09 febbraio 2009

Saverio Safina

La vita è una malattia mortale, diceva qualcuno. Alla morte si cerca sempre di non pensare, talvolta, quando capita, osiamo riderci su, nel vano tentativo di esorcizzarla. Ma essa instancabile ci insegue e quando ci si para davanti, nella sua inesorabile indifferibilità, l'universo ci frana addosso. Siamo rimasti impietriti e sgomenti alla infausta notizia che un altro caro amico ci ha lasciato, sia per il fatto, di per sè eccezionale, sia per la sua sconvolgente modalità di attuazione.
Affrontare e cercare di dipanare la complessa figura di Saverio è un compito arduo, anche per chi come me lo conosceva abbastanza, tuttavia la ritengo un'incombenza inevitabile e doverosa.
Cercherò di tracciarne un breve profilo, consapevole di lasciare delle immancabili lacune. Con lui ho condiviso tanti momenti sereni e irripetibili, dalla prima infanzia sino al periodo universitario. Pur non essendo compagni di classe, ma frequentando sempre gli stessi Istituti, come si usava allora, si era un'unica realtà e cessate le lezioni si stava tutti assieme e si condividevano gli stessi spazi e gli stessi svaghi. Poi le imponderabili vicende della vita ci hanno portato a percorrere vie diverse. Lui, conseguita la laurea in Scienze Economiche e Commerciali, ha intrapreso la libera professione lontano dalla sua città natale. Trasferitosi a Roma aveva conosciuto una brava ragazza, si era innamorato e l'aveva sposata, ma la loro unione non era stata coronata dalla nascita di figli. Aveva percorso una carriera, piena di soddisfazioni, con ruoli di prestigio nella prosperosa azienda del suocero. Poi, lentamente, i rapporti con la moglie si sono deteriorati ed è avvenuta la inevitabile e definitiva separazione.
Si ritrova cinquantenne, senza famiglia, senza lavoro e con una limitata disponibilità economica. Dopo vari tentativi infruttuosi di un collocamento professionale, a livelli a lui confacenti, e dopo alcune peripezie, decide di tornare nella sua città natale, presso la sua famiglia d'origine. Avendo, nel frattempo perduto, anni prima, il papà e dopo la mamma, viveva da solo, nello stesso palazzo dove abitavano le sue due sorelle e gli zii. Purtroppo, le vicissitudini attraversate lo avevano, nel frattempo, lentamente ed inesorabilmente trasformato, era diventato una persona "diversa". Non era più quel ragazzo brillante, estroso ed illuminato che tutti conoscevamo. Si era trasformato in un uomo che si andava pian piano e inconsapevolmente spegnendo, provato sia nello spirito sia nel corpo. Soffriva, infatti, di un ribelle diabete mellito e di una lenta ma progressiva sindrome depressiva dalla quale non era più uscito. Il destino non è stato per nulla generoso con lui.
Meritava ben altro sia per le sue grandi doti umane, sia per le sue incommensurabili capacità professionali. Intelletto effervescente e lungimirante, riusciva sempre ad essere un passo avanti agli altri. Possedeva una considerevole apertura mentale e rare capacità intuitive. Forse, a volte, compiva il passo più lungo della gamba, collezionando, anche, qualche insuccesso, ma nessuno è perfetto, e spesso le colpe non erano tutte da addebitare esclusivamente alla sua persona.
Lui che aveva vissuto e realizzato grandi progetti e che aveva avuto contatti con personaggi di grande spessore umano e professionale, alla fine si è ritrovato in questa città di “nani”, dove non veniva compreso e non riceveva il meritato ascolto. I suoi preziosi suggerimenti all'Amministrazione Civica, ai Politici di turno, alle varie Associazioni pseudoculturali rimanevano quasi sempre inascoltati, spesso per la congenita incapacità dell'interlocutore di vederne le potenzialità e la valenza. A volte, triste ed amareggiato mi confidava il suo disappunto, mi chiedeva di collaborare alle "modeste" iniziative di cui ci si doveva accontentare in questo deserto culturale ed io, stupidamente, gli dicevo che per quella strada c'ero già passato... ed invece di incoraggiarlo a non desistere, gli manifestavo tutta la mia ingiustificata e datata rassegnazione. Lui intelligentemente, con modi sempre garbati, perché aveva educazione da vendere, mi mandava a quel paese, continuando diritto per la sua strada e non arrendendosi ad un ingeneroso cammino e cercando, invano, serie collaborazioni che difficilmente arrivavano. Negli ultimi tempi ci eravamo visti e sentiti poco o niente e non conoscevo il suo stato d'animo. Ma desumo che saranno stati, momenti di grande e turbata riflessione, avrà stilato un bilancio della sua travagliata esistenza. Momenti delicati e laceranti per uno come lui che, se avesse potuto, avrebbe conquistato il "mondo" da solo. Idealmente non conosceva ostacoli, nulla era difficile nella sua fertile visione delle cose e se avesse trovato adeguati e opportuni appoggi avrebbe portato a termine esaltanti realizzazioni. Pertanto, così come grande era la sua capacità d'ideazione così enorme sarà apparsa ai suoi occhi la delusione per una vita sprecata e non realizzata appieno e per il venir meno di valide prospettive. La nostra società, modesta e gretta, ha perduto un uomo che poteva darle tanto, ma non è stata in grado di capirlo e di sostenerlo quando ce n'era bisogno. Una società miope di una mediocrità esasperante. La sua autorevole figura avrebbe meritato ben altra commemorazione, da un pulpito certamente più eloquente, ma ognuno di noi ha una soglia oltre la quale non può andare, però, queste mie considerazioni, pur modeste nella dissertazione, almeno, sono sincere e dettate dalla profonda stima che io avevo di quest'uomo. Il cammino tra la vita e la morte non è un cammino omogeneo, assoluto, ma è segnato dall’esperienza del nostro vissuto, spesso cosparso da piccole gioie e da molte grandi disillusioni. Cercare di comprendere le ragioni che stanno dentro la profonda interiorità di ciascuno di noi restano spesso oscure a noi stessi, e le nostre agli altri. Le azioni hanno un senso solo se cerchiamo di coglierne i significati più reconditi. Abbiamo messo in conto la terribile angoscia vissuta nell'ultimo periodo della sua amara esistenza, ma se tentassimo di comprenderla sino in fondo, non potremmo che arrestarci di fronte alla sua scelta. Nessuno, comunque, si può ergere a giudice, nessuno ha i titoli per farlo!
Addio amico mio!

Io e Saverio in una delle tante occasioni culturali



Pino Catalano - Isabella Righetti - Natale Campisi e dietro Saverio Safina

9 commenti:

Giacomo Anselmo ha detto...

Conoscevo Saverio solo di vista, uno dei tanti volti che incontravo ai tempi "di lu passiu" in via Garibaldi. Ci siamo poi incontrati grazie alla questione Bertolino, abbiamo discusso spesso su quella vicenda. Fu lui il primo a pensare di bloccare la partenza del Satiro per Tokio, la sua idea era quella di riempire la piazza Pleblicito di auto. A lui chiesi di adoperarsi per farmi incontrare con le persone che gestiscono l'alto turismo a Mazara, affinchè appoggiassero la lotta del CSI, ci provò, non ci riuscì e se ne dispiacque moltissimo. E' stato per suo interessamento che noi di Legambiente abbiamo partecipato alla Festa degli Alberi organizzata dalla Scuola Tunisina e che una rappresentanza di quella comunità tunisina partecipasse alla nostra Festa. Grazie Saverio, ci mancherai.

Mariantonia Pacetto ha detto...

Ho già letto ieri (anzi riletto) il tuo articolo su bypass ed anche questa volta (sarò noiosa e monotona) debbo farti i complimenti. Con semplici, appropriate, essenziali parole, hai saputo tracciare l'identikit perfetto, dell'animo, della mente, del pensiero di una persona, che io non ho mai conosciuto neanche per nome, ma che ora conosco e anche bene. Sei spontaneo, genuino, sincero e soprattutto rifuggi dall'enfasi, quando esprimi il tuo apprezzamento e il tuo rimpianto per una persona amica che non c'è più. Abbracci

Grazia Lisma ha detto...

L'ho conosciuto l'estate scorsa durante il convegno "Sponde 2008"; si dedicava solertemente all'accoglienza degli ospiti, ma so che aveva contribuito anche alla realizzazione del convegno stesso. Mi capita a volte che mi colpisca di una persona un tratto, un "carattere" e me li tengo dentro per me, impressioni personali: di lui avevo subito pensato che mi sembrava una persona buona, dentro alla sua grande figura ho visto tenerezza. Poi abbiamo avuto modo di parlare di alcuni progetti che aveva in mente per Mazara... Non sapevo e non ne avevo la facoltà nè il ruolo, che avesse in sé una sofferenza tanto matura... Quando viene meno una persona si ripercorre a ritroso il tempo che ci ha interessati e accomunati, anche se per brevissimo tempo, anche se in circostanze e in modi superficiali. Ma il tempo era quello... e ci dispiace. A me in particolare dispiace di aver visto "passare", per quel che mi riguarda, un uomo, una persona educata e perbene, cosa rara.

Gino D'Andrea ha detto...

Dico solo che sono addolorato: Saverio era mio amico e mio compagno di scuola al Liceo è mi ha anche aiutato in un momento di grande bisogno.

Davide Castelli ha detto...

Mi dispiace moltissimo; Non era mio amico ma lo conoscevo fin da bambino. Le mie più sincere condoglianze a sua sorella Tuccia Safina e Consorte che sono miei amici!

Tarek Abassi ha detto...

Mi chiamo Tarek Abassi sono tunisino e conoscevo il dottor Saverio da nove anni. Navigando su internet ho avuto una strana voglia di digitare il suo nome e ho scoperto attraverso il suo articolo la morte di Safina. Sono molto triste e non trovo le parole per esprimere quello che provo in questo momento. Le mie condoglianze. L'ultima volta che l'ho rivisto è stato per il mio matrimonio, ha fatto il viaggio dalla Sicilia in Tunisia per assistere all'avvenimento. Mi aveva sempre detto che mi considerava come il figlio che non ha mai avuto. Non dimentichero' mai il suo comportamento durante la festa, mi aveva scattato più di 300 foto. La prego sig PINO di darmi i numeri di telefono delle sue sorelle.
Sinceri saluti

Fernando Villanelli ha detto...

Anche io, come Tarek Abassi, ho avuto voglia di cercare notizie del dr Safina, dopo esserci persi di vista da tanti anni. Sono rimasto letteralmente sconcertato da questa notizia, che peraltro apprendo solo ora (settembre 2010. Devo tutta la mia vita lavorativa (e non) a quest'uomo: l'ho conosciuto nel 1984 ed è grazie a lui che ho comunciato il mio percorso professionale, a 21 anni! Egli lesse una mia inserzione di ricerca lavoro ed ebbe fiducia in me, malgrado io non avessi alcuna esperienza. Mi aiutò strenuamente ad inserirmi nell'azienda dell'allora suo suocero ed eccomi qua, a 47 anni, a piangere la scomparsa di una persona che aveva tante iniziative e una grande fiducia nel prossimo. Probabilmente era troppo avanti nelle sue intuizioni, quindi spesso non trovata il consenso e il seguito che avrebbe meritato. Sono rammaricato per non averlo più cercato... Prego per te Saverio, spero che riposi finalmente in pace! Per la prima volta ti do del tu... ti abbraccio forte! Non posso ancora crederci... Fernando

Vincenzo ha detto...

Cercavo di ritrovarti per una mia venuta in Sicilia e scopro che non ci sei più. Saverio era mio amico indissolubile dai tempi dell'università: mi aveva passato la soluzione dell'esame di ragioneria e mi aveva permesso la prosecuzione degli studi in un momento di difficoltà. Da allora abbiamo girato l'Italia ma a questo ultimo appuntamento sono mancato. Ho pianto nel leggere dei problemi degli ultimi anni di Saverio e con rammarico penso al fatto che non mi abbia cercato per un qualsiasi aiuto: forse avrà pensato che non lo avrei fatto? Sbagliava, perchè avrei fatto qualsiasi cosa per sdebitarmi della sua amicizia fraterna. Ciao Saverio,io sono Enzo,quello della 850 blu con cui giravamo alla ricerca delle cose belle, sono quello con cui mangiavi le torte la domenica pomeriggio nel pensionato a Milano, sono quello per cui hai macinato centinaia di chilometri solo per rassicurarlo e sono sempre quello degli appuntamenti decennali ovunque ci trovassimo. Ciao Saverio che tu sia felice

Paolo Lapponi ha detto...

Apprendo solo adesso con grandissimo ritardo e altrettanto grandissimo dolore della drammatica scomparsa di Saverio. Non ho parole. L'avevo conosciuto nel 2006, mi accompagnò per giorni raccontando la storia di Mazara con quella sua particolare qualità di narratore ... Conservo un lungo filmato con protagonista proprio lui, Saverio, in parte utilizzato nella realizzazione del documentario "Sulle rotte dei Migranti" ... Successivamente lo cercai al telefono molte volte volte, rispondeva sempre meno spesso ed era strano ... troppo tardi, troppo tardi, troppo tardi, troppo tardi ... Scusami amico caro, scusami per non aver capito, amico mio ... Ovunque tu sia, ti abbraccio .. forte, forte, forte ...
Roma 21 marzo 2011