La ferrovia che da Trapani a Palermo per la via di Castelvetrano e Alcamo, toccava Mazara fu costruita dalla Società Lescanne - Perdoux dopo il 1878 e venne inaugurata nel 1882. Per la città fu uno snodo importante principalmente per i suoi avviati commerci vinicoli. In seguito furono aggiunti i vagoni refrigerati per il trasporti del pesce, ma la cosa durò poco in quanto le FS non fornirono servizi efficienti e i commercianti preferirono utilizzare il trasporto su gomma, che offriva migliori opportunità. Inoltre venivano agganciati al convoglio, anche, vagoni adatti per il trasporto del vino o dell’olio di oliva (un esemplare è ancora conservato nel piazzale interno delle Cantine Florio di Marsala. L’attuale edificio di piazza Alcide De Gasperi venne inaugurato il 28 ottobre1928 - anno VII, alla presenza di autorità militari civili e religiose. La benedizione della struttura fu impartita dal vescovo pro tempore l’arcivescovo Nicolò Maria Audino. Posta al km 137+66 della linea Alcamo diramazione - Castelvetrano - Trapani, tutt’ora continua ad esercitare la sua funzione anche se a “scartamento ridotto” (essendo ormai relegata al ruolo di stazione di transito per pendolari). Esisteva sino a poco tempo fa un edificio a parte staccato dal quello principale, denominato “la Piccola”. Vi operava personale che coordinava lo scambio dei vagoni e gestiva anche il supporto per il trasporto locale di altre merci tra cui lo Zibibbo di Pantelleria, uva meravigliosa che i nostri giovani non hanno avuto la fortuna di conoscere. Attraverso rotaie distese lungo il lungomare (oggi ricoperte da asfalto) dal porto canale arrivano a quella zona della stazione. L’uva proveniente dall’isola di Pantelleria grazie ai nostri pescherecci arrivava al molo Giuseppe Caito, dove i marinai scaricavano le cassette sulla banchina dove commercianti locali caricavano sui carrumatti le cassette acquistate. Altro personale delle ferrovie provvedeva al trasporto con vagoni ad hoc che venivano avviati alla Piccola in attesa di essere catalogati, etichettati ed collocati nei vagoni del convoglio per il trasporto verso le varie destinazioni. di chi ne aveva fatto formale richiesta. La motrice utilizzata per agganciare e trainare i vagoni era un ”Carrello Bodoni“ che i mazaresi avevano "adottata" e soprannominata la “Paparedda” per le sue dimensioni e per il suo caratteristico modo di procedere lungo il cammino. I binari erano due, divisi dalla presenza di un lungo marciapiede. Un binario era riservato ai treni in transito e l’altro, non di corsa, lungo 187 metri “binario morto” veniva utilizzato per lo stazionamento dei vagoni in attesa di essere aggregati al convoglio. Il binario sul lungomare, durante il periodo bellico svolse anche funzioni di difesa militare, in quanto svolgeva il compito di trasportare il "treno armato" (di cui già abbiamo trattato), per la difesa anti aerea e per contrastare gli eventuali attacchi dal mare (questo è il motivo per cui i binari sono sotto uno strato di asfalto e non sono mai stati eliminati).
Qualcuno più attempato tra i lettori ricorderà che esisteva inoltre la stazione di “Santa Nicola”. Si trattava di una mini struttura, situata in aperta campagna nel territorio comunale di Mazara, posta sulla linea Alcamo Diramazione Trapani (via Castelvetrano), oggi declassata ad anonimo posto di movimento.
Oggi la nostra desoplata stazione è gestita in telecomando dal DCO (dirigente centrale operativo) di Palermo, ed è servita dai treni regionali gestiti da Trenitalia, treni “spazzatura”, dismessi dalle officine del NORD perché obsoleti e impresentabili, ma che i manager dell'Azienda ritengono che siano “abbastanza” per i cittadini di serie C del profondo e abbandonato SUD.


Carmelo Cutaja, Antonino Fogazza

Carmelo Cutaja

Carmelo Cutaja

Anni Cinquanta









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1 commento:
Vorrei ringraziare il dott. Pino Catalano per avermi autorizzato ad utilizzare delle foto presenti nel suo blog "Mazara Forever" http://pinum.blogspot.it/, un blog che tutti dovrebbero vedere, mazaresi e non. I mazaresi dovrebbero consultarlo per capire da dove vengono e come è cambiata la nostra città (sfortunatamente penso in peggio), i non mazaresi invece dovrebbero prenderlo come esempio su come costruire un blog che, attraverso delle foto, che solo all'apparenza sono normali e familiari, ricostruisce una parte della memoria storica di una comunità, per chi c'era e ha dimenticato e per chi non c'era e vuole capire da dove viene.
Grazie ancora.
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