solo cocente, solitamente in d'Agosto, e la si fa essiccare. Si ottiene così un magnifico concentrato, lu stattu, e lo si raccoglie quando ha raggiunto la concentrazione auspicata. Alcuni lo raccolgono e lo stratificano formando "una palla" (come nella foto). All'esterno lo si unge con olio extravergine e lo si pone in un barattolo di vetro. Lo si utilizza per intensificare ed esaltare i sapori dei vari sughi di pomodoro allestiti dalle nostre cuoche. Il top, a mio avviso, è rappresentato dal sugo di maiale con aggiunta dell'estratto, per condire li "maccarruni busiati".
Paolina Marino Di Giovanni (ostetrica) e mamma premurosa

La sig.ra Ignoto 

Altra preparazione, stavolta sono i maschietti
Il maestro Baldassare (Bany) Bua, assieme ad un amico "passa" il pomodoro

... e distende la salsa supra lu stricaturi per ricavarne l'estratto


La vinnigna 
La vendemmia quando si faceva cu li carteddi di canna
Nino la Grutta poeta a spalla la cartedda 

1964 - "Aspanu" (Gaspare)
Pescivendolo ambulante, soleva abbanniare: Vivu è, vivu è"

Santa Maria di Gesù
Lavatoio comune

Anni Settanta
Non sono foto segnaletiche. Si tratta di una striscia che si usafa fare in quegli anni, alle nuove macchinette fotografiche automatiche. In questo caso due coppie d'innamorati si sono voluti immortalare. Gli amici in questione sono:
1973 - Totò Truglio, Liliana Cusimano, Diego Foraci, Francesca Modica
Quando la sposa veniva truccata e "acconciata in casa dalle amiche (evitando gli attuali enormi sprechi)
1974
Anna Sammartano, Erina Li Volsi, Angela Manciaracina

Le sarde arrostite, non sono mancate mai nelle nostre festività

Come si arrostivano le sarde, secondo una antica tradizione...
Ignazio Oretano (elettricista)


Una volta le sarde si arrostivano sul fuoco "incannadole", cioè si preparavano con le canne degli spiedini e si infilzavano le sardine. Vi posso assicurare che il sapore era diverso.


Oggi si arrostiscono in un modo più sbrigativo, ma meno "romantico"

Li pumaroru sicchi

Lombardo

La signora Maielli
... quando "li cassateddi" (dolci tradizioni con fichi) si facevano a casa

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