01 maggio 2008

Società Trapanese per la Storia Patria

Il 22 giugno del 1979, viene conferito al prof. Gianni Di Stefano il titolo onorifico di "Socio benemerito" della società



Vincenzo Adragna




Consegna della pergamena
Salvatore Costanza 







1980 - Premio "Selinon 80"
Wolfang Kronig







1984 - Consegna del premio "Penna d'oro" a 12 giornalisti Trapanesi
Il sindaco di Trapani Erasmo Garuccio consegna il premio a Gianni Di Stefano pubblicista dal 1947


1985 - Convegno internazionale su Virgilio, Ovidio e la Sicilia
Girolamo Di Giovanni (presidente della Provincia Regionale di Trapani)

Guido Di Stefano (figlio di Gianni)
Direttore Generale dell' Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia (prende la parola durante una cerimonia di commemorazione del padre)


Il prof. Francesco Fiordaliso, preside del Liceo G.G. Adria, consegna una targa ricordo alla sig.ra Mary Bruno Lena, consorte dell'illustre scomparso


Accademia Selinuntina

Lo scrittore prof. mons. Pietro Pisciotta, responsabile dell’archivio storico della millenaria Curia di Mazara del Vallo, già assiduo e valido collaboratore del Preside prof. Gianni di Stefano, Medaglia d’Oro del Ministero della Pubblica Istruzione per altissimi meriti culturali, si propone di riattivare l’Accademia Selinuntina, risorta a nuova vita nel 1958, grazie all’opera del suo grande e indimenticabile Amico scomparso, che con nuovi statuti e il motto “Virescit” aveva raccolto nel ricostituito Sodalizio quanti intendevano collaborare per celebrare la cultura siciliana ed il contributo della Sicilia alla civiltà mediterranea. All’antica Accademia Gianni di Stefano, storico e poeta tra i maggiori in Sicilia nel secolo scorso, aveva peraltro affiancato l’Istituto di Storia del Vallo di Mazara, perché nel campo delle scienze storiche riteneva necessario sostenere con idonee ma autonome iniziative l’azione incisiva dell’Accademia Selinuntina. Per sua iniziativa e sotto l’egida dell’Accademia venne inoltre istituito il Premio Selinon, come testimonianza di gratitudine agli uomini illustri che, pur essendo nati sotto altri cieli, avevano amato ed onorato la terra di Sicilia.L’assegnazione del premio Selinon, arrivato fino alla sua nona edizione, è documentata dalla pubblicazione di altrettanti volumi che di volta in volta hanno posto nella meritata evidenza la personalità dello studioso prescelto. Il primo ad esserne insignito fu lo storico dell’arte Wolfang Kronig per il saggio “Il castello di Baronia in Sicilia, un complesso normanno del XII secolo”. Gianni di Stefano, nel conferire a nome dell’Accademia il Premio Selinon 1980, intese manifestare gratitudine ed alta stima al famoso storico dell’arte per il notevole apporto dato agli studi. Il Selinon 1981 venne assegnato all’ellenista Bruno Lavagnini per la raccolta di saggi Atakta, pubblicata a Palermo nel 1978. Si volle in lui gratificare l’impegno assiduo, intelligente, appassionato dedicato per decenni allo studio dell’età greca e dell’età bizantina. Il Selinon 1982 fu attribuito all’archeologo Georges Vallet per essere coautore dell’opera “Le città greche di Sicilia”, pubblicata nel 1979; meritato riconoscimento al lavoro appassionato dell’uomo che aveva dedicato decenni di studi agli scavi e allo studio delle città greche della Sicilia. Così anche i successivi premi videro insigniti: lo storico Eugenio Manni (1983), il paletnologo Luigi Bernabò–Brea (1984), il fenicista Sabatino Moscati (1985), l’arabista Francesco Gabrieli (1986), l’epigrafista padre Antonio Ferrua S.J. (1987) e il latinista e grecista Ettore Paratore (1988). Gianni di Stefano riuscì ad offrire ai giganti della cultura, attraverso l’Accademia Selinuntina, una vera oasi per lo spirito e ad ognuno di essi diede lo spazio necessario per proiettare con un esteso raggio di azione valori altamente validi riguardanti la Sicilia, cuore del Mediterraneo e crocevia di popoli ricchi per cultura, tradizioni e religiosità. Il Premio Selinon, con le relative pubblicazioni, arricchì la nostra storia di testimonianze nuove ed appassionate di studiosi non siciliani che all’isola mediterranea avevano dedicato le loro energie con impegno costante ed intelligente, favorendo in Italia e nel mondo una più profonda conoscenza della Sicilia e della sua cultura.








Testimonianze


Riporto integralmente una testimonianza sull'operato di Gianni Di Stefano a suggello ulteriore della sua integrità morale e del suo alto senso del dovere, nonché, un'aggiuntiva conferma dell'alto ruolo che lui assegnava alla Scuola, educatrice e moralizzatrice.

L'idea encomiabile dell'amico Pino Catalano di aprire un sito informatico su Internet nel quale far rivivere, egregiamente, un vero mondo storico-culturale della Città, ed evocare altresì, prestigiosi cittadini mazaresi che, a quel mondo, diedero lustro ed importanza, mi ha invogliato a chiedergli ospitalità per inserire una mia testimonianza su di un episodio, a contenuto superbamente etico, verificatosi nel bel mezzo degli Esami di Stato, sostenuti da me nel lontano 1956. Un episodio, un gesto di semplice e schietta onestà intellettuale e morale, che mai avrei potuto aspettarmi come evento possibile, stanti i tempi in cui onestà, etica, imparzialità e giustizia erano semplici vocaboli che figuravano soltanto nei dizionari scolastici, ma dei quali veniva ignorata l'essenza e l'esistenza, seppure di esii la dominante ipocrisia politica ne strombazzava, come propi, i valori sipiratori e ne sganasciava, falsamente, effetti di equanimità sociale mai esistita. Giacchè Pino evoca vita, figure e memorie della nostra Città che, a un punto, assumono la peculiarità della narrativa storica di ciò che, nell'insieme dei valori essi rappresentano e della spinta psicologica a conoscerli come modelli di formazione etica-sociale, io desidero dare un mio contributo, citando questa postuma testimonianza a memoria di un nostro concittadino, illustre docente, educatore nella scuola e nel contesto sociale in cui visse, ritenendo giusto metterne in risalto la consanguineità sua personale con i canoni dell'etica semplice e lineare della vita. Un personaggio che non conoscevo sino al giorno in cui iniziavano gli esami di Stato della cui commissione fu componente per le Lettere italiane. Nel 1956 il professore Gianni Di Stefano fu commissario di lettere al mio esame di stato di Ragioneria, anno in cui io concludevo gli studi medio-superiori. Il giorno dello svolgimento dello scritto, la Commissione espletati gli adempimenti preliminari della prova, diede lettura del testo, seguita dal solito discorso della fiscalità della prova fatto dal Presidente che, chiudendo, diede il via augurando a tutti buon lavoro. Ma, inaspettata, una voce pacata ruppe il silenzio che da poco era calato su tutto e fece alzare la testa a noi esaminandi e volgere gli sguardi verso il tavolo della presidenza. Era il prof. Gianni Di Stefano che stava parlando. Chiese cortese attenzione per la sua “comunicazione”. Sul tavolo della presidenza era posata una borsa, la sua borsa. Egli l'additò e quindi testualmente disse: Signori studenti, prego, guardino questa borsa, essa è piena di raccomandazioni. Ma io do a voi la mia parola d'onore che, se fossi costretto a promuovere uno ed uno solo di questi raccomandati immeritevoli, la mia coscienza m'imporrebbe di promuovere tutti. Siccome questo è il mio costume... a tutti voi, ragazzi, buon lavoro!. Questa esternazione provocò, visibilmente lette sulle facce, tensioni in tanti colleghi della platea, già nervosa; le cui diverse ragioni si scoprirono dopo la pubblicazione dell'esito dello scritto e quindi, l'ammissione agli orali dell' Italiano, allora ancora in vita. Ricordo, nella sintesi sostanziale, il testo del tema da svolgere: Il romanzo dei Promessi Sposi non evoca soltanto episodi, fatti ed eventi storici del 600 ma vuole essere rappresentazione emblematica dei modelli di comportamento umano che vi prendono vita come protagonisti”. Ho sempre pensato che, per coloro che ritenevano di riposare con certa tranquillità sulla raccomandazione, il tema, per quanto potesse presentarsi non di facile trattazione, non avrebbe procurato loro apprensioni o timori eccessivi. Ma la fede in quella che poteva essere una speranza, e mai certezza, potè durare sino al momento in cui venne pronunciata dal professore la sua “comunicazione”. E ancora non poteva non pensarsi che, dopo quella dichiarazione fulminante, nascessero forti fibrillazioni per gli “ovattati” nella borsa; prova ne fu, infatti, la trasfigurazione di talune facce, pallide e tese, sulle quali si leggeva, a libro aperto, lo scoramento e il panico. La comunicazione del professore Di Stefano ebbe l'effetto di vera panacea rasserenante, invece, su di me; mi sollevò dalla iniziale tensione dell'esaminando e mi fu di coraggio, perchè feci subito mio il convincimento che quella spontanea dichiarazione non poteva non muovere se non da consanguineità dell'etica in naturale simbiosi con la integra linearità comportamentale. Uno stato psico-morale, quindi, del quale era giusto pensare alla assoluta inconciliabilità con la pratica delle raccomandazioni, in quanto prassi illegittima d acquisire spazi , poteri e diritti, sottraendoli ai potenziali titolari secondo giustizia. Il prof. Di Stefano, pur potendo restare chiuso nel suo riserbo, volle fare conoscere il suo stato morale al solo fine di infondere agli esaminandi, nel particolare momento in cui ve n'era bisogno, l'incoraggiamento a lavorare in piena distensione d'animo e con serenità mentale, essendo garantiti dalla certezza che questo professore di Lettere non concepiva le raccomandazioni; tutt'altro, ne dispregiava l'esistenza. Le valutazioni di merito perciò, avrebbero rispettato fedelmente il giusto profitto del componimento svolto; il professore di Lettere di quella sessione era per il merito e basta. Da qui, secondo me, anche il conclusivo auguri di buon lavoro. Nella mia vita ho seguito costantemente il criterio di “lasciare parlare le cose”, per trarne dopo l'attenta e puntuale “ passata al setaccio” della mia analisi, le conclusioni logica-razionali per le quali ho sempre assunto, ed assumo sempre, le mie prese di posizioni. Nel caso, personalmente vissuto, sono venuto a trovarmi dinanzi ad una realtà straordinaria e sorprendente, rappresentata da un uomo che, nello svolgimento dell'attività professionale a tutto campo, mostra istintiva integrità etico-morale, libero pensiero interprete della sovranità del Diritto, e quindi, della Giustizia e dell'Equità sociale. Lineare col mio criteri, posso non dire che una solida personalità, così come esistita e vissuta, non poteva non rendere il prof. Gianni Di Stefano assai diverso ed elettivamente superiore rispetto ai tanti individui che, indegnamente, razzolano nella società degli Uomini giusti, vivendo anche da parassiti.
Felice Evola

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