20 giugno 2009

Maria S.S. delle Giummare

Ribattezzata dal popolo Madonna dell'Alto
Ad oriente di Mazara si eleva un colle, un tempo solitario e roccioso, dove il Gran Conte Ruggero e la figlia Giuditta eressero un santuario dedicato a Santa Maria delle Giummare in memoria, narra la tradizione, della prima vittoria riportata dai Normanni sui Musulmani nel 1072, quando mossero alla conquista di Mazara. Ora la linea della originaria costruzione normanna si va perdendo sempre più, il piccolo cenobio basiliano che vi era annesso è rovinoso, e la stessa denominazione della chiesa è cambiata perché ai giorni nostri, ed è già da tempo, essa s'intitola alla Madonna dell'Alto. Non è, questa, la cronaca aggiornata di uno sfacelo, ma la descrizione che nel 1934 Filippo Napoli, in un opuscolo sul folklore mazarese, rende del monumento normanno arroccato sul colle su cui proliferavano, rigogliose, le giummare, ossia le palme nane. Nonostante il rammarico del Napoli sulla fatiscenza dell'edificio, al suo tempo la situazione era ancora abbastanza idilliaca; ora, purtroppo, nessun sentimento di "malinconica pace" pervade l'animo di chi osserva il panorama attorno al monumento o il monumento dalla trafficatissima strada statale dalla quale la chiesa normanna appare soffocata da dissonanti costruzioni.
E' scomparsa anche la grossa pietra "a destra di chi sale con una croce incisa nel mezzo, che nessuno, passando, dimentica di baciare, perchè su quella pietra, dicesi, fu fatta sostare la statua della Madonna, pregevole scultura del lombardo Giacomo Castagnola, che si venera nel santuario", come il Napoli attesta nella sua Storia della Città di Mazara.
Delle giummare, ormai, è scomparsa ogni traccia; al loro posto costruzioni abusive spuntate caoticamente, sterpaglie e detriti di diversa natura, il tutto declinante in maniera confusa verso le vie d'accesso sberciate, col coronamento di recinzione mista di filo spinato, fil di ferro arrugginito e muriccioli dall'opus rigidamente incerto.
E dire che, la chiesetta normanna, o quello che ne rimane, è una delle poche reliquie di un passato di cui Mazara dovrebbe andare fiera.

Nessun commento: