26 aprile 2008

Banda cittadina

La tradizione bandistica italiana ha goduto del favore di molti tra i nomi più famosi dell'Ottocento musicale italiano, come Giuseppe Verdi, Amilcare Ponchielli e Pietro Mascagni, autori che hanno ricoperto il ruolo di maestro di banda e hanno composto per banda.
La banda ha avuto un ruolo importante anche nella storia dell'opera, soprattutto a partire dall'Ottocento, talvolta presente sulla scena (La gazza ladra) ma più spesso impiegata come seconda orchestra dietro le quinte, con effetto di musica di scena. All'epoca di Verdi la prassi era di scrivere i passi operistici per banda su due pentagrammi, senza strumentazione. La distribuzione delle parti spettava al maestro di banda. Ma l'indiscusso merito della lenta trasformazione delle bande italiane va ad Alessandro Vassella, direttore della banda comunale di Roma dal 1885 al 1921, autore di un importantissimo testo di strumentazione e geniale innovatore dell'organico bandistico. Vi fu un tempo in cui i quasi tutti i Comuni avevano una propria banda musicale. Veniva stabilito un badget annuale che serviva per una paga forfettaria dei musicanti (di solito dilettanti che facevano un altro lavoro per vivere). La banda, nelle comunità come la nostra, veniva utilizzata in tante occasioni, molto di più che ai giorni nostri. Si esibiva anche in concerti nelle pubbliche piazze e nelle ville comunali, dato che le occasioni, per il popolo, di ascoltare musica non erano certo come le attuali. Formazione caratterizzata esclusivamente da strumenti (aerofoni e a percussione) tali da rendere possibile l'esecuzione musicale durante la marcia. Agli strumenti aerofoni (ottavini, flauti, fagotti, clarinetti, oboi, sassofoni, trombe, tromboni) si aggiungono quelli a percussioni (tamburo militare, grancassa, piatti e triangolo). Vi furono anche tradizioni musicali di una certa importanza nella nostra città, che col tempo si sono dissolte senza lasciare traccia (come avviene di frequente nella nostra comunità)


La nostra banda, faceva le prove dei pezzi da eseguire, al Teatro Garibaldi e spesso s'esibiva in concerto, anche, sul palchetto realizzato dalla civica amministrazione nella villa Jolanda, per consentire ad un pubblico meno abbiente di ascoltare la buona musica. Non erano molti quelli che all'epoca potevano permettersi di andare a teatro per assistere ad operette o ad opere liriche. Venivano suonate le aree più famose della lirica italiana. L'ultimo maestro a dirigere su quel palco fu Michele Alaimo.

Nella parte inferiore vi era uno sportello che consentiva d'accedere in un ripostiglio dove venivano riposti, dopo il concerto, gli strumenti, molti dei quali erano di proprietà comunale. Venne rimosso alla fine degli anni Cinquanta. (La leggenda dice a seguito del reperimento di un cadavere all'interno del ripostiglio). Durante il giorno era un parco giochi per i fanciulli. Anch'io ricordo di aver fatto molte capriole sulle sbarre della ringhiera e spesso bisognava scappare perchè il guardiano della villa don Mattè, al secolo Matteo Sammartano, ci rincorreva con la sua canna di bambù per non farci salire sul palco. La struttura a mo' di cancello, visibile nella foto (o veniva rimossa dopo i concerti, o non c'era più quando io vi giocavo). 

Anni trenta - Stazione Ferrioviaria
La banda durante il ventennio fascista, in attesa dell'arrivo di un personaggio importante, che doveva presenziare al un torneo di Palla canestro

Anni Cinquanta - Gruppo di piccoli musicisti della Parrocchia Madonna del Paradiso
Adelfio Borriello, Leonardo Bono, Tobia, Vito Asaro, Ignazio Gancitano, Calogero Evola

Anni Sessanta
Pianto Romano (Calatafimi) - Centenario dell'Unità d'Italia
Michele Alaimo dirige la Banda cittadina. Al centro in prima fila il capo banda Giacalone (clarinettista)

Via San Giuseppe - Funerale
Ci fu un tempo, che chi poteva permetterselo, noleggiava l'intera banda musicale (taluni ingaggiavano solo qualche elemento) per il funerale. Facevano corredo alla cerimonia spesso anche suore, orfanelli, seminaristi. Lo svolgimento era un po "teatrale" con tanto di regia del proprietario delle pompe funebri e permettersi questi servizi era un altro modo per ostentare la propria condizione economica e il proprio status sociale. Pensate che dalla Cattedrale (come in questo caso) si andava a piedi sino al luogo di sepoltura. La banda e gli altri "ingaggiati" dopo aver attraversato le vie principali, giunti a metà del percorso in via Salemi lasciavano il corteo che proseguiva per raggiungere la meta definitiva. Solo nelle grandi occasioni pubbliche la Banda accompagnava il feretro sino in via della Pace. Era tradizione che, i musicanti deceduti, avevano diritto all'accompagnamento musicale gratuito

Si notano la Banca del Popolo e il negozio dei Fratelli Geraci
Antonino e Bartolomeo Zummo, Nicola Bonsignore (senza divisa al margine della vetrina, con la tromba)
Anni Settanta
Banda Musicale "Vincenzo Bellini"
Gaspare Stabile, Denaro, Vito Fontana, Farina, Santoro Stabile (direttore), Calogero Evola, Edoardo Di Fede, Vincenzo Bonsignore, Peppino Licari, Franco Valenti, Enzo Di Fede, Vito Pipitone, Nicola Iriente

Festino di Sa Vito 
Piazza San Michele - Uscita del Santo


verso la chiesa di San Vito a mare





Tanuzzu Rocca (portatore a spalla della Grancassa)

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